
Dalla difesa della propria innocenza alla scelta di non farsi da parte. Nella diretta social Fabio Mancuso mette in fila tre capitoli destinati a segnare la prossima stagione politica di Adrano e oltre: la vicenda giudiziaria, il futuro politico e il giudizio sui quattro anni e mezzo di amministrazione.
- C’è una frase che attraversa tutta la diretta di Fabio Mancuso: «Io non mi fermo».
Non è soltanto una dichiarazione politica. È, prima ancora, la risposta di un uomo che ha appena ricevuto la conferma in appello di una condanna per bancarotta, relativa a fatti risalenti a sedici anni fa, e che ha annunciato il ricorso in Cassazione. Mancuso ha ribadito pubblicamente di non avere commesso i fatti contestati, di rispettare il ruolo della magistratura ma di non condividere la decisione dei giudici. Ed è proprio qui che comincia la prima delle tre partite.
- PRIMA PARTITA: LA SENTENZA. «NON HO COMMESSO QUEI FATTI»
Mancuso non ha cercato scorciatoie. Ha annunciato il ricorso all’ultimo grado di giudizio e, contemporaneamente, ha scelto di autosospendersi dalla carica per effetto della situazione determinata dalla legge Severino, tanto contestata da tutti, lasciando temporaneamente la guida amministrativa al vicesindaco Agatino Perni e alla Giunta.
La sua linea è molto precisa: i fatti contestati appartengono a una vicenda privata di sedici anni fa e, secondo la sua ricostruzione, non hanno alcun rapporto con il Comune di Adrano né con l’attività amministrativa svolta in questi anni.
È una distinzione che Mancuso considera fondamentale, da una parte il processo relativo alla vicenda Ascom Finance; dall’altra il mandato ricevuto dagli elettori e l’attività svolta alla guida della città.
Ed è qui che nel dibattito pubblico è comparso anche il richiamo al principio del «ne bis in idem».
Il vero punto della posizione di Mancuso, dunque, è che la sua battaglia giudiziaria non è finita. La sentenza d’appello non equivale ancora a una decisione definitiva, perché resta il giudizio di Cassazione annunciato dalla difesa. Ed è su questo terreno che Mancuso dice di voler affrontare la sua partita fino in fondo.
- LA SECONDA PARTITA: LA POLITICA NON FINISCE CON LA SOSPENSIONE
La parte forse più politica della diretta è proprio questa. Mancuso non ha annunciato il ritiro. Al contrario, ha trasformato la sospensione in una sorta di passaggio di fase. La fascia può essere temporaneamente lontana dalle sue spalle, ma — questa è la sostanza del suo messaggio — non sarebbe venuto meno il rapporto politico con Adrano.
Nei giorni successivi, del resto, sia la maggioranza che il Movimento per l’Autonomia hanno pubblicamente confermato il sostegno alla prosecuzione dell’azione amministrativa e alla candidatura di Mancuso per il 2027. Il Mpa ha parlato di continuità, opere pubbliche, risorse PNRR e servizi sociali e i consiglieri comunali hanno espresso sostegno alla eventuale ricandidatura.
Mancuso nella sua diretta, sembra avere già compreso quale sarà il terreno dello scontro, non chiedere alla città di scegliere soltanto tra una sentenza e una difesa, ma chiedere di giudicare anche il lavoro amministrativo compiuto. È una strategia politica precisa. Perché il 2027, se la candidatura sarà possibile (tenuto conto dell’imminente prescrizione) e quindi se il percorso giudiziario lo consentirà, non sarà soltanto un referendum sulla vicenda giudiziaria. Sarà anche un giudizio politico sull’amministrazione che ha governato Adrano dal 2021.
- LA TERZA PARTITA: QUATTRO ANNI E MEZZO DI AMMINISTRAZIONE
Ed è probabilmente questo il passaggio più interessante della diretta. Mancuso sposta il discorso dal tribunale al Comune. Il messaggio è guardiamo a ciò che è stato fatto.
La sua amministrazione rivendica in particolare il lavoro sulle risorse del PNRR, sulle opere pubbliche, sulla riqualificazione urbana e sui servizi sociali. Sono gli stessi elementi che la maggioranza ha posto alla base del sostegno alla sua ricandidatura.
Sul piano finanziario, pochi giorni fa il Consiglio comunale ha approvato il bilancio di previsione 2026-2028 con 14 voti favorevoli e 2 contrari, indicando un avanzo di amministrazione di circa 433 mila euro e una serie di interventi riguardanti riqualificazione urbana, asili nido, mense scolastiche, edilizia scolastica, welfare, impianti sportivi, verde e manutenzione stradale.
Questo è il terreno sul quale Mancuso vuole essere giudicato. Non per quello che è accaduto sedici anni fa. Ma per quello che, secondo una lettura ricorrente, è stato costruito ad Adrano negli ultimi quattro anni e mezzo.
Ed è qui che la vicenda diventa molto più grande della singola persona. Da una parte c’è una sentenza di secondo grado che conferma una condanna e che produrrà conseguenze istituzionali immediate. Dall’altra c’è un sindaco che continua a dichiararsi innocente, annuncia il ricorso in Cassazione e rivendica il proprio percorso politico.
In mezzo c’è Adrano. Una città che non può essere ridotta né alla cronaca giudiziaria né alla propaganda politica. Perché una sentenza va rispettata, ma anche commentata. Ma altrettanto va rispettato il principio secondo cui una sentenza non definitiva non chiude il percorso giudiziario. E soprattutto, in uno Stato di diritto, una persona che impugna una decisione giudiziaria ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado previsto dall’ordinamento.
Mancuso ha scelto di farlo senza dimettersi politicamente. Ha scelto di autosospendersi dalla carica, di affidare temporaneamente la guida amministrativa al vicesindaco e alla Giunta e, contemporaneamente, di preparare la propria nuova sfida politica. È una scelta che potrà essere giudicata dagli elettori sul piano politico.
Ma il giudizio sulla sua eventuale responsabilità giudiziaria appartiene invece alla magistratura e, fino alla conclusione definitiva del procedimento, non può essere sostituito dal giudizio politico, dal clamore dei social o dalle tifoserie contrapposte.
- MANCUSO, DUNQUE, NON CHIUDE UNA STORIA, NE APRE TRE
La prima è quella giudiziaria. Cassazione e ricerca di quella che Mancuso considera la verità dei fatti. La seconda è quella politica, la volontà dichiarata di continuare il proprio percorso e di puntare nuovamente alla guida di Adrano. La terza è quella amministrativa, difendere il bilancio di quattro anni e mezzo di governo attraverso opere, servizi, PNRR e risultati concreti.
Saranno queste tre partite, insieme, a decidere la prossima fase della politica adranita e oltre. E forse il dato più significativo della diretta è proprio questo, Mancuso non ha parlato come un uomo che considera conclusa la propria esperienza politica. Ha parlato come un uomo che ritiene di avere ancora una partita da giocare.
Adesso toccherà alla Cassazione dire una parola decisiva sulla vicenda giudiziaria. Alla città spetterà valutare il resto, la persona, il sindaco e il politico. Tre giudizi diversi. Tre piani che non dovrebbero essere confusi. E una Adrano che è già entrata, di fatto, nella lunga vigilia delle amministrative della primavera 2027.