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Politica

EXCUSATIO NON PETITA ACCUSATIO MANIFESTA

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🔥 CODA DI PAGLIA O CARBONE BAGNATO?

Lanci una riflessione generica, non si fanno nomi, non si indicano destinatari e non punti il dito contro nessuno. Eppure, puntuale come un orologio, arriva qualcuno che si sente in dovere di precisare, smentire e proclamare la propria estraneità. Ma chi ti ha chiamato? Chi ti ha accusato? E soprattutto, perché ti sei riconosciuto proprio tu?

C’è chi si costruisce da solo il banco degli imputati, ci sale spontaneamente e poi pretende pure di contestare il processo. Un’accusa mai formulata diventa una difesa non richiesta, un messaggio senza destinatario si trasforma in una questione personale.

E qui sta il paradosso, nel tentativo di dimostrare che nessuno stava parlando di lui, finisce per attirare l’attenzione di tutti. Perché, qualche volta, non sono le parole a ferire, ma il timore di ciò che gli altri potrebbero leggervi dentro.

Giustificarsi equivale a confessare? Ma se nessuno ti ha indicato e nessuno ti ha chiesto spiegazioni, perché tutta questa premura? Paura del giudizio, suscettibilità o timore che qualcuno abbia collegato i puntini? Allora sei proprio tu?

E il carbone bagnato? È il tentativo di spegnere una polemica prima ancora che divampi. Peccato che, a forza di soffiare sulle braci, si finisca talvolta per far uscire il fumo.

Morale: se un messaggio è generico e ti senti improvvisamente e autonomamente chiamato in causa, prima di chiedere se ce l’hanno con te, domandati perché ti sei assegnato quella parte.

La parola allo psicologo. Ogni reazione rivela una colpa? Ma quella che nasce senza un’accusa diretta merita almeno una domanda. Nessun nome. Nessuna accusa. Eppure qualcuno ha risposto. A volte, il destinatario più solerte è proprio lui, quello che riassumeremmo in EXCUSATIO NON PETITA ACCUSATIO MANIFESTA. “Ora arricugghiti a canigghia o ventu”.