Il Comune di Paternò cerca un esperto in politiche sociali, terzo settore e cultura. Una figura altamente qualificata, possibilmente laureata nelle materie richieste, con competenze specifiche e comprovata esperienza. Finalmente, penserete. E invece no. Perché questa sarebbe la teoria. Poi arriva la pratica. E la pratica, si sa, a Paternò ha sempre avuto un rapporto piuttosto creativo con la meritocrazia.
La Commissione straordinaria, chiamata a ristabilire legalità, trasparenza e discontinuità dopo lo scioglimento del Comune, sembra aver scelto una strada decisamente originale quella del “cambiare tutto affinché non cambi assolutamente nulla.” E il vecchio Gattopardo, da qualche parte, starà chiedendo i diritti d’autore.
L’impressione è quella di assistere a una gigantesca operazione di archeologia amministrativa oltremodo comica, dove ogni reperto del passato viene accuratamente spolverato, lucidato e rimesso esattamente dov’era. Altro che discontinuità. Qui siamo al restauro conservativo del sistema che fu e che lo stato ha spazzato via.
Per questo, con spirito collaborativo, proponiamo un annuncio alternativo.
CERCASI DISPERATAMENTE ESPERTO:
Requisiti indispensabili:
- laurea nelle materie oggetto dell’incarico;
- comprovata esperienza nel settore;
- autonomia di giudizio;
- capacità di dire qualche “no”;
- allergia alle logiche del “si è sempre fatto così”.
Astenersi:
- perditempo;
- millantatori seriali;
- laureati all’Università della Vita (con master in “Conosco Tizio”);
- ginnasti della politica e non solo, capaci di fare il triplo salto mortale tra un sistema e l’altro senza mai toccare terra;
- professionisti del curriculum elastico, che oggi sono esperti di cultura, domani di urbanistica e dopodomani di ingegneria nucleare.
Perché il problema non è trovare un esperto. Il problema è volerlo davvero. La sensazione, invece, è che qualcuno preferisca esperti molto particolari, quelli che non disturbano, non fanno domande, non cambiano gli equilibri trascorsi e, soprattutto, non si accorgono che il re è nudo.
D’altronde siamo a Paternò dove questa è la norma. La città che, dopo essere stata sciolta per infiltrazioni mafiose, riesce ancora nell’impresa di discutere come se nulla fosse successo.
Una specie di “Groundhog Day” amministrativo (Il giorno della marmotta). Ogni mattina ci si sveglia convinti che oggi sarà il giorno della svolta. Poi si leggono le notizie, e passa ogni più rosea aspettativa. Ma anche la speranza. Perché come nel giorno della Marmotta si rivive lo stesso giorno all’infinito, una routine monotona, una situazione in cui ci si sente bloccati, una giornata che sembra la copia esatta di quella precedente, senza soluzione di continuità.
Alla fine rimane una sola politica davvero incentivante, la fuga. Fuga dei giovani. Fuga dei professionisti. Fuga di chi ha competenze. Fuga di chi vorrebbe semplicemente vedere premiato il merito invece dell’apparenza.
Forse il prossimo bando dovrebbe essere ancora più sincero. Cercasi cittadini pazienti. Possibilmente rassegnati. Perché gli esperti, quelli veri, rischiano di essere una specie protetta. E a Paternò, ormai, anche loro potrebbero decidere di migrare. Che Dio ce la mandi buona. Perché, per il resto, ci stanno già pensando i commissari.