
di Giovanni Coriolano *
L’inchiesta sul Cefpas entra in una fase decisiva. Dopo perquisizioni, sequestri e richieste di misure cautelari, la Procura di Caltanissetta punta adesso sul contenuto dei telefoni cellulari e dei computer sequestrati ai dodici indagati. È lì che gli investigatori troveranno conferme, smentite, nuovi elementi utili a ricostruire quello che gli inquirenti descrivono come un presunto sistema malsano di gestione del potere all’interno dell’ente, dove tra gli altri sono coinvolti il direttore generale Roberto Sanfilippo e il deputato Riccardo Gallo Afflitto, come da queste colonne denunciato con oltre trenta articoli nel corso degli ultimi quattro anni.
I pubblici ministeri Chiara Benfante, Vera Giordano e Piera Anzalone hanno affidato a un consulente tecnico l’incarico di eseguire gli indagini tecniche irripetibili sui dispositivi elettronici. Messaggi, email, chat, documenti, file cancellati e ogni altro dato recuperabile saranno passati al setaccio, per verificare e rafforzare il quadro accusatorio, qualora ce ne fosse ancora bisogno.
Non si tratta di un passaggio formale. Nell’era digitale, spesso sono proprio i dispositivi elettronici a raccontare ciò che le dichiarazioni non dicono, contatti, interlocuzioni, cronologie e documenti ricostruiscono rapporti e decisioni con una precisione difficilmente contestabile.
L’indagine, denominata “Corte dei Miracoli”, ipotizza un articolato sistema corruttivo e di gestione “particolare” del potere, legato all’assegnazione di nomine, incarichi professionali e appalti pubblici. Per otto dei dodici indagati la Procura ha già chiesto l’applicazione di misure cautelari. Sarà il gip Santi Bologna, che ha avuto problemi di natura personale ritardando la decisone, a decidere se accogliere o respingere le richieste avanzate dai magistrati, dove per Sanfilippo e Gallo + 2, sono previsti gli arresti in carcere.
Il caso continua ad alimentare un forte dibattito perché riguarda un ente pubblico strategico, sotto il controllo della Regione Siciliana, per la formazione del personale sanitario siciliano.
Se le contestazioni dovessero trovare conferma nei successivi sviluppi processuali, emergerebbe un quadro estremamente grave, con il rischio che un organismo chiamato a garantire competenza, trasparenza e meritocrazia sia stato utilizzato, secondo l’ipotesi accusatoria, per finalità completamente diverse. Malsane?
Gli accertamenti sui dispositivi sequestrati rappresentano uno dei passaggi investigativi ulteriormente illuminanti, se tutto il resto non bastasse già, dell’intera inchiesta.