A Paternò si sta consumando una contraddizione che ormai non può più essere ignorata. La politica parla continuamente di giovani, ma troppo spesso premia l’estetica invece della preparazione. L’articolo pubblicato dalla Gazzetta Rossazzurra coglie un nervo scoperto della città e lo fa con una provocazione efficace, “troppi fashion blogger, pochi leader carismatici”.
Il punto centrale non è attaccare i giovani. Sarebbe superficiale e ingiusto. Il vero problema è un sistema politico che negli anni ha preferito costruire personaggi anziché formare classi dirigenti. Oggi basta un profilo social curato, una presenza costante su Instagram, qualche slogan ben confezionato e una rete di consenso costruita online per essere considerati “volto nuovo” della politica. Ma amministrare una città non è una real sul web. Prepararsi a governare significa assumersi responsabilità, studiare dossier, affrontare conflitti, avere visione.
L’editoriale della testata paternese mette a fuoco proprio questo, l’assenza di leadership autentica.
E la questione è ancora più grave perché riguarda una città complessa come Paternò sciolta per mafia, che avrebbe bisogno di giovani capaci di affrontare temi enormi oltre al recupero civile. Sviluppo urbano, crisi economica, dispersione scolastica, marginalità sociale, servizi pubblici, cultura, sport, identità territoriale.
Negli ultimi anni si è diffusa una politica molto “performativa”, conta più apparire che incidere. Si moltiplicano i selfie, i reels, le frasi motivazionali, le foto. Ma quando arriva il momento di elaborare idee serie, costruire progetti credibili o assumere posizioni coraggiose, spesso emerge solo “il libro dei sogni” inutile.
La critica contenuta nell’articolo è dura ma fondata, manca il carisma vero e questo non si compra al mercato. Il carisma non nasce dall’esibizione. Nasce dalla competenza, dalla coerenza, dalla capacità di parlare alla comunità, dall’empatia, senza inseguire continuamente il consenso immediato. Il carisma c’è o non c’è.
Per anni la politica locale ha selezionato giovani fedeli, non giovani preparati. Ha preferito chi non “disturbava il conducente” piuttosto che chi portava idee nuove. Questo ha generato una classe giovanile spesso addestrata alla propaganda social e non alla leadership. I social media sono uno strumento straordinario per accorciare le distanze tra istituzioni e cittadini, ma devono rimanere un mezzo, non il fine. Non è un caso che molti validi, a prescindere dal peso dell’anagrafe, restino fuori dai circuiti politici, anche per scelta e si rifugino in altro.
Ed è proprio qui che emerge un altro tema importante, a Paternò le energie sane esistono. Ci sono persone preparate, impegnati nel sociale, nello sport, nella cultura, nella scuola, nei comitati civici. Ma queste realtà spesso non trovano spazio nella politica tradizionale, perché non appartengono ai meccanismi consolidati del consenso.
Il risultato è una città che rischia di perdere credibilità verso i cittadini. Perché il popolo osserva. E quando vede che nella politica conta più il personaggio del contenuto, finisce per allontanarsi o, peggio, imitare quel modello.
L’articolo della Gazzetta Rossazzurra ha il merito di aprire una riflessione scomoda ma necessaria. Serve una nuova stagione politica in cui i giovani non possono perseguire solo l’immagine di rinnovamento, ma diventino davvero protagonisti di un cambiamento culturale e amministrativo. E questo finora non si è visto. E non è solo un problema d’età.
È il tempo in cui la richiesta unanime della società, ma anche dei partiti, è largo ai giovani. Si invoca il ricambio generazionale come fosse la panacea di tutti i mali, la chiave magica per aprire le porte delle istituzioni a forze fresche, linguaggi nuovi ed energie pulite.
Paternò non ha bisogno di influencer politici in miniatura. Ha bisogno di ragazzi e ragazze che sappiano studiare i problemi, parlare con la città reale, costruire credibilità nel tempo, e il tempo è quasi scaduto. La politica non si fa con i “like” o con l’estetica del consenso, non c’è bisogno di “fashion blogger della politica”. L’errore di fondo di questa nuova generazione di attivisti sta nello scambiare l’effetto immediato per la causa, il contenuto per il contenente e l’immediatezza con l’efficacia nel tempo. I media possono aiutare la politica. Ma non possono certo sostituirla.