Connect with us

In primo piano

PORTO TORNA ALL’ARS. LA POLITICA SICILIANA RISCOPRE IL PESO DELLA GIUSTIZIA

Pubblicato

il

Il rientro del deputato etneo riapre una delle pagine più controverse della legislatura. Ma il caso Castiglione dimostra ancora una volta quanto i destini della politica e quelli della giustizia finiscano spesso per incrociarsi.


C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione ciò che sta accadendo in queste ore all’Assemblea Regionale Siciliana, uno scranno che torna a essere occupato e un altro che si svuota. È il simbolo di una legislatura che continua a essere attraversata da vicende giudiziarie capaci di modificare gli equilibri politici ben più di quanto riescano a fare le dinamiche parlamentari.

Il ritorno di Alessandro Porto all’ARS non è soltanto una questione numerica tra partiti. È il segnale di quanto la politica siciliana resti sospesa tra consenso elettorale, non sempre corretto e verifiche giudiziarie, in un equilibrio fragile che continua a produrre effetti istituzionali.

Porto aveva già vissuto un passaggio a Palazzo dei Normanni nel 2025, subentrando come deputato prima di lasciare nuovamente il seggio con il rientro del titolare liberato dagli arresti. Oggi, invece, la situazione cambia radicalmente, il suo ritorno riporterebbe al centro dell’attenzione una vicenda che va ben oltre il destino personale di un parlamentare, che ha lasciato il MPA per approdare in FdI.

Per la maggioranza e per i suoi sostenitori si tratta della dimostrazione che il consenso libero costruito negli anni continua ad avere un peso politico rilevante. L’opposizione, invece, legge questa vicenda come l’ennesima conferma di una stagione caratterizzata da profonde tensioni istituzionali e da una crescente interferenza delle vicende giudiziarie sulla rappresentanza politica, ma questo conta poco.

Al centro della questione resta la posizione di Giuseppe Castiglione (di Catania e non di Bronte). L’ex deputato regionale, possiamo chiamarlo già così, infatti è coinvolto nell’inchiesta “Mercurio” della Procura di Catania, sviluppata dai Carabinieri del ROS, nella quale viene contestata l’ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso. Secondo l’impostazione accusatoria, Castiglione e l’ex consigliere comunale di Misterbianco Matteo Marchese avrebbero stretto un accordo con esponenti della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano per ottenere sostegno elettorale in occasione delle amministrative di Misterbianco del 2021 e delle Regionali del 2022. Elezioni drogate? Se così fosse la magistratura metterebbe finalmente ordine alla giustizia umana.

Accuse gravissime, che dovranno naturalmente essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti e rispetto alle quali vale integralmente il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Sul piano processuale, però, un elemento appare già rilevante, Castiglione è stato rinviato a giudizio. Una circostanza che rende tutt’altro che semplice il percorso difensivo, anche se i suoi legali hanno già annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione entro i termini previsti per chiedere la sospensione dell’esecutività della decisione che determinerebe il ritorno di Porto.

La partita, dunque, è tutt’altro che conclusa. Anzi, potrebbe conoscere un nuovo sviluppo nelle prossime settimane qualora la Suprema Corte fosse chiamata a pronunciarsi. Fino ad allora Porto torna pienamente nell’Aula di Palazzo dei Normanni, mentre Castiglione tenta l’ultima strada giudiziaria per ribaltare una situazione che oggi appare sfavorevole.

La vicenda, tuttavia, apre anche una riflessione più ampia. Ogni volta che un seggio parlamentare cambia titolare per effetto di decisioni dei tribunali, la politica è costretta a interrogarsi sulla qualità della propria selezione della classe dirigente. Non basta attendere il giudizio definitivo dei magistrati, esiste anche una responsabilità politica, fatta di credibilità, opportunità e fiducia degli elettori.

Per questo il ritorno di Porto non rappresenta soltanto la storia di un deputato che rientra all’ARS. È l’ennesimo promemoria di quanto, in Sicilia, il confine tra cronaca giudiziaria e cronaca politica sia spesso sottilissimo. Un confine sul quale si giocheranno non soltanto i prossimi passaggi processuali, per questa ed altre vicende, ma anche la credibilità delle istituzioni regionali davanti ai cittadini. Perché le sentenze possono modificare gli equilibri dell’Aula. Ma la fiducia dei siciliani nella politica si ricostruisce soltanto con trasparenza, responsabilità e rispetto delle istituzioni.