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PATERNÒ “STRAORDINARIA” AMMINISTRAZIONE

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A Paternò ormai il commissariamento è diventato una disciplina olimpica, salto dell’emergenza, corsa agli arretrati e lancio del “vedremo”. E mentre la città aspetta segnali, qualcuno ha finalmente scritto una lettera, pubblicata sulla Gazzetta Rossazzurra, ai Commissari chiedendo coraggio, visione e presenza. Tradotto dal burocratese “scendete dal Palazzo e fateci capire che ci siete”.

Perché il punto è tutto lì. A Paternò è arrivata una gestione straordinaria, ma sembra di assistere alla stessa scena, faldoni che si spostano da una stanza all’altra, determine che viaggiano più dei cittadini e comunicati pieni di parole solenni tipo “riorganizzazione”, “ricognizione”, “riassetto”. Che poi, nella pratica, significa spesso cambiare il nome alle cose lasciando identico il problema.

La città, nel frattempo, continua a vivere nel grande reality amministrativo permanente,
strade che sembrano percorsi da motocross, immobili comunali dimenticati come vecchi parenti alle feste di Natale, associazioni per di più “fasulle”, senza controllo, che drogano l’opinione pubblica e impianti sportivi che resistono solo grazie alla protezione divina e a qualche volontario armato di pazienza.

Eppure nel pezzo c’è una frase giusta, Paternò non ha bisogno solo dell’ordinaria amministrazione. Perché l’ordinario, qui, ormai è diventato straordinariamente insufficiente.

La città chiede visione. Ma attenzione non serve il solito filosofare in politichese dove si parla di “rinascita del territorio” guardando l’Etna in controluce. Servirebbe qualcuno che faccia cose semplici ma rivoluzionarie, ascoltare e rispondere ai cittadini, decidere senza convocare conclavi, sistemare ciò che cade a pezzi prima che diventi reperto archeologico.

A Paternò il problema non è soltanto amministrativo. È psicologico. La gente si è abituata così tanto al caos da considerare normale perfino l’assurdo. Se una pratica viene chiusa in tempi umani, parte quasi la processione mistica. Se un ufficio risponde al telefono, qualcuno si chiede se è Carnevale.

I Commissari oggi hanno un’occasione rara, dimostrare che il Comune non è soltanto un luogo dove si protocollano carte e si rinviano decisioni alla prossima settimana, al prossimo mese o direttamente alla prossima era geologica.

Perché la sensazione popolare è che Paternò venga ancora amministrata con la tecnica del “tirare a campare” E invece servirebbe il contrario, una città che ricominci a pretendere, non solo ad arrangiarsi.

Anche perché i cittadini un miracolo non lo chiedono. Si accontenterebbero già di vedere una buca chiusa prima che ottenga la cittadinanza onoraria e non i conti di un albergo a cinque stelle a 500 euro al giorno.