
Per capire che cosa può diventare “Palermo Capitale”, il laboratorio aperto da Carolina Varchi (deputata nazionale molto vicina a Giorgia Meloni), c’è un’esperienza alla quale vale la pena guardare, CityLab. Non per stabilire una discendenza politica, né per sostenere che Varchi abbia semplicemente ripreso il modello precedente. Piuttosto perché, mettendo le due esperienze una accanto all’altra, emergono alcune intuizioni comuni sul modo di fare politica a partire dalla città.
CityLab prova a costruire uno spazio nel quale la città viene prima delle appartenenze partitiche. Il punto di partenza sono i problemi concreti, ma anche le competenze e le energie di una società civile spesso chiamata in causa soltanto a ridosso delle elezioni. L’obiettivo è trasformare il confronto sulla città in un percorso politico, senza partire necessariamente dalla domanda su chi dovesse guidarlo.
“Palermo Capitale” si muove oggi su un terreno simile. Varchi non presenta una candidatura a sindaco, ma apre un laboratorio rivolto a cittadini, professionisti, associazioni e società civile. E soprattutto propone di “andare oltre l’ordinaria amministrazione”, una formula che sposta l’attenzione dalla gestione quotidiana alla discussione su quale Palermo costruire nei prossimi anni.
È qui che CityLab torna utile per leggere l’iniziativa palermitana. Non tanto per i contenitori o per le appartenenze politiche (CityLab apre a tutte le forze politiche in maniera bipartisan), quanto per il metodo. In entrambi i casi la città non è lo sfondo della politica, ma il suo punto di partenza. Le emergenze diventano questioni attraverso le quali definire una visione più ampia.
C’è poi un altro elemento comune, la ricerca di persone che possano portare nella politica competenze e conoscenze maturate fuori dai partiti. È una delle caratteristiche che contraddistingue CityLab e che oggi ritorna nell’impostazione di Varchi. Il professionista, l’associazione, il cittadino impegnato non vengono considerati soltanto destinatari della proposta politica, ma possibili protagonisti della sua costruzione.
Le differenze, semmai, rendono il confronto ancora più interessante. CityLab cerca di portare il civismo dentro la politica; Varchi prova a portare la sensibilità civica dentro un partito. CityLab è nato autonomamente dagli apparati, la Varchi si misura con gli apparati dall’interno di Fratelli d’Italia.
Ed è proprio qui che “Palermo Capitale” può diventare politicamente rilevante. Il laboratorio arriva mentre nel centrodestra la conferma di Roberto Lagalla viene considerata ancora la soluzione più semplice. Varchi non rompe formalmente con questa impostazione, ma introduce una discussione che la precede, prima del candidato viene il progetto, prima della candidatura viene l’idea di città.
È la stessa logica che CityLab ha già contribuito a portare nel dibattito. La scelta di chi governa non può essere completamente separata dalla discussione su cosa si vuole governare. E chi costruisce quella discussione finisce inevitabilmente per incidere anche sulla formazione della classe dirigente.
In questo senso anche Palermo Capitale rappresenta un passaggio dello stesso percorso. Esperienze differenti, con protagonisti e collocazioni diverse, ma accomunate dal tentativo di trasformare il confronto da semplice etichetta elettorale in uno spazio nel quale aggregare competenze, partecipazione e proposta.
Varchi aggiunge a questo quadro un elemento, il tentativo di fare tutto questo dentro una forza politica strutturata. È una scommessa più difficile, perché un laboratorio può essere utile agli apparati finché produce idee, diventa invece potenzialmente destabilizzante quando comincia a produrre una comunità politica autonoma.
Per questo il vero esito di “Palermo Capitale” non si misurerà dall’eventuale candidatura di Varchi. Si misurerà dalla capacità di costruire attorno a Palermo una rete di persone, competenze e idee sufficientemente forte da sopravvivere anche alla scelta del candidato.
È, in fondo, la sfida che CityLab ha già posto da tempo, da una posizione diversa, dimostrare che dalla città può nascere politica e che la politica può essere costretta a misurarsi con ciò che la città esprime.
Oggi Carolina Varchi ripropone quella domanda da un’altra prospettiva. Se CityLab valorizza uno spazio civico per tradurlo in politica, “Palermo Capitale” cerca uno spazio politico dal quale tornare alla città.
Il confronto, allora, è tra due modi diversi di percorrere la stessa strada. E il punto d’arrivo, per entrambe, sono le città.