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STAZIONE SAN MARCO, I 2,5 MILIONI SOTTO LA LENTE. OGGI SCRIVIAMO DEL FUMO DOMANI DELL’ARROSTO.

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L’analisi tecnica della documentazione fa emergere una serie di interrogativi. E mentre il Comune annuncia il recupero dell’ex stazione, dagli atti pubblicamente reperibili non emergono ancora con chiarezza molteplici questioni. Non è una prova di irregolarità, ma è una lacuna documentale che deve essere chiarita.Trasparenza dopo gli  anni di oscurantismo. Il sospetto che sia un’operazione bipartisan


 

PATERNÒ — La storia della stazione San Marco è una storia che viene da lontano.

Un progetto nato nel percorso di valorizzazione della vecchia Ferrovia delle Arance, entrato nel circuito del cosiddetto Bando Periferie, passato attraverso diverse fasi amministrative e progettuali, nel 2016 e arrivato oggi alla fase dell’esecuzione con un finanziamento complessivo di 2,5 milioni di euro.

Il Comune di Paternò ha annunciato ufficialmente il 6 maggio 2026 la firma del contratto con l’impresa incaricata dei lavori, descrivendo l’intervento come una grande operazione di rigenerazione urbana destinata a trasformare l’ex stazione in un centro culturale e polo di aggregazione socio-educativo. L’amministrazione ha indicato l’avvio dei lavori per giugno 2026, ma ancora…

Un progetto importante, dunque. Ma proprio perché importante — e soprattutto perché finanziato con 2,5 milioni di euro di risorse pubbliche — merita una lettura molto più approfondita degli annunci istituzionali.

QTSicilia ha raccolto e collazionato una serie di elementi provenienti dall’analisi di documentazione amministrativa e dalle valutazioni di tecnici che hanno esaminato gli atti. Il quadro che emerge non consente di parlare, allo stato, di illeciti accertati. Consente però di porre una serie di domande precise. E alcune riguardano direttamente il cuore dell’esecuzione dell’opera.


  • 2,5 milioni per una stazione di circa 500 metri quadrati: il primo campanello d’allarme è il metodo di calcolo

Una prima valutazione tecnica ha messo sotto osservazione il rapporto tra l’importo complessivo del finanziamento e la superficie dell’edificio interessato. Se si considera una superficie di intervento di circa 500 metri quadrati, il rapporto matematico tra i 2,5 milioni complessivi e la superficie produce un valore di circa 5.000 euro al metro quadrato. Naturalmente, sarebbe scorretto utilizzare questo dato per sostenere che il fabbricato costi 5.000 euro al metro quadrato. Il finanziamento comprende infatti anche sistemazioni esterne, verde, impianti, spese tecniche, IVA, arredi, imprevisti ed altre voci. Ed è proprio qui che nasce il problema.

  • Quanto dei 2,5 milioni serve realmente a recuperare l’edificio e quanto viene assorbito da tutto ciò che sta intorno all’edificio?

Secondo una valutazione tecnica preliminare, utilizzando come riferimento i prezzari regionali vigenti, il costo massimo indicativo per consolidamento e adeguamento funzionale, comprensivo di oneri tecnici e IVA, potrebbe collocarsi intorno ai 2.300 euro al metro quadrato. Si tratta, va sottolineato, di un parametro da verificare sul progetto concreto e non di una perizia definitiva. Ma il confronto è sufficiente per chiedere all’amministrazione di rendere leggibile il computo metrico completo dell’intervento.


  • IL NUMERO CHE COLPISCE: SOLO IL 34,58% PER EDIFICI E IMPIANTI

La ricostruzione economica effettuata sulla base dei dati disponibili produce una fotografia particolarmente interessante.

Su 2.500.000 euro complessivi:

  • circa 864.530 euro riguarderebbero edifici e impianti;
  • circa 501.940 euro riguarderebbero verde, spazi esterni e accessori;
  • circa 679.492 euro sarebbero somme a disposizione;
  • circa 454.037,61 euro sarebbero economie derivanti dal ribasso.

La voce edifici e impianti rappresenterebbe quindi circa il 34,58% del finanziamento complessivo. Il restante 65,42% comprende invece opere esterne, somme accessorie ed economie. Questo dato non dimostra automaticamente alcuna anomalia. Ma pone una domanda inevitabile: perché un intervento presentato principalmente come recupero e rifunzionalizzazione della stazione concentra una quota così significativa delle risorse fuori dal fabbricato?


  • IL VERDE DA 635 MILA EURO: È QUESTA LA VOCE DA APRIRE

Tra i numeri esaminati dai tecnici ce n’è uno che merita particolare attenzione. Si tratta dei circa 635.608,66 euro originariamente previsti per “verde attrezzato e accessori”. Una cifra superiore a quella destinata, secondo la ricostruzione disponibile, al fabbricato e agli impianti. È una spesa illegittima? Non lo si può affermare.

Può essere perfettamente giustificata se comprende una vasta area esterna, opere di sistemazione del terreno, impianti, percorsi, accessibilità, illuminazione, drenaggi, arredi e altre lavorazioni consistenti. Ma proprio per questo il Comune deve mostrare il dettaglio delle lavorazioni. Non basta una macrovoce. Serve il computo metrico. Serve sapere quanti metri quadrati di area esterna vengono interessati. Serve conoscere quali opere sono previste, quali materiali, quali quantità e quali prezzi unitari. Perché è qui che si potrà stabilire se i 635 mila euro sono una cifra coerente con le opere previste oppure no.


  • LE ECONOMIE DA RIBASSO: 454 MILA EURO CHE NON SONO LAVORI

Un altro elemento deve essere separato dal resto. I circa 454.037,61 euro indicati come economie derivanti dal ribasso non rappresentano una spesa prevista nel contratto. L’impresa aggiudicataria ha infatti applicato un ribasso del 23,854%. I dati indicati per l’aggiudicazione sono: ARES S.r.l.

  • importo netto lavori: € 1.317.604,33;
  • oneri sicurezza: € 48.865,67;
  • importo contrattuale: € 1.366.470,00 oltre IVA.

Il ribasso, evidentemente, non è di per sé un’anomalia. La questione riguarda piuttosto la destinazione delle economie. Che cosa è stato deciso di fare con quei 454 mila euro? Sono rimasti economie? Sono stati riprogrammati? Sono stati destinati ad altre attività? Sono state richieste autorizzazioni per il loro eventuale riutilizzo? Anche queste risposte devono essere ricostruibili dagli atti, ma non lo sono.


  • IL SECONDO FRONTE: OLTRE 130 MILA EURO PER DL E SICUREZZA

Ed è qui che la vicenda assume un altro profilo.

Nel quadro economico risultano previste:

€ 79.675,79 per la Direzione dei lavori e € 50.591,24 per il coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione. Insieme fanno oltre 130 mila euro. Sono somme tutt’altro che marginali. Eppure, nella documentazione pubblicamente reperibile finora esaminata, non risulta individuato con chiarezza:

  • il direttore dei lavori;
  • l’atto di affidamento della direzione lavori;
  • il relativo CIG;
  • il disciplinare d’incarico;
  • la costituzione dell’ufficio di direzione lavori;
  • il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione;
  • il relativo affidamento;
  • il relativo CIG;
  • il verbale di consegna dei lavori.

Questo non significa che tali atti non esistano. Potrebbero essere stati adottati con modalità differenti, essere confluiti in altri provvedimenti, essere stati pubblicati in una sezione diversa dell’albo o non risultare correttamente indicizzati. Ma il problema resta. Per un’opera da 2,5 milioni di euro, la filiera documentale della fase esecutiva deve essere immediatamente leggibile.

  • IL DIRETTORE DEI LAVORI NON È UN DETTAGLIO

Qui occorre essere particolarmente precisi. Il D.Lgs. 36/2023, all’articolo 114, disciplina la direzione e l’esecuzione dei contratti di lavori. L’Allegato II.14 disciplina, tra l’altro, le attività del direttore dei lavori e le modalità della consegna dei lavori.  Il direttore dei lavori è una figura centrale nell’esecuzione del contratto. È il soggetto che, nell’ambito delle proprie competenze, sovrintende all’esecuzione tecnica dell’opera, controlla la corretta esecuzione delle lavorazioni e gestisce gli adempimenti previsti dalla normativa. Per la consegna dei lavori, l’Allegato II.14 attribuisce al DL specifiche funzioni.

Per questo la domanda è semplice: se il cantiere è realmente entrato nella fase di esecuzione, chi è il direttore dei lavori? E soprattutto: dove si trova l’atto che lo nomina?

  • IL COMUNE AVEVA ANNUNCIATO L’AVVIO DEI LAVORI A GIUGNO

Questo elemento rende la domanda ancora più concreta. Il Comune, nel proprio comunicato del 6 maggio, ha dichiarato che l’inizio dei lavori era previsto per giugno 2026. Siamo ormai alla fine di agosto. Se nel frattempo si sono svolte esclusivamente attività preliminari — sopralluoghi, rilievi, organizzazione logistica o attività propedeutiche — il problema può avere una spiegazione. Ma se sono state materialmente avviate lavorazioni contrattuali, occorre poter individuare la documentazione relativa all’avvio dell’esecuzione.

E quindi almeno:

  1. la nomina del direttore dei lavori;
  2. l’eventuale nomina del coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione;
  3. il verbale di consegna ordinaria oppure di consegna d’urgenza, ove ricorrano i presupposti;
  4. l’eventuale verbale di avvio anticipato;
  5. la documentazione relativa alla sicurezza;
  6. il POS dell’impresa e la relativa verifica;
  7. gli ulteriori documenti di cantiere previsti dalla normativa.

Non si sostiene che questi documenti non esistano. Si sostiene che, allo stato della ricerca effettuata, non sono stati individuati nel percorso documentale pubblicamente reperibile. La differenza è sostanziale. Ed è proprio per questo che il Comune dovrebbe semplicemente pubblicarli.

  • CHI HA SEGUITO LA STORIA DELLA STAZIONE SAN MARCO?

La ricostruzione degli atti consente inoltre di individuare una serie di protagonisti amministrativi e progettuali. Tra i nominativi accertati risultano:

Domenico Benfatto, Architetto, responsabile originario dell’intervento e RUP nella fase precedente, successivamente collocato in quiescenza.
Giuseppe Giunta, Architetto, capogruppo del raggruppamento temporaneo di professionisti cui sarebbe stata affidata la progettazione definitiva ed esecutiva con la determinazione n. 64/2018.
Jordi Bellmunt, Architetto, urbanista e paesaggista, indicato nelle fonti pubbliche come figura guida del gruppo progettuale.
Agata Buscemi, Architetta e componente del gruppo di progettazione. Gregorio Tosi, Componente del gruppo di progettazione.
Giuseppe Pinto, Componente del gruppo di progettazione. Salvatore Giovanni Ferlito Componente del gruppo di progettazione. Laura Santagati Architetta e componente del gruppo progettuale. Elena Maria Teghini Responsabile del IV Settore Lavori Pubblici e RUP nella fase più recente dell’intervento. Risulta coinvolta nell’approvazione del progetto esecutivo aggiornato e nella successiva aggiudicazione. Giuseppe Cotruzzolà RUP/responsabile della fase di affidamento presso la Centrale unica di committenza, secondo la documentazione di gara. ARES S.r.l. Impresa aggiudicataria dei lavori. Questa è la parte della filiera che è stata possibile ricostruire. Ma manca ancora un tassello fondamentale.
  • IL NOME CHE MANCA: CHI DIRIGE IL CANTIERE?

La domanda giornalisticamente più importante è proprio questa.

Nel quadro economico sono previsti 79.675,79 euro per la direzione lavori.

Ma dagli atti finora reperiti non emerge in modo chiaro il nominativo del professionista.

Il nome di Elena Maria Teghini non risolve automaticamente il problema: dagli atti esaminati risulta come RUP e responsabile del settore, ma questo non consente da solo di identificarla come direttore dei lavori.

Per stabilire chi sia il DL occorre l’atto specifico di nomina o di affidamento.

Ed è proprio questo documento che oggi QTSicilia chiede di vedere.

  • NON C’È SOLO IL DIRETTORE DEI LAVORI. Il problema documentale non riguarda soltanto il DL.

Nel quadro economico risultano infatti altre prestazioni per le quali, nella documentazione finora reperita, non è stato possibile individuare con certezza l’affidatario.

Prestazione Importo previsto Affidatario individuato?
Aggiornamento prezzi progetto esecutivo € 26.720,00 Non chiaramente individuato
Direzione lavori € 79.675,79 Non individuato
Coordinamento sicurezza in esecuzione € 50.591,24 Non individuato
Attestazione prestazione energetica € 4.444,43 Non individuato
Supporto al RUP € 7.418,67 Non individuato
Alta sorveglianza Soprintendenza € 770,79 Non individuato
Verifica e validazione progetto Da ricostruire Non individuato
Commissione gara lavori Da ricostruire Non individuata negli atti reperiti

Non è una lista di “irregolarità”. È una lista di documenti da cercare. E questa distinzione, in un’inchiesta giornalistica seria, deve essere mantenuta.

  • DAL 2015 AL 2026: QUATTRO FASI, UNA SOLA DOMANDA

La storia può essere sostanzialmente divisa in quattro periodi.

2015–2016: l’idea

La stazione San Marco entra nel percorso di valorizzazione territoriale promosso da SUdS – Stazioni Unite del Simeto e viene inserita nel progetto collegato al Bando Periferie. SUdS va distinta dagli incarichi professionali comunali, è un soggetto promotore del percorso territoriale e non, per quanto emerge, un professionista incaricato dal Comune.

2018: la progettazione.

Viene affidata la progettazione definitiva ed esecutiva al raggruppamento con capogruppo l’architetto Giuseppe Giunta.

Il gruppo progettuale comprende, secondo le fonti pubbliche, anche Bellmunt, Buscemi, Tosi, Pinto, Ferlito e Santagati.

2025–2026: il progetto arriva alla gara.Nel dicembre 2025 viene approvato il progetto esecutivo e viene avviata la procedura di affidamento.

Nel febbraio 2026 parte la procedura di gara.

Il 16 aprile 2026 viene disposta l’aggiudicazione ad ARES S.r.l.

2026: la fase esecutiva

A questo punto la macchina amministrativa dovrebbe entrare nella fase più delicata:

consegna, sicurezza, direzione dei lavori, controllo dell’esecuzione, contabilizzazione e collaudo.

Ed è proprio qui che la documentazione pubblicamente reperibile, secondo la ricerca effettuata, appare meno completa.

  • IL PRECEDENTE PROGETTO E LA QUESTIONE DEGLI AFFIDAMENTI

C’è poi una seconda questione che merita un approfondimento separato. La cifra di 2,5 milioni di euro non nasce nel 2026. Il Comune colloca l’origine del percorso nel 2016 e collega il finanziamento al programma “Bando Periferie”.

Secondo le informazioni tecniche raccolte, l’originaria richiesta avrebbe fatto riferimento alla medesima cifra senza essere accompagnata, nella fase iniziale, da un livello di dettaglio economico paragonabile a quello di un progetto esecutivo, come computo metrico e quadro economico definitivo.

Se questo è corretto, bisogna ricostruire come si è passati dalla prima quantificazione del finanziamento al progetto oggi posto a gara. E soprattutto occorre verificare quali spese tecniche siano state sostenute nelle varie fasi, con quali affidamenti e con quali fonti finanziarie. Anche qui non si può parlare di illegittimità senza esaminare gli atti. Ma è un punto che merita un’indagine documentale.

  • UNA CORREZIONE GIURIDICA CHE NON È SECONDARIA

Nel materiale tecnico ricevuto da QTSicilia compariva un riferimento all’“articolo 14 del Decreto Legislativo n. 36/2003”.

Anche il tema del possibile frazionamento artificioso degli affidamenti deve quindi essere analizzato alla luce della normativa effettivamente applicabile, degli importi, delle date e della natura delle singole prestazioni.

Per questo, anche su questo punto, servono gli atti.

  • LA COMMISSIONE STRAORDINARIA NON È L’ORIGINE DELLA VICENDA

C’è un’altra precisazione necessaria. La storia della stazione San Marco nasce diversi anni prima dell’attuale gestione commissariale. Il Comune stesso colloca il percorso strategico dell’intervento nel 2016, mentre la progettazione definitiva ed esecutiva risale alla fase amministrativa precedente.

Pertanto non è attribuibile  alla Commissione straordinaria la responsabilità politica dell’origine del progetto. Ma questo non esonera l’attuale amministrazione straordinaria dal dovere di verificare ogni passaggio amministrativo e finanziario ereditato. Anzi. In un Comune che ha attraversato una fase di scioglimento e commissariamento, la trasparenza dovrebbe essere ancora più rigorosa.

  • LE DIECI DOMANDE DI QTSICILIA

A questo punto la nostra redazione pone all’amministrazione comunale una serie di domande molto semplici.

1. Chi è alla data odierna il proprietario dell’immobile?

2. Chi è il direttore dei lavori della stazione San Marco? Qual è l’atto con cui è stato nominato?

3. Qual è il relativo CIG e qual è l’importo dell’incarico?

4. Chi è il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione?

5. Qual è il relativo atto di affidamento?

6. È stato redatto il verbale di consegna dei lavori? Se sì, in quale data?

7. Se i lavori sono stati avviati, si tratta di consegna ordinaria, anticipata o d’urgenza?

8. Dove sono il computo metrico e il dettaglio dei circa 635.609 euro destinati a verde e accessori?

9. Qual è la destinazione delle economie di circa 454.038 euro generate dal ribasso?

10. Chi sono gli affidatari delle prestazioni tecniche per oltre 130 mila euro previste per direzione lavori e sicurezza?

Sono domande alle quali, in presenza degli atti, dovrebbe essere relativamente semplice rispondere.

  • EMERGERE TUTTA LA VERITÀ DOCUMENTALE

La stazione San Marco merita di essere recuperata. Non c’è dubbio. Un edificio storico abbandonato può diventare davvero un luogo di cultura, formazione, aggregazione e memoria. Ma proprio perché l’obiettivo è importante, non può essere l’entusiasmo per il risultato finale a far passare in secondo piano la trasparenza del percorso amministrativo.

Due milioni e mezzo di euro non sono una cifra simbolica. Sono denaro pubblico. E quando si parla di denaro pubblico ogni voce deve essere leggibile. Ogni incarico deve avere un nome. Ogni professionista deve avere un atto. Ogni cantiere deve avere un responsabile dell’esecuzione. Ogni consegna deve avere un verbale. Ogni euro deve poter essere ricondotto a una prestazione.

Oggi QTSicilia non sostiene che alla stazione San Marco ci siano stati illeciti, ma che tutto il percorso sia stato scandaloso.

Sostiene qualcosa di più semplice e, allo stesso tempo, più importante: alcuni passaggi devono essere documentati pubblicamente in modo completo. Perché se tutto è regolare, saranno proprio i documenti a dimostrarlo. E se invece dai documenti dovessero emergere criticità, saranno gli stessi documenti a consentire agli organi competenti di accertarle.

Oggi ci limitiamo alla ricostruzione della storia di dieci anni. Il fumo. Ma sull’arrosto, QTSicilia continuerà a scavare nelle carte e oltre, in fondo iniziamo oggi a riscrivere. E ne vedremo delle belle.