
C’è un equivoco che rischia di trasformare una provocazione politica in un endorsement. Se tutti dicono sì a Schifani, perché a dire no dovrebbe essere proprio Lombardo? C’è un momento, nella storia della navigazione, in cui anche il comandante più esperto guarda il mare e si domanda: «Ma dove stiamo andando?» In Sicilia quel momento è arrivato. E c’è un equivoco che rischia di trasformare una provocazione politica in un endorsement. E l’equivoco, questa volta, porta il nome di Raffaele Lombardo.
L’ex presidente della Regione, l’uomo che nella politica siciliana ha sempre preferito le domande alle risposte definitive, le subordinate alle frasi principali e le porte socchiuse a quelle spalancate, avrebbe improvvisamente deciso di affidarsi alla linearità? «Schifani è bravo. Ha fatto cose buone. Chi altro, dunque, se non lui?» Fine della profezia. Tutti felici. Tutti tranquilli. Lombardo avrebbe finalmente detto sì. Peccato che, letta attentamente, ed esercitando con attenta esegesi il presunto endorsement, ci racconta tutt’altra storia.
- IL RAGIONAMENTO È UN ALTRO
Proviamo a tradurla dal lombardese al politicamente corrente. Se tutti dicono che Schifani è bravo, se tutti sostengono che ha governato bene, se tutti sembrano convinti che debba essere ricandidato, perché mai proprio io dovrei essere quello che dice di no? È una domanda. Ma soprattutto è una provocazione. E il bersaglio non sembra essere Schifani. Sembra essere chi oggi sostiene la sua ricandidatura.
Perché una cosa è dire pubblicamente «Schifani deve essere ricandidato.» Un’altra è esserlo davvero, convinti fino in fondo. Ed è proprio qui che l’animale politico potrebbe aver piazzato il suo trabocchetto.
Quasi a dire: «Benissimo. Se siete tutti così convinti, spiegatemi allora perché dovrei essere io quello che si mette di traverso.» Il punto, dunque, non sarebbe la conversione di Lombardo. Sarebbe la coerenza degli altri.
Questa interpretazione evita anche di trasformare una frase in una clamorosa revisione della storia. Le critiche rivolte da Lombardo negli anni a Schifani e alla sua gestione politica non evaporano per magia. Non siamo davanti alla spettacolare conversione dell’Oracolo di Sicilia. Nessun fulmine dal cielo. Nessuna tavola della legge. Nessuna conversione sulla via di Damasco, Nessun «Ho visto la luce, Schifani è il prescelto.»
Sarebbe persino troppo semplice. La questione è molto più sottile. Le critiche di ieri possono tranquillamente convivere con il ragionamento di oggi. Il messaggio potrebbe essere, Io posso avere le mie riserve. Ma se voi, che fino a ieri avevate perplessità, oggi mi dite che Schifani è la soluzione naturale, allora spiegatemi perché dovrei essere io a fare il controcanto. Non è entusiasmo. È una trappola logica.
Poi c’è quella formula apparentemente innocente, «Tutti dicono.» Non dice «Io dico che Schifani è bravo.» Dice «Tutti dicono che Schifani è bravo». Sembra una differenza da professori di italiano. In politica può essere la differenza tra un endorsement e una provocazione. Lombardo, infatti, non mette al centro il proprio giudizio. Mette al centro quello degli altri.
E poi arriva la domanda, «Chi altro, dunque, se non lui?» Quasi a dire: Voi sostenete questo candidato. Io prendo atto. Ma allora quale sarebbe l’alternativa? La domanda sembra collaborativa. In realtà obbliga gli interlocutori a uscire dall’ambiguità.
- IL MESSAGGIO AI TRAGHETTATORI
Ed è qui che entra in scena la metafora della navigazione. Perché la politica siciliana sembra avere molti traghettatori e parecchie mappe, ma una curiosa difficoltà nel decidere quale rotta seguire. Roma guarda Palermo. Palermo guarda Roma. I partiti guardano gli alleati. Gli alleati guardano i sondaggi. Altri guardano al CSM come uno Schifani-exit.
E gli elettori, nel frattempo, guardano tutti quanti chiedendosi quando qualcuno comincerà a parlare del viaggio. Lombardo potrebbe allora aver fatto una cosa molto semplice, chiedere ai traghettatori di dichiarare la rotta. Volete Schifani? Perfetto. Ditelo chiaramente. Pensate davvero che sia la soluzione? Rivendicatelo. Avete cambiato idea rispetto alle critiche del passato? Spiegatelo. Perché il vero problema non è soltanto sapere chi starà al timone. È capire se chi sta decidendo la rotta e abbia già scelto dove portare la nave.
Ed eccoci al paradosso. Tutti sembrano dire sì. Ma quel sì, nella politica siciliana, spesso arriva accompagnato da una piccola postilla invisibile, «Sì, però vediamo.» Sì, ma Roma. Sì, ma gli alleati. Sì, ma il partito. Sì, ma la legge elettorale. Sì, ma le candidature. Sì, ma quello che succederà domani.
Un sì talmente prudente che, se lo metti in mare, rischia di non lasciare nemmeno il porto. E allora la battuta di Lombardo acquista questo significato. Non sta necessariamente dicendo «Schifani è il mio candidato.» Potrebbe invece dire, «Se Schifani è il vostro candidato, abbiate almeno il coraggio di sostenerlo senza fingere che la decisione sia già stata presa da qualcun altro.»
- L’ORACOLO HA CAMBIATO DOMANDA
Forse è questo il vero punto. Lombardo non ha necessariamente cambiato idea. Ha cambiato domanda. Non più «Schifani sì o Schifani no?» Ma: «Se voi dite tutti sì, perché mai dovrei essere io a dire no?»
La prima domanda chiede a Lombardo di schierarsi. La seconda costringe gli altri a spiegarsi. Ed è una differenza enorme. Perché quando l’Oracolo non offre una profezia, ma restituisce la domanda al mittente, il problema non è più ciò che pensa lui. È ciò che pensano davvero quelli che parlano a suo nome.
Forse, allora, l’unico vero endorsement contenuto in quella frase non è per Schifani. È per la coerenza. Se lo volete, ditelo. Se pensate che abbia governato bene, rivendicatelo. Se ritenete naturale la sua ricandidatura, sostenetela apertamente. Ma non trasformate Lombardo nell’unico ostacolo di una decisione che, a parole, sembra (ma non è detto) già condivisa da tutti. Perché a quel punto la domanda diventa inevitabile, «Ma Schifani lo volete davvero oppure state semplicemente aspettando di capire chi altro arriverà?»
E qui l’Oracolo di Sicilia potrebbe aver smesso di predire il futuro. Potrebbe aver semplicemente fotografato il presente. Con una certa malizia, certo. Ma anche con quella dose di ironia che, nella politica siciliana, a volte è l’unico modo per distinguere una certezza da una dichiarazione preventiva.
Perché alla fine il mistero non è più, chi sarà il nocchiero? Il vero mistero è chi, tra tutti quelli che oggi ipocritamente indicano la rotta, è davvero convinto di volerla percorrere?