
Dall’autonomismo all’antimafia, passando per il centrodestra: adesso arriva l’antifascismo. Una carriera politica con più cambi di stagione di un armadio siciliano. Ecco a voi
“Il Marinaretto”
C’è gente che cambia idea. E poi c’è chi cambia stagione. Non necessariamente perché abbia sbagliato abito. Per carità. Magari perché, strada facendo, ha scoperto che alcune strade sono più comode di altre. E che, soprattutto in Sicilia, esistono percorsi alternativi che consentono di arrivare sempre alla stessa destinazione, un porto sicuro e prestigioso.
Eccoci dunque all’ultima metamorfosi del nostro protagonista, “Il Marinaretto” che dopo aver attraversato stagioni politiche assai diverse, oggi lo ritroviamo nel “Fronte Antifascista”, mobilitato contro l’avanzata del generale Roberto Vannacci e del suo movimento. Un fronte. Finalmente. Perché dopo autonomisti, lombardiani, crocettiani, antimafiosi, centrosinistri, centrodestri e movimenti civici mancava proprio una cosa, il Frontismo. E non uno qualunque. Ma quello antifascista.
Una parola enorme, solenne, storica, impegnativa. Talmente impegnativa che viene quasi da chiedersi ma dov’è questo fascismo? Perché se il fascismo è tornato, evidentemente qualcuno deve aver dimenticato di avvisarci. Ma non sottilizziamo. In politica, quando manca un nemico, se ne può sempre costruire uno. E quando il nemico è abbastanza grosso, puoi costruirci contro anche un fronte.
La carriera politica de “Il Marinaretto” sembra uscita direttamente dal manuale delle Giovani Marmotte, “Come sopravvivere ai cambi di maggioranza senza perdere l’autostima”. Prima c’era l’autonomismo. Poi il centrodestra. Poi la stagione dell’antimafia politica. Adesso l’antifascismo. Domani? Aspettiamo l’autoerotismo. Non azzardiamo previsioni. Potremmo ritrovarcelo europeista, sovranista, ambientalista, atlantista, pacifista, federalista, centralista e magari, per sicurezza, anche contro il traffico caotico di Catania. L’importante è arrivare preparati. Perché in politica non si sa mai quale sarà il prossimo vento. E lui da buon Marinaretto a quanto pare, il vento lo sente, anche se possiede solo una barchetta, nulla più.
Torniamo indietro? Non occorre la sua storia di insuccessi elettorali sono arcinote. E oggi siamo qui a vedere il “Marinaretto” sugli schermi. Altro che Fronte Antifascista. Servirebbe un altro fronte. Molto meno spettacolare. Molto meno para-televisivo. Molto meno utile per i soli comunicati stampa. Quello dove per entrare nei porti sicuri del potere non basta una sigla, ma una vera nave.
Serve consenso. Non basta un proclama. Servono risultati. Non basta inventarsi un’imbarcazione. Serve affrontare i problemi. Non basta dichiararsi indispensabili. Bisogna dimostrare di esserlo. E soprattutto non basta cambiare posizione. Bisognerebbe spiegare perché. Perché cambiare idea è umano. Perseverare è diabolico. E cambiare identità politica ogni volta che cambia la convenienza, rischia di trasformare il trasformismo in una disciplina olimpica. E a quel punto il nostro “Marinaretto” potrebbe tranquillamente partecipare alle regate olimpiche.
E DOMANI? Questa è la domanda più interessante. Cosa arriverà? Disarmerà la nave per un’altra poltrona? Non possiamo saperlo. Ma una cosa possiamo dirla. In politica non è peccato cambiare strada. Il peccato, semmai, sarebbe far credere ai cittadini che ogni nuova strada, anche antitetica con le altre percorse, sia stata scelta per loro. Perché alla fine della fiera c’è una domanda che nessun comunicato, nessun fronte e nessuna sigla può evitare, la scelta dipende da chi vince domani? Niente paura. Basta aspettare. Lui saprà certamente dove andare. Perché nella politica siciliana, quando cambia il vento, ci vorrebbe sempre qualcuno che sa cazzare le vele. Per adesso non gli resta che cantare Bella Ciao.
Ispirato da “Iene Sicule”