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CEFPAS, LA RIVOLTA DEI SOLITI NOTI CONTRO IL CAMBIAMENTO

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Sabrina Cillia nel mirino, ma dopo inchieste, controlli e commissariamento, chi contesta la discontinuità dovrebbe spiegare nel merito il perché, al di là del valzer della politica politicante. Che vergogna.

di Giovanni Coriolano*

C’è qualcosa di profondamente curioso nella polemica esplosa sulla nomina di Sabrina Cillia alla guida del CEFPAS. L’ente ha attraversato anni difficili. Inchieste giudiziarie, controlli, contestazioni, polemiche sulla gestione e infine il commissariamento hanno contribuito a costruire attorno al CEFPAS un’immagine lontanissima da quella che dovrebbe appartenere a un’istituzione pubblica chiamata a rappresentare la qualità e la formazione del sistema sanitario siciliano.

E adesso che arriva una nuova guida in aperta discontinuità, invece di chiedersi come ricostruire la credibilità dell’ente, una parte della politica insorge contro la nomina.

La domanda, allora, viene spontanea, ma il vero problema è Sabrina Cillia oppure il fatto che qualcuno abbia deciso di cambiare lo status quo ormai compromesso?

La polemica della Nuova Democrazia Cristiana parla di “decisione inaccettabile”, di forzatura e di accordi politici. Tutto legittimo? La politica ha il diritto di contestare una nomina, di chiedere chiarimenti, di verificare curriculum, metodo e opportunità della scelta. Ma c’è un limite oltre il quale la critica politica rischia di diventare qualcosa di diverso.

Perché il CEFPAS non è un ente che arriva a questa nomina dopo una stagione di ordinaria amministrazione. Arriva dopo una sequenza di vicende che ne hanno messo sotto pressione la credibilità. E allora la domanda diventa inevitabile, chi oggi contesta la discontinuità, quale alternativa propone, quella di continuare la stagione della mala amministrazione, cui è abituata?

Perché dire semplicemente “no” alla nuova guida non basta. Bisognerebbe spiegare quale nuovo modello di CEFPAS si vuole costruire. E soprattutto sarebbe interessante capire se qualcuno pensa davvero che, dopo tutto quello che è successo, si possa semplicemente tornare al passato e fare finta di nulla. Questo è forse il punto più delicato.

Il CEFPAS non appartiene a una corrente politica che dell’ente ne ha fatto macelleria. Non appartiene a un partito. Non appartiene a un assessore. Non appartiene a un deputato. E non può diventare il terreno sul quale le diverse componenti del centrodestra regolano i propri conti in vista delle prossime elezioni.

È un ente pubblico che ha attraversato momenti bui, compromettenti. E proprio per questo dovrebbe essere giudicato con un criterio elementare, ha funzionato oppure no? È stato trasparente oppure no? È stato credibile oppure no? Tutto il resto viene dopo.

Le alleanze tra DC, Mpa, Lega e gli altri partiti della maggioranza possono essere interessanti per gli osservatori della politica siciliana. Ma ai cittadini dovrebbe interessare soprattutto una cosa, che cosa succederà adesso al CEFPAS.

Sabrina Cillia non dovrebbe essere né santificata né contestata preventivamente. Dovrà essere giudicata sui fatti. Sulla gestione. Sulle decisioni. Sulla trasparenza. Sulla capacità di mettere ordine. Sulla capacità di restituire autorevolezza a un ente che ne ha tremendamente bisogno. È questo il vero punto.

Perché se la nuova direttrice sarà adeguata, saranno i fatti a dimostrarlo. Ma se riuscirà a introdurre una vera discontinuità, a rafforzare i controlli, a migliorare la gestione e a restituire credibilità all’ente, allora questa parte della politica che contesta una nomina di tutto rispetto, per le qualità possedute e dimostrate nel passato, dovrà spiegare perché quella discontinuità veniva considerata una minaccia.

Ed è qui che la vicenda assume un significato politico più grande. Il CEFPAS è diventato, suo malgrado, uno degli esempi più evidenti di quanto possa essere pericolosa la sovrapposizione tra gestione pubblica e logiche di potere. Non solo perché ogni dirigente o ogni amministratore, chi ha omesso i controlli, sia automaticamente responsabile delle vicende contestate, ma perché quando un ente pubblico viene investito da scandali, indagini e polemiche per un periodo così lungo, la prima cosa che deve cambiare è il clima complessivo.

Cambiare il vertice può essere soltanto l’inizio cui vanno aggiunti una cultura amministrativa nella quale nessuno possa sentirsi proprietario di una poltrona o di un pezzo dell’ente.

La domanda che la politica dovrebbe porsi non è  “Perché hanno nominato Sabrina Cillia?” Ma  “Che cosa vogliamo che diventi il CEFPAS?” Perché se la risposta è un ente più trasparente, più efficiente, più controllato e finalmente capace di recuperare la reputazione perduta, allora la discontinuità non dovrebbe fare paura. Questa nomina dovrebbe essere salutata come una necessità. Se invece la vera preoccupazione è che cambiando la guida possano cambiare anche consuetudini, rapporti e vecchi equilibri, allora il problema non è Cillia. Il problema è lo status quo.

Il CEFPAS ha già pagato un prezzo altissimo in termini di immagine. Adesso non servono altre guerre di posizione. Non servono altri bracci di ferro tra partiti. Non servono altri tentativi di trasformare un ente pubblico in una casella della scacchiera politica. Serve una cosa molto più difficile, ricostruire la fiducia. E la fiducia non si ricostruisce con i comunicati stampa di contestazione preventiva. Si ricostruisce con gli atti. Con le procedure. Con la trasparenza. Con i risultati. Con la capacità di dire finalmente che una stagione è finita.

Per questo la nomina di Sabrina Cillia merita di essere osservata con attenzione. Perché adesso si dovrà dimostrare, con i fatti, se la premessa di discontinuità è reale. E alla politica siciliana resta una responsabilità altrettanto grande. Se davvero vuole difendere il CEFPAS, non dovrebbe difendere una poltrona.Dovrebbe difendere l’interesse pubblico.

Dopo tutto quello che è successo, sarebbe francamente difficile spiegare ai siciliani perché il futuro di un ente da risanare dovrebbe continuare col suo passato. IL CEFPAS NON HA BISOGNO DI TORNARE INDIETRO. HA BISOGNO DI VOLTARE PAGINA.