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Ruggero Razza e la politica dei risultati: una lezione che la Sicilia dovrebbe ascoltare

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di Ado Mex —–


In un’epoca in cui la politica sembra sempre più una gara a chi urla più forte, le parole dell’eurodeputato Ruggero Razza rappresentano una salutare eccezione. Non perché contengano slogan particolarmente efficaci o attacchi destinati a infiammare il dibattito pubblico. Al contrario. Colpiscono proprio perché riportano al centro un concetto che la politica italiana, e quella siciliana in particolare, sembra avere progressivamente smarrito i risultati. Questi i concetti nell’intervista rilasciata a Live Sicilia.

Quando Razza afferma di essere cresciuto nell’idea che l’efficacia della politica si misuri nella capacità di realizzare progetti e trasformare gli impegni in fatti concreti, non sta semplicemente formulando una teoria. Sta descrivendo un metodo. Un approccio che mette ogni amministrazione davanti alla propaganda, la programmazione davanti all’improvvisazione e la responsabilità davanti alla ricerca del consenso immediato.

È un ragionamento che merita attenzione perché arriva in una fase storica caratterizzata dall’esatto contrario. I social network hanno trasformato gran parte del dibattito pubblico in una gigantesca arena dove spesso prevalgono la battuta, l’insulto, la polemica permanente e la costruzione artificiale dello scontro. In questo contesto, sostenere che contano più i fatti delle parole appare quasi rivoluzionario.

Razza ricorda una critica che veniva rivolta al governo Musumeci: “poca politica e troppa amministrazione”. Una contestazione che oggi, alla luce dei risultati ottenuti in diversi settori strategici, assume quasi il valore di un complimento. Perché governare significa soprattutto assumersi la responsabilità di decidere, dire dei no quando necessario e costruire percorsi amministrativi capaci di produrre effetti concreti sulla vita dei cittadini.

Particolarmente interessante è la riflessione sulla tendenza tutta siciliana a interrompere continuamente i percorsi avviati. L’ex assessore regionale alla Salute individua uno dei limiti storici della politica isolana, la difficoltà nel dare continuità alle scelte amministrative. Ogni stagione politica sembra voler ricominciare da capo, come se il lavoro svolto da chi l’ha preceduta dovesse essere cancellato anziché migliorato.

È una critica che va oltre gli schieramenti e che fotografa un problema reale. La Sicilia spesso non soffre per mancanza di idee, ma per incapacità di portarle a compimento. Razza lo evidenzia quando sostiene che sarebbe stato preferibile aggiungere nuovi progetti a quelli già esistenti, anziché ripartire da zero in alcuni settori strategici. Un ragionamento pragmatico, lontano dalla logica della contrapposizione ideologica.

Anche sul centrodestra siciliano, attraversato periodicamente da tensioni e fibrillazioni, la sua posizione appare improntata al realismo. Nessuna negazione delle difficoltà, ma nemmeno la tentazione di trasformare ogni divergenza in una crisi irreversibile. La sua ricetta è semplice, concentrarsi sui contenuti, sugli obiettivi e sulle cose da fare.

Forse il passaggio più significativo dell’intervista è proprio quello finale. Razza invita a preparare il terreno sui programmi e non sui nomi. A discutere di giovani che lasciano la Sicilia, di insularità, di sviluppo, di politiche europee, di agricoltura, di immigrazione e di investimenti. Temi concreti, capaci di incidere realmente sul futuro dell’Isola.

Si può condividere o meno la sua appartenenza politica. Si può essere d’accordo o in disaccordo con alcune delle sue valutazioni. Ma una cosa emerge con chiarezza dall’intervista: Ruggero Razza continua a rappresentare una figura politica che ragiona in termini di programmazione, continuità amministrativa e risultati misurabili.

Ed è forse questo l’aspetto più interessante. In una stagione dominata dalla politica dell’annuncio, c’è ancora chi prova a riportare la discussione sul terreno più difficile: quello dei fatti.