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PATERNÒ, IL CANDIDATO ESOTERICO

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C’è stato un tempo in cui i sindaci inauguravano piazze, tagliavano nastri e promettevano rotonde. Oggi il livello si è alzato. Pare che la nuova frontiera della pubblica amministrazione sia quella esoterica, meno delibere, più formule arcane; meno conferenze stampa, più evocazioni. Naturalmente è satira. O almeno lo speriamo.

Perché osservando certi atteggiamenti, certe candidature, certe fedeltà assolute e certi atteggiamenti che sembrano sfuggire perfino alla logica aristotelica, viene il dubbio che in qualche auto-candidatura, invece del Testo Unico degli Enti Locali, qualcuno tenga davvero un antico grimorio, della loggia segreta, rilegato in pelle.

Ogni volta che bisogna spiegare una scelta inspiegabile, ecco il rituale. Si spengono le luci della trasparenza. Si accendono le candele del consenso. Si traccia il cerchio magico delle amicizie. E, con voce solenne, si pronuncia la formula: “Che nessuno scherzi su questo” L’incantesimo funziona quasi sempre. Gli spiriti critici svaniscono, gli esperti diventano improvvisamente incompetenti, i giornalisti giornalai, mentre gli incompetenti acquisiscono doti soprannaturali tali da essere candidati. Non importa cosa abbiano fatto prima. Importa chi li abbia evocati. Una confraternita anziché una vera  forza politica.

Nelle antiche tradizioni esoteriche esistono gli adepti. In questa nuova fase esoterica esistono quelli che annuiscono ubbidienti.

La differenza è sottile. Gli adepti almeno studiavano anni prima di entrare nel tempio. Gli altri spesso entrano direttamente dalla porta principale. Nel grande laboratorio alchemico della politica locale avviene il miracolo più straordinario, il piombo dell’improvvisazione viene trasformato nell’oro dell’incarico. Non serve la pietra filosofale. Basta la supponenza.

Il candidato esoterico sembra preferire evocare il silenzio della critica. Silenzio quando qualcuno pone domande. Silenzio quando emergono contraddizioni. Silenzio quando si chiedono spiegazioni. È il più potente degli incantesimi. Perché dove manca il confronto cresce inevitabilmente il mistero. E dove il mistero diventa metodo, la trasparenza finisce per sembrare un fastidioso dettaglio.

Ogni esoterico custodisce un libro segreto. Ma ogni giornalista custodisce i propri dossier. La differenza è che il grimorio, almeno nella fantasia, promette di trasformare la realtà.  Certe narrazioni fantastiche, invece, riescono nel prodigio opposto, trasformano la realtà in una narrazione dove tutto appare perfetto, anche quando i cittadini vedono altro uscendo di casa. È la magia della comunicazione. O forse l’illusione.

Il problema non è certo credere ai simboli, ai riti o alle suggestioni. Quelli appartengono alla fantasia e alla cultura. Il problema nasce quando sembra di chiedere un atto di fede invece di offrire spiegazioni. La democrazia non funziona con le evocazioni, non con le formule segrete farlocche. Ma con la trasparenza.

Per questo il vero esorcismo di cui avrebbe bisogno è molto più semplice di qualsiasi rito occulto, aprire le finestre, accendere la luce e rispondere alle domande.

Perché i cittadini non cercano maghi e magheggi. Cercano amministratori.

E se qualche incantesimo dovesse davvero esistere, sarebbe auspicabile uno soltanto, quello capace di tornare alla normalità,  senza opacità e autoreferenzialità. Sarebbe la magia più rivoluzionaria mai vista in città.