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Schifani, la tentazione di governare contro il passato dimenticando troppo in fretta chi ha preparato il terreno

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Ogni presidente della Regione ha il diritto di rivendicare i risultati della propria azione di governo. Meno elegante, però, è costruire il proprio racconto politico svalutando sistematicamente chi lo ha preceduto, soprattutto quando appartiene alla stessa coalizione.

Nella sua relazione all’Ars, Renato Schifani ha più volte contrapposto la Sicilia “ereditata” dal governo Musumeci a quella che oggi rivendica di aver risanato. Una narrazione che, oltre a non rendere onore ai rapporti politici all’interno del centrodestra, finisce per oscurare un dato difficilmente contestabile: molte delle condizioni che oggi consentono alla Regione di accelerare sono il frutto di un lavoro avviato nella precedente legislatura.

Il governo guidato da Nello Musumeci, con Ruggero Razza tra i suoi principali protagonisti, ha affrontato gli anni più difficili della storia recente della Sicilia, segnati dalla pandemia Covid, dall’emergenza economica e dalla necessità di rimettere ordine nei conti pubblici. Proprio in quegli anni sono stati avviati percorsi di risanamento finanziario, programmazione europea, riforme amministrative e investimenti che oggi producono effetti concreti.

Lo stesso Schifani, peraltro, riconosce che il precedente governo de “l’amico Musumeci” aveva già intrapreso un percorso di risanamento. Ma subito dopo trasforma quel riconoscimento in una critica costante, quasi a voler attribuire esclusivamente al proprio esecutivo ogni risultato raggiunto.

È una lettura che appare ingenerosa. Governare significa certamente raccogliere meriti, ma anche riconoscere quelli di chi ha preparato il terreno. Nessuna amministrazione riparte da zero, e nessun successo nasce improvvisamente il giorno dell’insediamento di un nuovo presidente.

Se oggi la Sicilia presenta indicatori economici migliori, rating finanziari più solidi e una maggiore capacità di investimento, è legittimo che Schifani rivendichi il lavoro del suo governo. Ma è altrettanto corretto ricordare che una parte significativa di questi risultati affonda le proprie radici nelle scelte compiute dal governo Musumeci.

La politica dovrebbe saper riconoscere la continuità amministrativa quando esiste. Perché i successi della Sicilia appartengono alla Sicilia, non al presidente di turno. E continuare a utilizzare il governo Musumeci come bersaglio polemico, mentre se ne raccolgono i frutti, non rende giustizia né alla verità politica né allo stile istituzionale che un presidente della Regione dovrebbe incarnare.