Ogni territorio ha bisogno di luoghi simbolici per raccontarsi. E pochi luoghi, oggi, hanno la stessa forza comunicativa di un aeroporto internazionale. Migliaia di persone che arrivano, partono, transitano. Turisti, imprenditori, studiosi. Flussi continui di sguardi. È lì che si decide la prima impressione di una terra.
Per questo l’iniziativa promossa dall’Archeoclub d’Italia – Ibla Major di Paternò, sottoposta alla SAC, la società di gestione dell’aeroporto di Catania e Comiso, merita più di una semplice nota di cronaca. È un’operazione culturale intelligente, una scelta che va nella direzione giusta, portare Paternò dentro la vetrina principale della Sicilia orientale.
All’interno dell’aeroporto di Catania è stata installata un’immagine dedicata alla città di Paternò, alla sua storia millenaria e ai suoi simboli. La Torre Normanna e Federiciana, il monumento che più di ogni altro racconta l’identità di Paternò. Non una semplice architettura medievale, ma un vero punto di congiunzione tra epoche e civiltà, dalle radici antiche legate al vulcanetto (l’Acropoli) e al culto di Cibele fino alla stagione normanna e sveva che ha segnato profondamente la storia della Sicilia.
È un messaggio chiaro, Paternò non è periferia della storia, ma parte della sua importante trama più antica.
Chi atterra a Catania, spesso, conosce l’Etna, Taormina, Siracusa. Molto meno conosce i centri che custodiscono pagine decisive della civiltà siciliana. Proprio lì si trovano le stratificazioni culturali straordinarie, patrimoni che aspettano solo di essere visti e raccontati. L’aeroporto diventa così una porta narrativa, non solo un’infrastruttura di trasporto. Un luogo in cui il viaggio comincia già prima di uscire dal terminal.
In questo senso il progetto di valorizzazione culturale promosso da SAC e Archeoclub assume un significato strategico, trasformare lo scalo etneo in una vetrina permanente dell’identità locale. Non un semplice hub aeroportuale, ma uno spazio che introduce il visitatore alla complessità storica e culturale della Sicilia orientale.
Dentro questo percorso, l’iniziativa dedicata a Paternò assume un segnale importante.
Dietro questa idea c’è il lavoro e la visione di Salvo Panebianco e di Francesco Finocchiaro, che hanno promosso la realizzazione dell’installazione. Un esempio concreto di come l’impegno culturale, quando incontra le istituzioni e le infrastrutture del territorio, possa produrre risultati tangibili.
Perché la valorizzazione di una città non passa solo attraverso grandi eventi o operazioni mediatiche, importantissime. Passa anche da gesti apparentemente semplici ma strategicamente intelligenti, mettere un simbolo nel posto giusto, davanti agli occhi di tutti. Ricordiamo che l’Aeroporto di Catania–Fontanarossa oggi movimenta circa 12,3 milioni di passeggeri all’anno. E pochi luoghi, oggi, sono più giusti, come vetrina, di un aeroporto internazionale come questo.
Così, tra un volo e l’altro, tra arrivi e partenze, Paternò comincia a raccontarsi al mondo. Non con slogan, ma con la forza della sua storia. E a volte basta proprio questo, ricordare che, nel cuore dell’Etna, esiste una città che da millenni osserva la Sicilia dall’alto della sua torre.
La vetrina è stata accesa dall’Archeoclub Ibla Major, da Salvo Panebianco, da Francesco Finocchiaro. Ora bisogna riempire il negozio. Se milioni di passeggeri vedranno il nome di Paternò all’aeroporto, la città deve farsi trovare pronta.
Adesso servono iniziative concrete, percorsi culturali, accoglienza turistica e una programmazione capace di trasformare la promozione, la curiosità dei visitatori in presenza reale nella città alle falde dell’Etna. Un volano utile per la rinascita di Paternò, che l’amministrazione straordinaria attuale e quella futura deve cogliere senza tentennamenti. A loro passa la palla.
