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REGIONE SICILIANA SOTTO ESAME: ASSICURAZIONI, BROKER E GARE CHE FANNO SCATTARE L’ALLARME. SANITÀ, DOPO IL “LOSS ADJUSTING” IL BROKERAGGIO SU MISURA, QUANDO LA GARA PUBBLICA DIVENTA UN LABIRINTO PER POCHI

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di Giovanni Coriolano * –


Il caso della regione siciliana sul tema delle assicurazioni prende una piega pericolosa, oggi su La Repubblica viene pubblicato un articolo su un’indagine aperta per un bando presumibilmente su misura rispetto al brocheraggio del fondo pensioni regionale.

La domanda non è più soltanto chi gestisce le polizze della sanità siciliana. La domanda, adesso, è un’altra, chi viene messo, con trasparenza, nelle condizioni di determinare, valutare e quantificare i danni quando quelle polizze devono essere utilizzate? È qui che entra in scena il loss adjusting, una delle zone più specialistiche e meno conosciute del gigantesco mercato assicurativo legato alla sanità pubblica. E dopo aver seguito negli anni le procedure di brokeraggio e aver sollevato interrogativi anche sulle gare relative alla responsabilità civile sanitaria, oggi il tema torna prepotentemente d’attualità.

Non per una suggestione. Perché c’è una gara pubblica, ci sono atti, c’è un criterio tecnico preciso e c’è una domanda che merita una risposta altrettanto precisa. Perché premiare una certificazione professionale posseduta da un numero estremamente ristretto di professionisti, se non solo di uno?

  • IL CASO PAPARDO

Il caso concreto, di questa ultima inchiesta, è quello dell’Azienda Ospedaliera Papardo di Messina e della gara europea per il servizio di brokeraggio assicurativo pubblicata il 4 settembre 2026.

Nel Capitolato tecnico, all’articolo 4, punto 1.2, compare un criterio premiale relativo alla presenza di uno specialista dei danni in possesso della certificazione FUEDI/EPCA. A prima vista potrebbe sembrare una normale richiesta di qualificazione professionale. Ma è proprio qui che occorre fermarsi.

Perché FUEDI non è una certificazione qualsiasi, il riferimento è alla Federation of European Loss Adjusting Associations, mentre in Italia opera AIPAI, associazione di riferimento per i periti e loss adjuster assicurativi. Il problema non è quindi chiedersi se una competenza specialistica possa essere utile a un’azienda sanitaria. Certo che può esserlo.

Il problema è capire se, in una gara pubblica, quella specifica certificazione sia stata individuata sulla base di una reale e documentata esigenza tecnica oppure se, attraverso il sistema dei punteggi, finisca per produrre un effetto diverso: restringere concretamente la platea dei concorrenti. E questa differenza è tutt’altro che marginale.

  • LA PORTA È APERTA. MA QUANTI RIESCONO DAVVERO A ENTRARE?

Una gara può essere formalmente aperta al mercato e contemporaneamente contenere condizioni che, nella pratica, rendono molto più difficile la partecipazione di determinati operatori. È esattamente il punto sul quale occorre accendere i riflettori. Se un requisito o un criterio premiale fa riferimento a una certificazione posseduta da pochissimi professionisti, la domanda diventa inevitabile: era indispensabile proprio quella certificazione?

E ancora. Quali certificazioni alternative sono state considerate equivalenti? È stata effettuata una verifica della reale diffusione di quel titolo nel mercato italiano? Esiste un’istruttoria che dimostri perché quella specifica qualificazione sia stata ritenuta necessaria? Sono domande tecniche, non insinuazioni. E proprio per questo meritano risposte tecniche.

  • IL NOME CHE COMPARE NELL’ELENCO

Dalle verifiche richiamate nella documentazione disponibile emerge inoltre un elemento che merita attenzione: nell’elenco dei professionisti in possesso della certificazione compare anche Andrea Scapin, indicato come dipendente di Marsh S.p.A. Questo dato, da solo, non dimostra alcun collegamento illecito con la gara Papardo, né consente di affermare che il criterio sia stato costruito per favorire una determinata società.

Ma proprio perché non vogliamo confondere una coincidenza con una prova, la domanda diventa ancora più semplice. Quanti sono realmente i professionisti in Italia che possiedono quella specifica qualificazione e quanti operatori economici possono quindi valorizzarla concretamente in una procedura di gara? È questa la verifica che dovrebbe essere fatta. Non dopo l’aggiudicazione, ma preventiva.

  • E QUI TORNA IL PRECEDENTE DELLE GARE SANITARIE

Il tema non nasce oggi. Nelle nostre precedenti ricostruzioni avevamo già acceso i riflettori sulle procedure relative al tema assicurativo della sanità siciliana e sugli atti concernenti la RC sanitaria, evidenziando quelli che, a nostro giudizio, meritavano approfondimenti sui requisiti e sui criteri utilizzati nelle procedure.

Oggi compare un ulteriore livello. Non soltanto il broker. Il soggetto che entra nella macchina del sinistro, analizza il danno, lo valuta e contribuisce alla sua quantificazione. Il loss adjusting. Un mercato tecnico, altamente specializzato e potenzialmente molto rilevante economicamente. Ed è proprio quando un mercato diventa specialistico che la trasparenza deve aumentare, non diminuire.

  • LA DOMANDA PIÙ SCOMODA

Perché una pubblica amministrazione dovrebbe scegliere, tra le possibili qualificazioni professionali, proprio quella che — secondo le verifiche da approfondire — risulta posseduta da un numero molto limitato di operatori? Non basta rispondere: “È una certificazione di qualità”. La questione è un’altra. Era proporzionata all’oggetto della gara? E soprattutto,  è stata valutata l’effettiva incidenza di quel criterio sulla concorrenza?

Perché in una gara pubblica il problema non è soltanto evitare il requisito palesemente impossibile. Il problema è evitare anche quei meccanismi più sofisticati nei quali la concorrenza rimane scritta sulla carta, mentre i punti decisivi vengono assegnati sulla base di caratteristiche che molto pochi possono possedere.

IL “VESTITO SU MISURA” NON DEVE ESSERE DIMOSTRATO: DEVE ESSERE ESCLUSO

Qui bisogna essere chiari. Non stiamo affermando che la gara Papardo sia stata costruita per favorire qualcuno. Non lo dimostra, allo stato, il solo criterio contestato. Ma una cosa è altrettanto certa,  quando una procedura pubblica attribuisce un vantaggio competitivo collegato a una qualificazione estremamente rara, l’amministrazione deve essere in grado di spiegare perché.

E deve poterlo fare con gli atti. Con l’istruttoria. Con le motivazioni. Con l’analisi del mercato. Con la dimostrazione che quella scelta non abbia prodotto una restrizione sproporzionata della concorrenza. Altrimenti il sospetto — non la prova — nasce inevitabilmente dalla struttura stessa della procedura.

  • DAL BROKER AL LOSS ADJUSTER: LA FILIERA VA GUARDATA TUTTA

Ed è questo il punto politico-editoriale della vicenda. Per anni il cittadino ha sentito parlare di premi assicurativi, broker, polizze, sinistri e risarcimenti. Molto meno si è parlato di chi sta in mezzo alla filiera. Chi seleziona. Chi gestisce. Chi valuta. Chi quantifica. Chi determina tecnicamente.

È lì che si muovono interessi economici importanti. E se la Regione, le ASP e le Aziende ospedaliere utilizzano procedure pubbliche per affidare questi servizi, allora quelle procedure devono essere leggibili fino all’ultima riga. Non soltanto dagli addetti ai lavori. Anche dai cittadini.

  • ADESSO SERVONO LE CARTE

La nostra domanda non è “chi deve vincere?” È molto più elementare, perché quel criterio? Chi lo ha proposto? Chi lo ha istruito? Quali alternative sono state valutate e se sono state valutate? Quanti professionisti italiani possiedono effettivamente quella certificazione? Quanti operatori economici possono concretamente utilizzarla per ottenere il punteggio?

E soprattutto, quale studio di mercato dimostra che quel criterio non abbia ristretto artificialmente la concorrenza? Sono domande alle quali una pubblica amministrazione non dovrebbe avere difficoltà a rispondere. Perché quando si spendono soldi pubblici, la trasparenza non è un favore concesso ai giornalisti. È un obbligo verso i cittadini.

E questa volta non intendiamo fermarci alla superficie. Dal broker al loss adjuster, dalle polizze ai sinistri, dai capitolati ai criteri di punteggio, vogliamo ricostruire l’intera filiera. Perché se il sistema è limpido, le carte lo dimostreranno. Se invece qualcuno ha davvero confezionato un vestito su misura, saranno sempre le carte a raccontarlo. Occorre trasparenza in tutte le occasioni che ad un primo esame sembrano essere molto, molto, oscure.