
Catania tra classifiche, social e realtà quotidiana, il primo cittadino rivendica serietà e scelte impopolari. Ma tra traffico, parcheggi e piste ciclabili i cittadini chiedono meno visioni oniriche e più soluzioni normali per migliorare la quotidianità di tutti i giorni.
C’è sempre un momento, per chi amministra, in cui il sogno incontra il clacson. Quello dell’automobilista fermo nel traffico, di chi gira mezz’ora cercando un parcheggio, di chi osserva cantieri, nuove regole e trasformazioni urbane chiedendosi: “Bello il futuro, ma oggi come ci arrivo al lavoro?”.
Il crollo nel ranking dei sindaci più apprezzati d’Italia per Enrico Trantino apre una riflessione che va oltre la semplice classifica. Perché i sondaggi salgono e scendono, il consenso è materia fragile, ma spesso raccontano un umore che la politica non può liquidare soltanto come rumore da social.
Il sindaco di Catania risponde rivendicando una linea chiara, meglio costruire una città per le prossime generazioni che inseguire applausi facili. Meglio rispettare le regole che conquistare consenso “permettendo ciò che la legge vieta”. Un ragionamento persino coraggioso in un’epoca dove la politica spesso vive di like, selfie e inaugurazioni con taglio del nastro incorporato.
Ma la domanda che resta è tra la Catania immaginata e quella vissuta ogni mattina dai cittadini, qualcuno sta facendo da traduttore?
Perché una città non è soltanto una proiezione verso il 2050. È anche il commerciante che aspetta clienti oggi, il residente che cerca un posto auto stasera, il pendolare che domani mattina dovrà attraversare una viabilità sempre più complicata.
Le piste ciclabili rappresentano certamente un modello europeo, una scelta ambientale, una direzione culturale. Ma una rivoluzione urbana senza un sistema efficiente di parcheggi, trasporto pubblico e alternative rischia di sembrare meno Amsterdam e più una corsa ad ostacoli sotto l’Etna.
Trantino richiama anche il senso civico, sottolineando un punto difficilmente contestabile, una città non può migliorare se chi pretende servizi poi dimentica i propri doveri, dal pagamento dei tributi al rispetto del decoro urbano. Verissimo.
Ma il patto funziona in due direzioni, il cittadino deve fare la sua parte, l’amministrazione deve dimostrare ogni giorno che sacrifici e cambiamenti producono benefici concreti.
Ora il sindaco annuncia una nuova fase, meno basso profilo e più comunicazione. Ed ecco l’altra curiosità tutta catanese, chi racconterà questa nuova stagione? Sarà davvero una rivoluzione del rapporto con la città o finirà, come spesso accade nella politica siciliana, affidata alla solita cerchia, ai soliti esperti, i soliti noti? Magari tutto in “famiglia”, perché in fondo anche la comunicazione, dalle nostre parti, qualche volta sembra patrimonio elitario.
La chiusura scelta dal sindaco richiama un celebre slogan, “La fiducia è una cosa seria che si dà alle cose serie. E noi siamo persone serie”. Come Galbani?
Nessuno mette in discussione la serietà. Il punto è un altro, la serietà deve anche farsi capire, deve camminare per strada, trovare parcheggio, attraversare un incrocio, ascoltare chi protesta senza considerarlo un nemico.
Perché la maggioranza silenziosa esiste. Ma una città che resta troppo in silenzio qualche volta non sta approvando. Sta semplicemente aspettando risposte per migliorare la propria vita nel quotidiano e senza voli pindarici diretti verso un mondo chimerico.