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RAZZA: UNA FERROVIA NON SI DISMETTE, L’EUROPA INSEGNA CHE IL FUTURO VIAGGIA SUI BINARI

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Dalle parole dell’eurodeputato Ruggero Razza una riflessione che va oltre la Ferrovia delle Arance, se l’Europa investe sul treno, perché la Sicilia dovrebbe rinunciare ai suoi binari?


«Negli anni scorsi la Sicilia – inizia così Razza- ha puntato sui percorsi dei treni storici come esperienza turistica ma anche per esaltare l’identità dei luoghi. Ricordo ancora la collaborazione con la Fondazione Ferrovie dello Stato che ha portato per decine di migliaia di persone il ricordo di una Sicilia che di solito non si vede e non si conosce. Ecco perché mi unisco all’appello del Comitato di Difesa della Ferrovia delle Arance. Se i sindaci del territorio della provincia di Catania e della provincia di Enna e i tantissimi cittadini chiedono un momento di valutazione serena, penso abbiano il diritto di ricevere ascolto».

Le parole dell’on. Ruggero Razza, eurodeputato, introducono nella discussione sulla Ferrovia delle Arance un elemento che va oltre la legittima difesa di una singola tratta ferroviaria. C’è, infatti, una questione più grande, che idea di mobilità e di sviluppo vogliamo costruire per la Sicilia?

La dichiarazione di Razza parte dalla memoria, dalla cultura e dal turismo. Ma proprio per il ruolo istituzionale che ricopre oggi, quella riflessione può e deve diventare una considerazione politica più ampia.

«Perché il treno storico -continua Razza- non è soltanto un viaggio nel passato. È la dimostrazione concreta che una ferrovia può essere contemporaneamente infrastruttura, memoria, turismo, identità territoriale e strumento di sviluppo.  Le migliaia di persone che hanno attraversato la Sicilia sui treni storici hanno scoperto territori che normalmente rimangono fuori dai grandi circuiti turistici. Hanno visto paesaggi, piccoli centri, campagne, vallate e luoghi che proprio il viaggio lento sui binari permette di conoscere. Se quei binari hanno ancora oggi un valore turistico e identitario, perché dovremmo considerarli definitivamente inutili dal punto di vista infrastrutturale? È questa la domanda che la vicenda della Ferrovia delle Arance pone alla politica. E qui il ragionamento deve necessariamente allargarsi all’Europa. L’Unione europea sta andando nella direzione del rafforzamento del trasporto ferroviario. La Commissione europea considera la ferrovia uno dei pilastri della mobilità sostenibile e continua a destinare una quota rilevante degli investimenti infrastrutturali europei al settore ferroviario. Nel 2025, il 77% dei fondi assegnati dall’UE attraverso il Connecting Europe Facility per 94 progetti di trasporto è stato destinato alla ferrovia. Non è un dettaglio. È una scelta strategica. L’Europa non sta dicendo: «il treno appartiene al passato. Sta dicendo esattamente il contrario. Sta investendo per aumentare la capacità ferroviaria, migliorare i collegamenti, rafforzare l’intermodalità e spostare una parte crescente della mobilità dalla strada alla ferrovia. La stessa strategia europea punta a raddoppiare il traffico ferroviario e ad alta velocità entro il 2030 e a raddoppiare il traffico merci su ferro entro il 2050. E allora la domanda per la Sicilia diventa inevitabile. Possiamo davvero pensare di affrontare il futuro cancellando le infrastrutture ferroviarie del passato? La questione non è essere contro le piste ciclabili. Al contrario. La mobilità dolce rappresenta una straordinaria opportunità per i nostri territori. Ma intermodalità non significa sostituzione. Significa mettere insieme treno, bicicletta, autobus, mobilità elettrica e altri sistemi di trasporto. Una pista ciclabile può essere realizzata. Una rete ferroviaria può essere valorizzata. Le due cose possono e dovrebbero convivere. Il vero errore sarebbe trasformare la realizzazione di una pista ciclabile nella definitiva cancellazione della possibilità di utilizzare domani quei binari. Perché una pista ciclabile si può progettare. Un sedime ferroviario cancellato, occupato o trasformato in modo irreversibile è molto più difficile da recuperare».

E qui il ruolo di un eurodeputato diventa particolarmente significativo. Razza non interviene soltanto come politico siciliano che conosce il territorio. Interviene da rappresentante del Parlamento europeo, cioè di quell’istituzione che partecipa alla costruzione delle politiche comunitarie sulla mobilità e sulle infrastrutture. Per questo la sua affermazione dovrebbe essere portata fino in fondo.

Se è giusto ascoltare i sindaci da Catania, Città Metropolitana, ad Enna che chiedono una «valutazione serena», quella valutazione dovrebbe riguardare non soltanto il destino immediato della Ferrovia delle Arance, ma la sua possibile funzione futura.

Bisogna chiedersi chi ha stabilito che quella linea non potrà più servire alla mobilità siciliana? Quando è stata assunta questa decisione? Sulla base di quali studi?Quale analisi costi-benefici è stata fatta? Quale previsione è stata elaborata sulla mobilità dei prossimi venti o trent’anni? E soprattutto: è davvero strategicamente sensato rinunciare oggi a un’infrastruttura ferroviaria in un momento storico nel quale l’Europa torna a puntare con forza proprio sulla ferrovia?

Queste non sono domande nostalgiche. Sono domande di programmazione. Una ferrovia dismessa non è necessariamente una ferrovia inutile. Può essere un’infrastruttura da recuperare. Può essere destinata al trasporto merci e passeggeri. Può diventare parte di un sistema turistico. Può essere utilizzata per collegare aree interne e territori costieri. Può integrarsi con la mobilità ciclabile. Può persino diventare una componente di un modello turistico fondato sul turismo lento e sulla scoperta dei territori. La stessa esperienza richiamata da Razza dimostra che il treno può far conoscere una Sicilia che normalmente non si vede e non si conosce. La scelta più intelligente è  un’altra,conservare il sedime, valorizzarlo, renderlo fruibile e progettare una vera infrastruttura intermodale.

Per questo l’appello di Razza non dovrebbe essere archiviato come una semplice presa di posizione sulla Ferrovia delle Arance. Quelle parole aprono una questione molto più ampia. Se l’Europa considera il treno una delle infrastrutture strategiche del futuro, la Sicilia può permettersi di considerare le proprie ferrovie soltanto come testimonianze del passato?