In politica ci sono momenti in cui una mossa vale più delle dichiarazioni. L’iniziativa lanciata da Raffaele Lombardo a Scoglitti appartiene a questa categoria. L’ex presidente della Regione non si limita a proporre un nuovo contenitore elettorale ma tenta di occupare uno spazio politico che, negli ultimi mesi, si è progressivamente svuotato e che oggi appare contendibile.
Il centro moderato siciliano vive una fase di profonda trasformazione. Le vicende che hanno investito la Democrazia Cristiana hanno inevitabilmente modificato gli equilibri di un’area che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per amministratori, professionisti e mondo cattolico. In questo vuoto Lombardo intravede un’opportunità.
La sua proposta di un “fronte per la Sicilia” non nasce soltanto dalla necessità di preparare le prossime elezioni amministrative. L’obiettivo è molto più ambizioso, costruire un soggetto politico capace di incidere nella scelta del futuro candidato alla Presidenza della Regione e di pesare negli equilibri del centrodestra nazionale.
Non è un caso che l’appello sia stato raccolto dall’Udc e anche Cateno De Luca viene indicato tra gli interlocutori. Pur provenendo da culture politiche differenti, tutti condividono un interesse comune, creare un “rassemblement” moderato nel centrodestra ed evitare la frammentazione dell’elettorato moderato e autonomista.
La vera domanda, tuttavia, è un’altra. Esiste davvero oggi un centro politico siciliano che aspetta soltanto di essere ricomposto? Oppure esiste soprattutto un elettorato stanco delle sigle, delle federazioni e delle operazioni di palazzo?
La Sicilia del 2026 è profondamente diversa da quella che Lombardo ha governato. Oggi i cittadini chiedono risposte sulla sanità, sulle infrastrutture, sull’acqua, sui trasporti, sul lavoro e sullo spopolamento dei territori. Chiedono una pubblica amministrazione efficiente e una politica capace di programmare, non semplicemente di gestire il consenso.
Lo stesso Lombardo, nel richiamare la necessità di una classe dirigente “all’altezza dei problemi”, individua il punto centrale della questione. La differenza, infatti, non la farà la somma dei simboli, ma la qualità delle persone chiamate a guidare questo progetto, la loro credibilità e quella del programma che verrà presentato ai siciliani.
Le prossime settimane diranno se il “fronte per la Sicilia” sarà davvero il laboratorio di una nuova stagione politica oppure l’ennesima operazione di ricomposizione del ceto politico regionale. La differenza non sarà nelle fotografie dei vertici, ma nella capacità di trasformare una proposta identitaria in una visione concreta di governo e di incidere nella scelta del futuro candidato alla Presidenza della Regione.
Perché il centro può anche tornare protagonista. Ma, dopo anni di promesse e di occasioni perdute, ai siciliani non basta più sapere chi si mette insieme. Vogliono sapere per fare cosa.
Questa la dichiarazione di Raffaele Lombardo a margine del convegno: «Prendiamo atto della volontà di confrontarsi e (di tentare) di costruire un “fronte per la Sicilia” espressa da Decio Terrana e da Cateno De Luca. Dell’Udc nel 2003 fui segretario regionale, altri tempi, altri uomini, altri contesti. Ho apprezzato che Terrana cerchi con tenacia le ragioni dello stare insieme. De Luca è un bravo amministratore e crede e si batte per l’Autonomia da sempre. E ci sono altri interlocutori interessati. Gli argomenti sono tanti e impegnativi, il denominatore comune è il programma per la Sicilia, affidato ad una classe dirigente all’altezza dei problemi e delle prospettive e sempre fedele alla nostra terra»