Connect with us

In primo piano

LA PROPOSTA CONTROVENTO: E SE RAFFAELE LOMBARDO…

Pubblicato

il



Autonomista, moderato, democristiano endemico, e se la Sicilia avesse bisogno proprio di questo?


Ci sono momenti in cui la politica ha bisogno di coraggio. E ci sono momenti in cui il coraggio consiste nel pronunciare ad alta voce una proposta che tanti pensano e pochi hanno il coraggio di formulare.

La nostra è semplice, controvento e, proprio per questo, merita di essere discussa, perché non Raffaele Lombardo nuovamente candidato alla Presidenza della Regione Siciliana? Non è una provocazione fine a se stessa. È una domanda politica.

Perché se la Sicilia sta cercando da anni una leadership capace di interpretare l’Autonomia senza trasformarla in una parola vuota, di dialogare con Roma senza esserne subalterna, di tenere insieme moderazione, competenza e identità territoriale, allora il nome di Lombardo torna inevitabilmente sul tavolo.

Lombardo ha governato Palazzo d’Orléans dal 2008 al 2012, esperienza interrotta da accuse poi rivelatesi infondate per le quali è stato assolto definitivamente, dopo una lunga esperienza all’ARS, alla Provincia e al Comune di Catania, al Parlamento europeo. È stato il fondatore del Movimento per le Autonomie, costruendo una delle esperienze autonomiste più significative della politica siciliana contemporanea. Questo è un dato politico che non può essere liquidato con una scrollata di spalle.

Un recente sondaggio rilanciato da una testata nazionale attribuirebbe ancora oggi a Lombardo un livello di consenso sorprendentemente elevato, vicino a un siciliano su tre. Se quel numero fosse confermato, la domanda diventerebbe ancora più scomoda,  come è possibile che una parte così consistente dell’elettorato continui a guardare con interesse a un presidente che ha lasciato Palazzo d’Orléans ormai da quattordici anni? La risposta forse è più semplice di quanto la politica politicante dei partiti voglia ammettere.

Lombardo può piacere o non piacere. Il suo governo può essere criticato, così come possono essere discussi i suoi errori, le sue scelte e le sue contraddizioni. Ma c’è una cosa difficilmente contestabile, Lombardo appartiene a una stagione politica nella quale il presidente della Regione aveva una precisa idea della Sicilia.

Non soltanto una lista di opere pubbliche. Non soltanto rapporti con i ministri. Non soltanto fotografie con leader nazionali. Come succede oggi. Ma una visione politica fondata sull’idea che lo Statuto Speciale non fosse un reperto archeologico da custodire in una teca, bensì uno strumento da utilizzare per difendere gli interessi dell’Isola.

Ed è proprio qui che la proposta diventa interessante. Perché oggi la Sicilia sembra avere smarrito una propria voce autonoma. Da una parte i partiti nazionali, con le loro logiche romane. Dall’altra una politica regionale spesso costretta a inseguire equilibri di partito, candidature, correnti e posizionamenti. In mezzo c’è la Sicilia. Che continua ad avere problemi strutturali enormi, infrastrutture, sanità, trasporti, occupazione, gestione dei rifiuti, acqua, dissesto idrogeologico, desertificazione industriale e fuga dei giovani.

E allora? Serve un altro presidente espressione degli equilibri nazionali oppure serve qualcuno che torni a mettere la Sicilia al centro?

La parola “autonomista” è stata spesso utilizzata come slogan. Lombardo, invece, ne ha fatto il centro della propria esperienza politica, fondando nel 2005 il Movimento per le Autonomie. La sua storia politica nasce nella Democrazia cristiana e attraversa poi CCD, UDC, nelle varie trasformazioni della politica italiana e infine l’esperienza autonomista.

E forse è proprio questa combinazione che oggi potrebbe tornare utile alla Sicilia, autonomismo senza estremismi, moderazione senza sudditanza, identità senza isolamento. Non una Sicilia contro l’Italia. Una Sicilia che sappia stare dentro l’Italia e dentro l’Europa con la forza dei propri interessi. Non chiedere continuamente concessioni. Pretenderne il rispetto quando sono previste dallo Statuto e dalla Costituzione. È una differenza enorme.

La vera obiezione è naturalmente una sola, Lombardo appartiene al passato. Ma è davvero così? Un politico dovrebbe essere giudicato esclusivamente dalla data di nascita?Oppure dalla capacità di interpretare il presente? Perché se un uomo politico, dopo anni lontano dalla Presidenza della Regione, continua a conservare una riconoscibilità e un consenso significativo, allora il problema non è necessariamente il suo ritorno. Il problema è capire perché una parte dell’elettorato continui a considerarlo credibile. E qui la politica dovrebbe interrogarsi, anziché scandalizzarsi.

Lombardo ha inoltre, come detto, attraversato vicende giudiziarie che hanno pesato profondamente sulla sua esperienza politica. Ma occorre ricordare anche l’esito definitivo del procedimento più noto, la Cassazione ha confermato nel 2023 l’assoluzione dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale.

Ed eccoci al punto. La nostra proposta non è “torni Lombardo perché potrebbe essere il meglio”. È molto più radicale, torniamo a discutere di quale presidente abbia bisogno la Sicilia. Un presidente con autorevolezza. Con esperienza amministrativa. Con conoscenza dei meccanismi istituzionali. Con una rete di rapporti nazionali ed europei riconoscibili. Ma soprattutto con una precisa idea dell’interesse della Sicilia e dei siciliani. E se questo identikit dovesse condurre a Raffaele Lombardo, perché impedirlo?

Perché la politica siciliana dovrebbe essere costretta a scegliere sempre e soltanto dentro il recinto delle candidature confezionate dai partiti nazionali? Perché non costruire, invece, una grande proposta autonomista e moderata, capace di parlare al centrodestra ma anche a quell’elettorato moderato, cattolico, civico e autonomista che non si riconosce più nelle contrapposizioni ideologiche? Lombardo potrebbe essere, in questa prospettiva, non il ritorno di un uomo, ma il ritorno della politica siciliana. LA SCOMMESSA È GRANDE. ED È PROPRIO PER QUESTO CHE VA FATTA

Naturalmente nessuno può pensare che basti riproporre il Lombardo del 2008. Sarebbe un errore. La Sicilia del 2026 è diversa. Serve un Lombardo diverso, più moderno, più europeo, più orientato alla programmazione, capace di parlare ai giovani, alle imprese, alle professioni e a una società civile che non vuole più assistere allo spettacolo permanente delle guerre interne ai partiti. Un progetto nuovo, non un’operazione nostalgia. Una squadra nuova. Un programma nuovo. Un patto nuovo con i siciliani. Una vera agenda autonomista. E, soprattutto, lavoro per impedire che la Sicilia continui a perdere ogni anno una parte del proprio futuro attraverso l’emigrazione dei giovani.

Forse la proposta è davvero controvento. Forse è politicamente improbabile. Forse molti la considereranno una provocazione. Ma una cosa è certa: se un nuovo sondaggio tra qualche mese dovesse riconfermare che circa un siciliano su tre guarda ancora con favore all’esperienza politica di Raffaele Lombardo, ignorare quel segnale sarebbe un errore. Lombardo è ancora un pezzo della discussione politica siciliana.

E allora facciamola questa discussione. Senza tabù. Senza veti. Senza la paura dei partiti. “La Sicilia può permettersi di continuare a rinunciare a una politica autenticamente siciliana?” Noi diciamo di no. E lanciamo una proposta che oggi può sembrare folle, nostalgica o addirittura provocatoria, RAFFAELE LOMBARDO PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA, un siciliano prima ancora che uomo di partito.

Non sarebbe un ritorno al passato. Potrebbe essere, paradossalmente, un tentativo di restituire un futuro alla politica siciliana. Perché una Regione Speciale che non esercita fino in fondo la propria specialità rischia di essere soltanto una Regione con uno Statuto Speciale. E la Sicilia, oggi più che mai, ha bisogno di tornare ad essere “speciale” anche nella qualità della propria politica.