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Politica

DA TIKTOK AL COMUNE: A CATANIA LA POLITICA A COLPI DI REEL

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Prima si denunciano i problemi con lo smartphone, poi si preparano le liste. Gli influencer sbarcano in politica e Trantino diventa il “nemico” da battere

A Catania la politica ha finalmente trovato il suo social network preferito: TikTok.

Da mesi il nuovo metodo di denuncia è semplice: si prende uno smartphone, si inquadra una discarica, una strada disastrata, una barriera architettonica o un servizio che non funziona e si preme “rec”. Adesso, però, arriva il secondo tempo: dal reel alla candidatura.

Il caso più curioso è quello di Gaetano Finocchiaro, influencer della Pescheria con quasi 180 mila follower. Nei giorni scorsi è comparso con una maglietta con scritto “Librino chiama Catania”, annunciando: «Questo è il mio partito». E potrebbe esserne il capolista.

Non è uno scherzo, assicura Maurizio Loritto, anima di “Catania Civica”, piattaforma nata con un obiettivo dichiarato senza troppi giri di parole: “cacciare il sindaco Enrico Trantino” e poi fare le primarie. Le firme raccolte sarebbero già 1.300.

E non finisce qui. C’è anche “99 per cento”, altra lista legata a un volto dei social, mentre si moltiplicano contatti e dialoghi con pezzi della politica tradizionale.

Insomma, un tempo per entrare in politica servivano una tessera, una sezione di partito e anni di gavetta. Oggi sembrano bastare uno smartphone, un buon algoritmo e qualche centinaio di migliaia di visualizzazioni.

La rivoluzione, però, non riguarda soltanto gli influencer. Anche i politici hanno capito che il vecchio comunicato stampa ormai rischia di avere meno visualizzazioni di un gatto che cade dal divano. Così alla Plaia il consigliere Graziano Bonaccorsi e Francesco Sanfilippo utilizzano TikTok per mostrare rifiuti e degrado. E non sono solo loro. Il problema viene denunciato con ironia, il video gira e la politica diventa contenuto.

E forse è proprio questo il punto. Liquidare tutto come una buffonata sarebbe un errore. Se una persona con 180 mila follower riesce a parlare a cittadini che non ascoltano più partiti e istituzioni, allora il fenomeno merita attenzione.

Ma attenzione anche al contrario, un reel può mostrare benissimo un problema, molto meno bene può spiegare come risolverlo. Perché amministrare Catania non significa soltanto trovare una discarica, filmarla e indignarsi. Significa trovare i soldi, fare un progetto, affidare i lavori, rispettare le procedure e soprattutto assumersi la responsabilità del risultato.

Ed è qui che finisce TikTok e comincia la politica vera. Perché un follower non è automaticamente un elettore, un like non è una preferenza e un video virale non è un programma di governo. Trantino, intanto, è diventato il bersaglio dichiarato della nuova galassia civico-social.

La campagna elettorale sembra già avere i trailer. Mancano soltanto le elezioni. E allora vedremo se gli influencer riusciranno a trasformare i follower in voti. Perché nella cabina elettorale non ci sarà il pulsante “mi piace”. Ci sarà una matita. E quella non segue ancora l’algoritmo.