
Ci sono notizie che il tempo non smentisce, ma rafforza. E questa è una di quelle. Nel 2023 QTSicilia, aveva già acceso i riflettori sulla vicenda dei derivati della Regione Siciliana [🔴 CORTE DEI CONTI, IN ARRIVO PROVVEDIMENTI PER DANNI ALLA REGIONE] evidenziando come la questione fosse tutt’altro che chiusa e come le responsabilità, sia politiche che amministrative, fossero ancora tutte da accertare.
Al centro una presunta esposizione da 116 milioni di euro nata dalle operazioni finanziarie dell’era Cuffaro. Anche se non emerge dagli atti relativi alla vicenda Nomura, che Silvio Cuffaro sia stato destinatario di contestazioni, citazioni in giudizio o indagini connesse all’operazione sui derivati, pur tuttavia, lo stesso ha ricoperto l’incarico di dirigente generale del Dipartimento Finanze e Credito della Regione che gli è stato conferito nel 2023, dopo le operazioni finanziarie del 2005-2006 oggetto del contenzioso. Sarà un caso, per caso?
Oggi arriva un passaggio destinato a pesare sull’intera vicenda, la Corte di Cassazione ha confermato che la società finanziaria Nomura dovrà affrontare il giudizio davanti alla Corte dei conti insieme agli ex dirigenti regionali coinvolti. Una decisione che non entra ancora nel merito della responsabilità, ma stabilisce un principio fondamentale, secondo la Suprema Corte, la magistratura contabile è competente a giudicare la vicenda perché il ruolo svolto da Nomura non sarebbe stato quello di un semplice consulente esterno.
“Operava come se fosse la Regione”
È proprio questo il punto centrale dell’ordinanza. La Cassazione ha ritenuto che gli elementi raccolti consentano di ipotizzare un rapporto ben diverso da quello descritto dalla banca, la quale aveva sostenuto di essersi limitata a formulare proposte tecniche lasciando ogni decisione alla Regione Siciliana.
Per i giudici, invece, esistono i presupposti affinché venga verificato se la società abbia esercitato un ruolo così incisivo da inserirsi stabilmente nell’attività amministrativa dell’ente, assumendo una funzione sostanzialmente decisionale. Se tale ricostruzione sarà confermata nel giudizio di merito davanti alla Corte dei conti, Nomura potrebbe essere chiamata a rispondere, insieme ai dirigenti regionali, del presunto danno erariale quantificato dalla Procura contabile in circa 116 milioni di euro.
Una vicenda lunga oltre vent’anni
L’intera operazione risale al 2005, quando la Regione Siciliana sottoscrisse complessi contratti derivati (swap), successivamente rinegoziati nel 2006 e definitivamente chiusi nel 2021. Secondo la Procura della Corte dei conti, quei contratti risultavano particolarmente favorevoli alla banca e fortemente rischiosi per le casse regionali, tanto da configurare un ingente danno erariale. Oltre alla società finanziaria, sono chiamati in causa alcuni dei massimi dirigenti regionali dell’epoca, ai quali viene contestata una condotta caratterizzata da gravissima negligenza nella valutazione dei rischi connessi all’operazione.
La responsabilità dovrà essere accertata nel processo
È opportuno ricordare che la decisione della Cassazione non costituisce una condanna. La Suprema Corte ha semplicemente stabilito che il processo davanti alla Corte dei conti può proseguire e che anche Nomura dovrà parteciparvi. Sarà ora il giudizio di merito ad accertare se il danno contestato sussista realmente e, soprattutto, se vi siano responsabilità risarcitorie in capo ai soggetti coinvolti.
QTSicilia lo aveva già evidenziato
Per chi segue questa vicenda da anni, la pronuncia della Cassazione rappresenta la conferma che le domande sollevate da noi non erano affatto infondate.
Già nel dicembre 2023 QTSicilia aveva ricostruito il caso sottolineando come l’operazione sui derivati meritasse un rigoroso approfondimento. Oggi quella linea trova un importante riscontro processuale, la Corte di Cassazione ha infatti riconosciuto la competenza della magistratura contabile ad accertare eventuali responsabilità.
Il procedimento entra così nella sua fase più delicata, quella in cui saranno valutati documenti, condotte e decisioni che hanno inciso su una delle più controverse operazioni finanziarie nella storia della Regione Siciliana. Perché, al di là degli aspetti tecnici, resta una domanda di fondo, chi ha tutelato realmente l’interesse pubblico nella gestione del denaro dei siciliani?