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Pergusa, un gioiello lasciato marcire: il degrado di un’area che potrebbe vivere di natura, sport e turismo

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Pergusa dovrebbe essere una delle grandi vetrine turistiche di Enna. Invece, le immagini che ci arrivano raccontano un’altra storia, erba alta, percorsi inghiottiti dalla vegetazione, attrezzature per bambini sommerse dalle erbacce, materiale vegetale abbandonato e spazi pubblici che danno l’impressione di essere stati dimenticati.

Le fotografie che ci sono state inviate sono difficili da liquidare come una semplice questione di “verde un po’ trascurato”. In una delle immagini, la vegetazione invade direttamente la pavimentazione; in un’altra circonda quasi completamente le attrezzature dell’area giochi. In una terza compare un consistente accumulo di rami e materiale vegetale. Non possiamo stabilire dalle sole fotografie da quanto tempo quel materiale sia presente, né possiamo affermare che le attrezzature siano pericolose. Ma una cosa è incontestabile: la fruibilità e l’immagine di quell’area risultano pesantemente compromesse.

E la domanda è inevitabile. Possibile che un luogo come Pergusa debba essere presentato in questo modo? Lago e Oasi di Pergusa non è un posto qualsiasi. È un’area di straordinario valore paesaggistico e naturalistico, inserita in un contesto di tutela ambientale. È proprio questa caratteristica che dovrebbe rappresentare una risorsa, non una condanna all’abbandono.

Qui il paradosso è enorme, mentre tanti territori cercano disperatamente un lago, un’area naturalistica, un circuito automobilistico storico o un elemento capace di attirare visitatori, Pergusa possiede tutte queste cose e non riescono a valorizzarle.

Il verde non può diventare una scusa per il degrado Sia chiaro in un’area naturale la vegetazione spontanea è parte dell’ambiente. Ma un’area naturale non significa un’area senza manutenzione. Un percorso destinato alla fruizione pubblica deve poter essere percorso. Un’area giochi deve essere accessibile. Un cestino deve essere raggiungibile. Le superfici pavimentate non dovrebbero essere progressivamente riconquistate dalla vegetazione.

La differenza tra natura e abbandono sta proprio nella capacità di gestire il territorio senza distruggerne il valore naturalistico. Ed è questa la questione che a Pergusa si deve affrontare.

E poi c’è l’autodromo, un’altra occasione che non può essere sprecata. Qui la vicenda diventa ancora più assurda. Per mesi il destino dell’Autodromo di Pergusa è sembrato segnato dalla liquidazione. Nel febbraio 2026 il Consiglio comunale aveva respinto il tentativo di revocare la precedente decisione, l’ente sarebbe rimasto in liquidazione e il patrimonio avrebbe dovuto essere trasformato in denaro per soddisfare i creditori. 

Ma oggi la situazione è cambiata. Nel luglio 2026 lo stato di liquidazione è stato revocato e il Consorzio è tornato operativo; il nuovo assetto prevede il rilancio dell’autodromo e il nuovo sito ufficiale dell’ente pubblicizza già iniziative e manifestazioni motoristiche per il 2026-2027. Quindi non è corretto oggi parlare semplicemente di “autodromo dismesso”.

È però doveroso ricordare che la dismissione è stata concretamente sul tavolo, e che per un periodo il territorio ha rischiato di perdere definitivamente uno dei suoi elementi più caratterizzanti. E sarebbe un errore imperdonabile riproporre la vecchia contrapposizione, natura contro motori. La vera sfida dovrebbe essere, natura + sport + turismo + cultura.

Lo stesso nuovo progetto dell’Ente Autodromo parla infatti di un rilancio sostenibile, con manutenzione, sicurezza, partnership e coinvolgimento di università, scuole, imprese e operatori turistici.  Pergusa potrebbe essere una destinazione. Non soltanto un luogo da attraversare.

Immaginiamo quello che potrebbe esserci. Un lago curato e accessibile. Percorsi naturalistici realmente fruibili. Un’area verde pulita e manutenuta. Punti panoramici. Informazioni sulla fauna e sulla storia del lago. Eventi tematici. L’autodromo recuperato e messo in sicurezza. Manifestazioni automobilistiche, sportive e culturali. Strutture ricettive. Ristorazione. Escursioni. Attività per famiglie. Turismo sportivo. Turismo naturalistico.

E soprattutto un sistema integrato, nel quale il visitatore non arriva a Pergusa per una singola manifestazione e riparte, ma rimane sul territorio, visita Enna, mangia nei ristoranti, soggiorna nelle strutture ricettive e scopre l’entroterra. È questo l’indotto che si rischia di perdere. Il problema è una mentalità. E la politica che fa? Vede una risorsa straordinaria e trattarla come una cosa ordinaria.

È avere un lago, una riserva, un circuito storico e un paesaggio di grande valore e poi lasciare che la prima impressione del visitatore sia quella di un luogo devastato. È ancora più grave perché il degrado documentato nelle fotografie non richiede necessariamente grandi opere milionarie.

In molti casi servono cose elementari, pulizia, sfalcio, manutenzione, controllo, programmazione e responsabilità. E soprattutto serve qualcuno che consideri Pergusa una priorità.

Una domanda alle istituzioni, a chi amministra Enna, al Libero Consorzio, agli organismi che hanno competenze sull’area e all’Ente Autodromo chiediamo una cosa molto semplice. Qual è la visione complessiva per Pergusa? Non singoli interventi. Non comunicati. Non promesse. Una visione. Un cronoprogramma. Chi fa cosa. Con quali risorse. Quando.

E soprattutto: come si intende trasformare Pergusa da problema amministrativo a grande attrattore turistico della provincia di Enna. Perché continuare a discutere separatamente di lago, verde, strade, autodromo e turismo significa non vedere il quadro generale. Pergusa è un unico sistema.

La vera vergogna sarebbe abituarsi a tutto questo. Le fotografie non raccontano necessariamente tutta Pergusa. Ma raccontano una Pergusa reale. E proprio per questo vanno prese sul serio. Perché se un’area di questo valore viene lasciata nell’incuria, il danno non è soltanto estetico. È economico. È turistico. È ambientale. È culturale. E alla fine è anche un danno per tutta Enna. Pergusa non ha bisogno di essere inventata. Ha bisogno di essere curata. Quello che manca è trasformare queste risorse in una visione.

È questa la domanda più scomoda al sindaco da fare oggi. Quanto turismo sta perdendo Enna mentre Pergusa aspetta di essere finalmente messa in ordine?