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REGIONE SICILIANA: CRACOLICI, LA SENTENZA POLITICA: «PRESIDENTE, LA LEGISLATURA È FINITA»

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«Questa legislatura rimarrà nella storia per le mancette e per il pendolo». All’ARS un atto d’accusa che va oltre Schifani: «La crisi è istituzionale e travolge l’intero sistema, maggioranza e opposizione, nessuno escluso».

da Palermo Giovanni Coriolano. 


«Presidente, la legislatura è finita». Poche parole, pronunciate da Antonello Cracolici all’Assemblea regionale siciliana, che suonano come una dichiarazione di fallimento politico. Non la consueta schermaglia tra maggioranza e opposizione, non l’ennesimo scambio di accuse destinato a consumarsi nel giro di una seduta parlamentare. Il messaggio è assai più pesante, per Cracolici, il problema della Sicilia non è più soltanto chi governa, ma il sistema politico e istituzionale che ha accompagnato questa legislatura.

E quando aggiunge che questa stagione «rimarrà nella storia per le mancette e per il pendolo»  il giudizio diventa una demolizione della qualità dell’azione politica e legislativa. È un linguaggio ruvido, senza diplomazie. Ma soprattutto è un’accusa che chiama in causa il senso stesso dell’esperienza parlamentare: che cosa resterà di questa legislatura? Quali riforme, quali risultati strutturali, quale eredità amministrativa e politica potrà rivendicare la classe dirigente siciliana? Se la risposta si esaurisce nelle distribuzioni di risorse a pioggia e nelle oscillazioni degli equilibri di potere, il bilancio diventa impietoso.

  • LE «MANCETTE»: QUANDO LA POLITICA SI RIDUCE ALLA DISTRIBUZIONE

La parola scelta da Cracolici non è casuale. «Mancette» è un termine politicamente corrosivo perché evoca una gestione delle risorse pubbliche orientata più alla ricerca del consenso che alla costruzione di politiche durature. Il problema non è che la Regione finanzi Comuni, associazioni, iniziative o interventi territoriali, la spesa pubblica è necessaria e può rispondere a bisogni reali. Il problema nasce quando le risorse vengono percepite come strumenti di convenienza politica, quando manca una strategia riconoscibile e quando il Parlamento sembra perdere la capacità di distinguere le priorità collettive dalle esigenze di consenso dei singoli gruppi e deputati.

La domanda che emerge è semplice, questa legislatura ha costruito una prospettiva per la Sicilia oppure ha inseguito una successione di provvedimenti, finanziamenti e accordi contingenti? È questa la questione politica sollevata dalla critica di Cracolici. E riguarda non soltanto la maggioranza che sostiene Renato Schifani, ma anche il funzionamento dell’Assemblea nel suo complesso.

  • IL «PENDOLO»: UNA POLITICA CHE OSCILLA SENZA TROVARE UNA DIREZIONE

L’altra parola destinata a lasciare il segno è «pendolo». Prende a prestito il pendolo di Armao per offrire un’immagine allegorica.

L’immagine richiama un sistema politico che oscilla continuamente, equilibri che cambiano, tensioni che esplodono e si ricompongono, posizioni che si modificano secondo le necessità del momento. Una politica impegnata a gestire le proprie oscillazioni anziché a offrire stabilità all’azione di governo.

Il pendolo diventa così la metafora di una legislatura che rischia di essere ricordata più per le sue convulsioni che per i risultati, ma per ciò che è stata l’immagine del pendolo di Armao. In un simile scenario, la stabilità numerica di una maggioranza non coincide necessariamente con la solidità politica. Si può conservare una coalizione e, nello stesso tempo, perdere autorevolezza; si possono approvare provvedimenti e non riuscire a delineare una visione condivisa del futuro della Regione. È la differenza tra sopravvivere politicamente e governare davvero.

  • «LA CRISI NON È SOLTANTO POLITICA, MA ISTITUZIONALE»

Altro passaggio rilevante, tuttavia, è quello nel quale Cracolici allarga il campo della denuncia. «Se non si prende atto che la crisi non è solo politica ma istituzionale, che travolge l’intero sistema, maggioranza e opposizione, nessuno escluso».

Qui il discorso cambia dimensione. Non si tratta più soltanto di contestare il presidente della Regione o di chiedere conto alla maggioranza delle proprie scelte. La denuncia investe l’intero sistema politico siciliano. Una crisi politica può essere affrontata con un rimpasto, un cambio di assessori, un accordo tra partiti o una nuova distribuzione delle responsabilità. Una crisi istituzionale è più profonda: riguarda la fiducia nelle regole, la credibilità degli organismi rappresentativi, la qualità delle decisioni e la capacità delle istituzioni di svolgere il proprio compito.

Se il problema è davvero istituzionale, nessuno può limitarsi a osservare la crisi dal proprio schieramento, aspettando che siano soltanto gli avversari a pagarne il prezzo. La maggioranza deve rispondere della guida della Regione. L’opposizione deve dimostrare di essere in grado di offrire un’alternativa credibile, non soltanto di denunciare gli errori altrui (rif. La Vardera?). E l’intera Assemblea deve interrogarsi sul proprio ruolo, sui risultati prodotti e sul rapporto con i cittadini. È questo il significato più radicale del «nessuno escluso».

  • SCHIFANI, IL GOVERNO E UNA LEGISLATURA SENZA PROSPETTIVA.

Rivolgendosi direttamente al presidente dell’Assemblea Regionale. Cracolici formula un giudizio che investe inevitabilmente la guida politica dell’esecutivo. «Presidente, la legislatura è finita» non è una semplice constatazione cronologica. Nel contesto del discorso, è una valutazione sulla capacità di questa esperienza di proseguire con una prospettiva politica riconoscibile.

La domanda rivolta è, in sostanza, se sia ancora possibile ricostruire una direzione di governo in presenza di una crisi che, nella lettura di Cracolici, supera gli equilibri della maggioranza e investe la credibilità dell’intero sistema. Non significa che la fine politica della legislatura equivalga automaticamente alla sua conclusione giuridica. Significa, piuttosto, che una legislatura può continuare formalmente a esistere mentre perde la capacità di esprimere un progetto condiviso e di restituire fiducia alle istituzioni. Ed è proprio questa distanza tra continuità formale e sostanza politica a rendere tanto pesante la frase pronunciata in Aula.

  • UN PURITANO IN UN MONDO DI PROSTITUTE? (cit.)

È qui che la provocazione iniziale acquista significato. Cracolici si presenta, in questo passaggio, come la voce che denuncia un sistema incapace di riconoscere fino in fondo la propria crisi. Ma la forza del suo ragionamento sta soprattutto nel fatto che non risparmia l’opposizione, il «nessuno escluso» impedisce di trasformare la denuncia in un semplice regolamento di conti tra schieramenti.

La metafora del puritano in un mondo di prostitute descrive allora il contrasto tra la richiesta di una presa di coscienza istituzionale e un ambiente politico che rischia di continuare a muoversi secondo le proprie convenienze. Resta, naturalmente, una domanda di coerenza, chi denuncia il fallimento del sistema è disposto a sottoporre alla stessa severità anche la propria parte politica? È disposto a tradurre la denuncia in atti, proposte e comportamenti conseguenti? Perché la questione morale e istituzionale non si risolve con una frase efficace. Si misura nella capacità di applicare i medesimi criteri a tutti, senza eccezioni.

  • IL VERO VERDETTO È SULLA CLASSE DIRIGENTE

L’intervento di Cracolici mette sul tavolo una questione che la politica siciliana non può liquidare come una polemica parlamentare, quale bilancio lascia questa legislatura e quale credibilità conserva il sistema che l’ha attraversata?

Le «mancette» evocano il rischio di una politica ridotta alla distribuzione di risorse per il consenso. Il «pendolo» (oltre Armao) richiama l’instabilità degli equilibri. La crisi istituzionale, infine, porta il confronto al livello più alto: quello della fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Tre immagini, un solo interrogativo, la politica regionale è ancora in grado di governare i problemi della Sicilia oppure è diventata prigioniera delle proprie dinamiche interne? Cracolici ha lanciato il suo atto d’accusa. Adesso la risposta non può essere soltanto una replica polemica del governo o una controreplica dell’opposizione. Servono risultati verificabili, responsabilità riconoscibili e una discussione seria sul funzionamento dell’Assemblea e della Regione.

Perché, se una legislatura verrà ricordata soprattutto per le «mancette» e per il «pendolo», il problema non sarà soltanto il giudizio di un singolo deputato. Sarà il bilancio politico di un’intera classe dirigente. E quando la crisi diventa istituzionale, nessuno può salvarsi semplicemente indicando il colpevole seduto dall’altra parte dell’Aula.

📹 Guarda il video dell’intervento di Cracolici all’ARS: