Connect with us

In primo piano

GELAMED 2026, I SOLDI DELL’ENI E LE DOMANDE CHE IL COMUNE NON PUÒ PIÙ ELUDERE

Pubblicato

il

Quattrocentomila euro per gli eventi della città di Gela. Un contributo legittimo, certamente. Ma quando le risorse diventano pubbliche, la trasparenza non è un optional. E allora bisogna capire chi ha deciso cosa, con quali criteri e soprattutto perché.

da Gela Silvio Vella*.  

Partiamo da un punto fermo. GelaMed 2026 non è, di per sé, uno scandalo. Anzi. Una città che investe in cultura, turismo, spettacoli e promozione territoriale fa esattamente ciò che dovrebbe fare.

Il problema nasce quando dietro una rassegna finanziata con 400 mila euro provenienti dal sistema delle compensazioni ENI iniziano ad accumularsi domande, perplessità, polemiche e soprattutto una sensazione che sarebbe profondamente sbagliato liquidare con una scrollata di spalle. Non a caso una pagina social, Movimento Civico Gelese, fa pubblicamente le pagelle a questa amministrazione e questo ci ha incuriosito.

Perché qui non stiamo parlando di soldi privati. Stiamo parlando di risorse destinate al territorio di Gela, che una volta entrate nella disponibilità dell’amministrazione comunale devono essere amministrate secondo criteri di interesse pubblico, trasparenza, imparzialità, economicità e capacità di produrre un beneficio concreto per la collettività. Ed è proprio qui che cominciano le domande.

  • QUATTROCENTOMILA EURO: NON SONO SPICCIOLI

La stessa amministrazione comunale, nella deliberazione di Giunta n. 231 del 25 giugno 2026, esprime la propria «profonda gratitudine ad ENI» per il contributo di 400.000 euro, indicato come determinante per finanziare gran parte degli eventi del calendario. Nulla di scandaloso? Il finanziamento rientrerebbe nel quadro delle misure compensative previste dal Protocollo d’intesa per l’area di Gela e destinate, tra l’altro, a interventi di carattere culturale e di promozione territoriale. Ma proprio per questo il livello di attenzione dovrebbe essere ancora più alto.

Perché quei 400 mila euro non possono essere considerati semplicemente una disponibilità economica da spendere per riempire un cartellone. Devono diventare valore pubblico. E allora la domanda è semplice quanto valore pubblico sta producendo GelaMed 2026?

Non bastano le fotografie degli eventi. Non bastano le piazze piene. Non bastano i reel. Non bastano i post celebrativi. E nemmeno basta dire che “la città ha bisogno di eventi”. Una pubblica amministrazione deve essere in grado di dimostrare come sono state spese le risorse e quale risultato hanno prodotto.

  • IL VERO NODO: CHI HA SCELTO GLI EVENTI?

È questa la domanda dalla quale, a nostro avviso, bisogna partire. Perché se il Comune ha pubblicato un avviso pubblico per raccogliere proposte provenienti da associazioni, terzo settore, imprese creative e operatori culturali, allora occorre sapere come quelle proposte siano state valutate.

Non per mettere in discussione il valore degli artisti. Non per contestare preventivamente gli organizzatori. Non per insinuare favoritismi. Ma proprio per evitare che qualcuno possa insinuarli. Esiste una griglia di valutazione? Sono stati attribuiti punteggi? Quali erano i criteri? Chi ha valutato? Con quale competenza?

Sono stati valutati il valore culturale, la capacità di attrarre pubblico, la sostenibilità economica, l’impatto turistico, la ricaduta commerciale e territoriale? Oppure, alla fine, ha prevalso una valutazione discrezionale? Perché questa è la differenza tra una politica culturale seria e un semplice cartellone di eventi.

  • LA DOMANDA PIÙ SCOMODA

C’è poi un’altra questione. A Gela, secondo quanto ci viene riferito, non tutti avrebbero vissuto GelaMed 2026 nello stesso modo. Da una parte il consenso. Dall’altra le polemiche. E, soprattutto, un clima politico che avrebbe trasformato la rassegna in un ulteriore terreno di scontro tra maggioranza, opposizione e pezzi della stessa maggioranza.

Fin qui, nulla di straordinario. La politica discute. La politica litiga. La politica si divide. Ma quando in mezzo ci sono 400 mila euro, le divisioni politiche diventano un problema soltanto se impediscono ai cittadini di capire.

E alcuni commenti comparsi sui social hanno addirittura evocato l’esistenza di qualcosa che, dietro il successo o l’insuccesso di determinati appuntamenti, sarebbe tutt’altro che limpido. Attenzione: non stiamo dicendo che ci sia “del marcio”. Non abbiamo, oggi, elementi per sostenerlo.

E proprio perché siamo garantisti, non intendiamo trasformare insinuazioni social in verità giornalistiche. Ma una cosa è altrettanto certa quando circolano interrogativi così pesanti, l’unico modo per farli morire è pubblicare gli atti. Tutti.

  • CHI HA PRESO LE DECISIONI?

Vorremmo quindi sapere,  chi ha selezionato gli eventi? Quale commissione? Quali dirigenti? Quali funzionari? Quali consulenti? Quali esperti? Quali criteri? Se tutto questo esiste.

E soprattutto dove sono gli atti che consentono ai cittadini di verificare tutto questo? Perché la trasparenza non consiste nel pubblicare soltanto la fotografia del sindaco sul palco. La trasparenza consiste nel permettere a chiunque di ricostruire il percorso: avviso → proposta → valutazione → selezione → affidamento → costo → pagamento → risultato. Questo è il vero filo rosso di una gestione pubblica trasparente.

  • E LA COMUNICAZIONE?

Poi c’è un altro capitolo. La comunicazione.

GelaMed è stato presentato come un vero e proprio brand ufficiale della città, destinato a dare identità e coordinamento alla programmazione estiva. Benissimo. Ma quanto è costata questa operazione? Chi ha progettato il brand? Chi ha curato la comunicazione? Chi ha prodotto video, grafiche, fotografie, campagne social, materiali promozionali? Quali incarichi sono stati affidati? Con quali procedure? A quali soggetti?E quanto è stato speso complessivamente?

Perché anche la comunicazione, quando viene pagata con denaro pubblico, non è propaganda gratuita. È una voce di bilancio. E come tale deve poter essere verificata.

  • SINDACO E ASSESSORI: PROMOZIONE CULTURALE  O PROPAGANDA PERSONALE?

C’è poi un dettaglio che merita attenzione. Il coinvolgimento diretto del sindaco e di alcuni assessori nella promozione di determinati appuntamenti attraverso video, reel e contenuti social. Anche in questo caso: nulla di illegittimo, evidentemente. Un amministratore può promuovere le iniziative della propria città. Ma una domanda è necessaria, esisteva un piano di comunicazione istituzionale che stabiliva modalità e criteri di promozione degli eventi oppure la scelta di comparire e promuovere questo o quell’appuntamento è stata lasciata alla discrezionalità dei singoli amministratori?

Perché il confine tra comunicazione istituzionale e propaganda politica dell’amministrazione è sottile e delicato. E proprio per questo va gestito con particolare attenzione.

  • QUANTO È COSTATA DAVVERO GELAMED?

Altro punto. I 400 mila euro ENI rappresentano l’intero investimento? Oppure il Comune ha aggiunto altre risorse? Sono state utilizzate somme del bilancio comunale? Sono stati sostenuti costi per palco, service, sicurezza, autorizzazioni, comunicazione, logistica, personale, infrastrutture? Qual è il costo effettivo di ogni singolo evento? Qual è il costo complessivo della rassegna?

Perché dire “abbiamo avuto 400 mila euro” non significa spiegare quanto sia costata effettivamente l’operazione. E se la cifra finale fosse superiore, i cittadini hanno il diritto di saperlo.

  • IL BILANCIO FINALE: QUESTO SAREBBE UN VERO ATTO DI TRASPARENZA

Ed eccoci alla domanda forse più importante. Alla fine della rassegna verrà pubblicato un vero bilancio consuntivo di GelaMed 2026? Non un comunicato stampa. Non una conferenza. Non un elenco di fotografie. Un documento ufficiale di bilancio.

  • PERCHÉ IL PROBLEMA NON È LO SPETTACOLO

E qui arriviamo al punto. Il problema non è se Gela abbia bisogno di concerti. Ne ha bisogno. Non è se Gela debba organizzare manifestazioni. Certamente. Non è nemmeno se gli artisti scelti siano bravi. Questo lo dirà il pubblico. Il problema è un altro.

Quando una città in dissesto riceve una somma così importante, ogni euro deve essere accompagnato da una ragione pubblica verificabile. Non basta spendere. Bisogna spiegare.  Bisogna rendicontare. E soprattutto non basta dire che un evento è stato un successo. Bisogna dimostrare per chi e in che misura.

  • GELAMED DEVE APRIRE I CASSETTI

Per questo rivolgiamo queste domande direttamente all’amministrazione comunale di Gela. Non sono accuse. Sono domande. Ma sono domande pubbliche, e dunque meritano risposte pubbliche. Non per una nostra mera curiosità ma perché il cittadino deve capire se doetro tutto ciò ci siano zone d’ombra.

Vorremmo vedere gli atti. Vorremmo conoscere i criteri. Vorremmo conoscere i costi. Vorremmo conoscere i beneficiari. Vorremmo sapere come sono state selezionate le iniziative. Vorremmo sapere quanto è stato speso per promuoverle. Vorremmo sapere quanto ha aggiunto il Comune. Vorremmo sapere quale sarà la ricaduta per il territorio.

E vorremmo sapere, soprattutto, se alla fine qualcuno avrà il coraggio amministrativo di mettere nero su bianco quanto è costato GelaMed 2026 e cosa ha prodotto. Perché se tutto è regolare, trasparente e ben fatto, la pubblicazione degli atti non può fare paura a nessuno. Anzi.

Sarà la migliore risposta alle polemiche. Se invece emergeranno criticità e silenzi, saranno gli atti stessi a consentire di individuarle. È esattamente questo che dovrebbe fare il giornalismo. Non emettere sentenze. Non costruire colpevoli. Non trasformare i social in tribunali. Ma fare domande e pretendere risposte, come sentinelle del sistema pubblico.

Perché dietro un palco, una musica, una piazza piena e un’inquadratura social ci sono pur sempre 400 mila euro. E quei soldi appartengono, prima di tutto, ai cittadini di Gela. Il resto è solo spettacolo.