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Ragalna, il paradosso dell’acqua: ai piedi dell’Etna, sopra un immenso serbatoio naturale, ma i rubinetti restano a secco

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Di fronte a un territorio che custodisce una delle più importanti riserve idriche naturali della Sicilia, la vera emergenza non sembra essere la mancanza d’acqua, ma l’assenza di una strategia capace di garantire un servizio all’altezza delle esigenze della comunità.

Ragalna rappresenta uno dei paradossi più evidenti della Sicilia contemporanea. Sorge sulle pendici dell’Etna, uno dei più grandi bacini naturali di accumulo delle acque meteoriche del Mediterraneo, eppure ogni estate si ritrova a fare i conti con rubinetti a secco, autobotti e cittadini costretti a convivere con continui disservizi e che per sopravvivere sono costretti a pagare le bollette all’ACOSET, ma anche le autobotti.

Non si tratta di un episodio isolato. Negli ultimi anni si sono susseguiti comunicati ufficiali, interruzioni dell’erogazione, richieste di autobotti e provvedimenti emergenziali, servizi straordinari di approvvigionamento per le fasce più fragili della popolazione, mentre Acoset ha più volte comunicato interventi, guasti e difficoltà nella distribuzione.

Attribuire tutto alla siccità sarebbe una semplificazione falsa. L’Etna continua ad alimentare un patrimonio idrico straordinario grazie alle infiltrazioni delle precipitazioni nel sottosuolo lavico. La questione centrale riguarda piuttosto la capacità di captare, accumulare, distribuire e programmare una risorsa che esiste. Quando un territorio ricco d’acqua soffre una crisi idrica ricorrente, la domanda da porsi non è soltanto quanta acqua ci sia, ma come venga gestita.

Il dato più significativo riguarda la popolazione. Ragalna conta poco meno di 4.000 residenti, ma durante la stagione estiva il paese si trasforma profondamente grazie alle seconde case, al turismo e al rientro di numerose famiglie. Secondo le stime richiamate dallo stesso Comune e dalla stampa locale, la popolazione può arrivare a diverse decine di migliaia di presenze, mettendo sotto pressione una rete idrica progettata per numeri ben inferiori. Una simile trasformazione non può essere affrontata soltanto con misure emergenziali, ma con una seria pianificazione strutturale che questa che a amministrazione sembra come parlare del pianeta Marte. Dov’è il piano?

È qui che nasce la riflessione politica. Qual è il progetto dell’amministrazione comunale per affrontare un fenomeno che si ripete ogni estate? Esiste un piano pluriennale per incrementare la disponibilità idrica? Quali interventi sono stati programmati sulla rete di distribuzione? Qual è il livello delle perdite? Quali nuove fonti saranno rese disponibili?Quali investimenti sono previsti per accompagnare la crescita stagionale del territorio?Sono interrogativi che meritano risposte pubbliche che questa amministrazione non riesce a dare per incompetenza.

Negli ultimi mesi è stato annunciato il progetto di recupero del pozzo “Savuto”, considerato una possibile soluzione per rafforzare l’approvvigionamento futuro. Si tratta di un’iniziativa importante, ma gli stessi tecnici hanno evidenziato che saranno necessari ulteriori lavori per renderlo pienamente operativo.

Governare significa prevedere L’amministrazione di un Comune non si misura soltanto nella gestione dell’ordinario e nell’organizzare festini. Si misura soprattutto nella capacità di prevedere ciò che accadrà.

Se ogni estate la popolazione aumenta in maniera significativa, non ci si può limitare a rincorrere l’emergenza quando questa si manifesta. Servono infrastrutture adeguate, investimenti, programmazione e una visione capace di accompagnare la crescita del territorio.

L’acqua rappresenta il primo servizio essenziale di una comunità. Quando manca, viene meno il presupposto stesso della qualità della vita, dell’accoglienza turistica e dello sviluppo economico.

Il vero interrogativo non è se Ragalna disponga di acqua. La domanda è se il sistema di governo locale sia oggi in grado di trasformare questa ricchezza naturale, come tante altre, in un servizio efficiente per cittadini, imprese e visitatori.

Perché un paese costruito sopra una delle più importanti riserve idriche della Sicilia non dovrebbe essere ricordato per le autobotti, ma per la capacità di valorizzare responsabilmente una risorsa che molti altri territori possono soltanto invidiare.

La politica locale, se fosse ben attrezzata, ha l’occasione di dimostrare che il futuro può essere diverso. Ma perché ciò accada serviranno obiettivi misurabili, cronoprogrammi pubblici e un confronto trasparente con la cittadinanza e la stampa. Altrimenti il rischio è che, anche la prossima estate, il dibattito torni a concentrarsi non sulle soluzioni, ma sull’ennesima emergenza. Una vergogna.