
Non una nuova lista, non un cartello elettorale, ma il laboratorio nel quale una città da normalizzare può ritrovare identità, prestigio e futuro. Una coalizione civica aperta anche ai partiti, purché disposti a mettere Paternò prima delle appartenenze. Dalla normalizzazione alla rinascita, un progetto trasversale che potrebbe mettere insieme società civile, competenze e forze politiche di centrodestra e centrosinistra. E il candidato sindaco? Prima il progetto, poi il nome. E già CityLab è già avanti nel progetto.
A Paternò la vera sfida delle prossime elezioni non dovrebbe essere soltanto eleggere un nuovo sindaco. Dovrebbe essere molto più ambiziosa, normalizzare una città. Normalizzarla nelle istituzioni, nei servizi, nell’economia, nella vivibilità, nella sicurezza, nella cultura politica e soprattutto nel rapporto tra cittadini e Palazzo. Perché Paternò non ha bisogno soltanto di cambiare amministratori. Ha bisogno di tornare a credere in se stessa. E per farlo deve recuperare qualcosa che negli anni si è progressivamente appannato: il prestigio di una città che ha storia, identità, territorio, energie professionali e produttive, ma che troppo spesso non riesce a trasformare queste ricchezze in una strategia politica coerente.
È qui che potrebbe collocarsi City Lab. Non come una semplice formazione politica. Non come una lista personale. Non come un’operazione elettorale mascherata. City Lab dovrebbe essere il luogo nel quale questa rinascita viene pensata, discussa e trasformata in una concreta proposta politica.
NORMALIZZARE PATERNÒ: LA PRIMA GRANDE MISSIONE
La parola normalizzazione non deve essere interpretata come rassegnazione. Al contrario. Significa riportare la città a una condizione nella quale le regole tornano normali, le istituzioni tornano credibili, i servizi funzionano, il merito conta, il Comune programma e i cittadini possono tornare ad avere fiducia nella propria amministrazione. Normalizzare significa smettere di considerare straordinario ciò che dovrebbe essere ordinario, un Comune che funziona, strade curate, spazi pubblici dignitosi, servizi efficienti, urbanistica programmata, attività produttive sostenute, centro storico vivo, impianti sportivi utilizzabili, cultura valorizzata e giovani che abbiano una ragione per restare. La prima rivoluzione di City Lab dovrebbe essere questa, fare finalmente diventare normale il buon governo.
PATERNÒ DEVE TORNARE AD AVERE UN’IDEA DI FUTURO
Per troppo tempo il dibattito locale rischia di essere confinato alla cronaca del giorno: chi entra, chi esce, chi sostiene chi, chi rompe con chi, chi sarà candidato. Ma una città non si governa guardando soltanto allo specchietto retrovisore. City Lab propone una domanda diversa: “Quale Paternò vogliamo costruire nei prossimi dieci anni?” Da questa domanda parte tutto. Paternò possiede storia, patrimonio culturale, territorio agricolo, posizione strategica, professionalità, attività economiche, associazioni e una comunità che ha dimostrato più volte di avere energie. Il problema non è soltanto ciò che manca. È ciò che non si è ancora riusciti a mettere a sistema.
I FOCUS DI UNA NUOVA AGENDA PER PATERNÒ
City Lab dovrebbe trasformare le principali questioni della città in un’unica visione politica, evitando il vecchio metodo degli interventi isolati e delle promesse elettorali.
- Centro storico. Non può essere soltanto un problema di manutenzione. Deve diventare un progetto economico, culturale e sociale capace di riportare residenti, commercio, artigianato, cultura e turismo. Il centro storico non deve essere la periferia del presente, ma uno degli strumenti del futuro di Paternò.
- Agricoltura e territorio. La vocazione agricola deve essere trasformata in una politica moderna che colleghi produzione, trasformazione, innovazione, logistica, promozione e turismo rurale. Il territorio deve produrre ricchezza e occupazione, non soltanto essere celebrato durante le campagne elettorali.
- Infrastrutture e collegamenti. La Ferrovia delle Arance, la viabilità, i collegamenti con Catania, l’accessibilità delle aree produttive e la mobilità devono diventare parte di una vera politica infrastrutturale. Paternò deve smettere di chiedere opere come concessioni e imparare a costruire progetti finanziabili, sostenibili e politicamente difendibili.
- PUG e sviluppo urbano. Il nuovo strumento urbanistico non può essere materia per pochi addetti ai lavori. Deve diventare la mappa della Paternò dei prossimi vent’anni: rigenerazione, recupero del patrimonio, tutela del territorio, nuove opportunità per le imprese, mobilità, ambiente e qualità urbana devono stare dentro un’unica strategia.
- Giovani e nuova classe dirigente. I giovani non possono essere utilizzati come semplice presenza nelle liste elettorali. Devono entrare nei processi decisionali. Professionisti, imprenditori, studenti, associazioni e nuove competenze devono contribuire a costruire la classe dirigente di domani.
- Sport. Non soltanto tempo libero, ma educazione, prevenzione, aggregazione, identità e presidio sociale. Servono impianti funzionanti, società sostenute, spazi per i giovani, eventi e una vera politica dello sport.
- Cultura, identità e turismo. Castello, chiese, patrimonio archeologico, tradizioni, paesaggio e produzioni locali devono diventare parte di un sistema. Non una successione di eventi isolati, ma un vero progetto di identità territoriale capace di rendere Paternò riconoscibile oltre i propri confini.
- Imprese e lavoro. Chi vuole investire deve trovare un’amministrazione capace di accompagnare, non di complicare. Tempi certi, meno burocrazia inutile, informazioni accessibili, aree produttive organizzate e capacità di intercettare fondi regionali, nazionali ed europei devono diventare strumenti ordinari dell’amministrazione.
- Servizi, decoro e sicurezza. Rifiuti, manutenzione, strade, illuminazione, verde pubblico, parcheggi, viabilità, sicurezza urbana, servizi sociali e digitalizzazione del Comune sono apparentemente temi minori. In realtà sono quelli che determinano quotidianamente la qualità della vita dei cittadini.
CITY LAB COME INCUBATORE E CENTRO DI GRAVITÀ
A questo punto la funzione di City Lab dovrebbe essere chiara. Non governare al posto della politica. Costringere la politica a confrontarsi con un progetto.
City Lab potrebbe diventare il centro di gravità di una coalizione civica larga, capace di mettere insieme società civile, professionisti, associazioni, mondo produttivo e anche forze politiche. Centrodestra e centrosinistra potrebbero trovare spazio. Ma con una condizione precisa, non sarebbero le appartenenze a definire City Lab, sarebbe City Lab a chiedere alle appartenenze di misurarsi con un progetto comune. Un partito che condivide il metodo dovrebbe poter partecipare. Un movimento civico dovrebbe poter partecipare. Un cittadino senza tessera dovrebbe poter partecipare. Ma nessuno dovrebbe poter arrivare con l’idea di portarsi dietro una quota di potere. Non si entra in una coalizione promossa da City Lab per occupare uno spazio. Si entra per costruirlo insieme.
IL PROGETTO PRIMA DEL CANDIDATO
È qui che City Lab potrebbe introdurre una vera discontinuità. La politica tradizionale spesso parte dal nome: candidato, coalizione, liste, programma. City Lab dovrebbe rovesciare il processo: problemi → visione → progetto → squadra → valori condivisi → candidato.
Il candidato sindaco dovrebbe quindi essere l’ultimo tassello, non il primo. Non necessariamente il più conosciuto. Non necessariamente quello con più tessere. Non necessariamente quello con la lista più organizzata. Ma quello capace di rappresentare meglio il progetto e di garantirne la realizzazione.
LE CARATTERISTICHE DEL CANDIDATO CITY LAB
Il candidato dovrebbe essere autorevole ma non arrogante, competente ma non tecnocratico, civico ma non antipolitico, politico ma non prigioniero dei partiti, trasversale ma non ambiguo. Dovrebbe avere autonomia sufficiente per poter dire no anche a chi lo ha sostenuto, conoscere la macchina amministrativa oppure essere capace di circondarsi di persone che la conoscano, saper dialogare con mondi diversi e soprattutto avere una visione della città che vada oltre la durata di una legislatura.
Dovrebbe scegliere la squadra sulla base del merito e non dell’amicizia, saper ascoltare il dissenso, rispettare le istituzioni e considerare la legalità non uno slogan elettorale ma la condizione minima per esercitare il potere pubblico. Soprattutto dovrebbe possedere una qualità che oggi vale più della popolarità, la capacità di ricostruire fiducia.
UNA COALIZIONE CIVICA APERTA AI PARTITI
City Lab non ha paura dei partiti. Dovrebbe avere paura della politica senza progetto. Se una forza di centrodestra condivide l’idea di città proposta da City Lab, dovrebbe poter partecipare. Se una forza di centrosinistra la condivide, dovrebbe poter partecipare. Se un movimento civico la condivide, dovrebbe poter partecipare. Ma tutti dovrebbero accettare lo stesso patto, prima Paternò, poi la sigla.
La coalizione dovrebbe essere quindi realmente bipartisan, non nel senso di cancellare le differenze politiche, ma nel senso di individuare un terreno comune sul quale le diverse culture possano collaborare. La rinascita di Paternò non può essere di destra. Non può essere di sinistra. Deve essere di Paternò.
LA POLITICA DELLA NORMALITÀ
Dopo anni nei quali la città ha dovuto confrontarsi con una profonda crisi della credibilità istituzionale, City Lab potrebbe mettere in campo una parola apparentemente semplice e invece profondamente politica: NORMALITÀ. Significa istituzioni rispettate. Significa procedure trasparenti. Significa amministratori controllabili. Significa competenze. Significa servizi. Significa programmazione. Significa non dover conoscere qualcuno per ottenere ciò che spetta a tutti. Significa poter giudicare un’amministrazione dai risultati e non dalle appartenenze.
Normalizzare Paternò significa restituirle la dignità di una città normale. Ma proprio perché Paternò non è una città qualsiasi, la normalizzazione non può essere il punto di arrivo. Deve essere il punto di partenza per tornare al prestigio che la città ha avuto e che può nuovamente conquistare.
LA RINASCITA NON SARÀ DI UNO SOLO
Questa dovrebbe essere la filosofia più profonda di City Lab. La rinascita non sarà del sindaco. Non sarà di un partito. Non sarà di una lista. Non sarà di una categoria. Sarà di tutti. Di chi vota centrodestra e di chi vota centrosinistra. Di chi non vota. Di chi è rimasto e di chi è partito. Di chi produce, di chi studia, di chi lavora, di chi fa impresa, di chi opera nel sociale, nella cultura, nello sport e nelle professioni. Perché una città risorge quando le sue energie smettono di combattersi e cominciano a sommarsi.
CITY LAB DEVE TRASFORMARE IL MALCONTENTO IN VISIONE
Questo dovrebbe essere il compito politico più importante. Trasformare il malessere in progetto. La protesta in proposta. Le competenze in amministrazione. La memoria del passato in ambizione per il futuro. La voglia di normalità in una nuova idea di città. E farlo attraverso un metodo aperto, trasparente e verificabile. Non promettere una Paternò diversa. Cominciare a costruirla.
LA SCOMMESSA
La vera scommessa di City Lab, quindi, non dovrebbe essere conquistare il Palazzo. Dovrebbe essere cambiare il modo con cui si arriva al Palazzo. Prima la città. E soltanto alla fine il candidato sindaco.
Se City Lab riuscirà a diventare il centro di gravità di una coalizione civica, aperta anche ai partiti di centrodestra e centrosinistra che vorranno realmente sposare questa impostazione, allora potrebbe nascere qualcosa di diverso dalla consueta alleanza elettorale. Potrebbe nascere una comunità politica. Una comunità capace di mettere insieme differenze senza cancellarle, competenze senza trasformarle in tecnocrazia, politica senza personalismi e società civile senza qualunquismo.
E soprattutto una comunità capace di dire ai paternesi una cosa semplice ma ambiziosa, “Paternò non deve soltanto uscire da una fase difficile. Deve tornare a essere una città della quale essere orgogliosi.”
City Lab potrebbe avere esattamente questo compito, trasformare questa aspirazione in una visione politica innovativa, concreta e condivisa. Una Smart City. Perché Paternò non ha bisogno dell’ennesimo uomo solo al comando. Ha bisogno di una comunità che sappia finalmente governare insieme la propria rinascita.
IL TERMOMETRO DELLA CITTÀ: QUANTO POTREBBE PIACERE IL PROGETTO CITY LAB?
Ma una visione politica, per quanto ambiziosa, deve misurarsi con una domanda semplice, come potrebbe essere accolta dai cittadini? Possiamo però costruire un sentiment ragionato, basato sulle caratteristiche del progetto e sulle principali esigenze che emergono dal dibattito cittadino. La domanda da porre ai paternesi sarebbe molto semplice: “Se a Paternò nascesse una coalizione civica trasversale, promossa da City Lab, aperta a cittadini, professionisti, associazioni e anche a forze politiche di centrodestra e centrosinistra disponibili a condividere un programma comune, quanto sarebbe interessante per Lei?”
POSSIBILE TERMOMETRO DEL SENTIMENT, IL RISULTATO IPOTETICO
- 57% favorevole o molto favorevole
- 23% potenzialmente contendibile
- 20% poco favorevole o contrario
Naturalmente questi numeri non rappresentano un sondaggio reale effettuato su un campione statistico. Sono una simulazione del possibile sentiment, costruita sulla proposta politica e sulle criticità politiche locali già emerse. Ed è proprio quel 23% di indecisi a rendere interessante l’operazione.
IL SENTIMENT POTREBBE ESSERE IL PRIMO VERO TEST DI CITY LAB
Se questa idea dovesse raccogliere un consenso significativo, City Lab avrebbe una prima indicazione importante, esiste uno spazio sociale per una proposta civica trasversale. Il sentiment può aprire la porta.