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LA VARDERA, IL CAMPO LARGO E LA PARTITA A RUBAMAZZETTO: QUANDO LA CALAMITA ELETTORALE FA TREMARE GLI ALLEATI

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C’è chi costruisce coalizioni. Poi c’è Ismaele La Vardera, che sembra preferire collezionare nuovi ingressi come fossero figurine. Ogni dichiarazione, ogni post, ogni video è ormai un promemoria per gli alleati, state sereni (alla Renzi), la prossima scossa potrebbe arrivare da un momento all’altro.

Nel grande bazar della politica siciliana, dove spesso più che i programmi si misurano candidature, posizioni e prospettive future, l’ex Iena decide di ribaltare il tavolo del campo progressista e appendere il cartello: “merce non disponibile”.

La risposta arriva direttamente dai social, dopo essere stato definito “inaffidabile” da alcuni ambienti della coalizione “sinistrata”. Traduzione secondo La Vardera? Non abbastanza addomesticabile. Ovvero, usando le sue parole, semplicemente uno che “non ha un prezzo”. La Vardera racconta di proposte ricevute per convincerlo a fare un passo indietro. Seggi parlamentari, ruoli, alternative politiche. Tutte, secondo la sua ricostruzione, rispedite al mittente con un “no grazie”. Una narrazione che rafforza perfettamente il personaggio costruito negli anni, quello che entra nella stanza, accende idealmente la telecamera e costringe tutti a controllare se la cravatta è davvero al posto giusto.

Ma è proprio qui che nasce il cortocircuito. Perché se La Vardera accusa una certa politica di ragionare ancora con il vecchio manuale degli accordi di palazzo, i suoi potenziali alleati iniziano a chiedersi se sia possibile costruire una casa comune con qualcuno che ogni mattina sembra pronto a verificare la stabilità delle fondamenta usando il martello pneumatico.

Nel campo largo siciliano ormai siamo al paradosso, tutti vogliono allargare il campo, ma appena qualcuno entra dalla porta sbagliata parte immediatamente la conta dei danni. A Controcorrente arrivano deputati, amministratori, dirigenti, pezzi provenienti da altre esperienze politiche? Benissimo. Anzi no. Dipende soprattutto da dove arrivano. E soprattutto da chi rischia di perdere consenso.

Perché dietro le grandi dichiarazioni di principio spesso si nasconde anche una piccola verità, non tutti i cambi di percorso politico avvengono sulla via di Damasco. A volte la strada assomiglia più semplicemente a quella che porta verso la prossima candidatura.

La politica conosce le conversioni sincere, certamente. Ma conosce molto bene anche l’istinto di sopravvivenza. C’è chi cambia progetto perché cambia idea e chi cambia casacca perché teme che nella vecchia casa, al prossimo giro, la sedia possa non esserci più.

Succede nel Movimento 5 Stelle, succede nei partiti tradizionali, succede ovunque il consenso diventa una risorsa sempre più preziosa e gli spazi sempre più stretti.

E così il fenomeno La Vardera resta lì, una calamita elettorale capace di attirare attenzione, consensi e inevitabilmente anche parecchi mal di pancia. Una bomba a orologeria dentro la coalizione “sinistrata” che deve ancora decidere se disinnescarla, seguirla o sperare semplicemente che esploda dalla parte giusta.

Nel campo progressista, ormai, il vero calendario politico non sembra più quello delle elezioni ma quello delle esternazioni dell’ex Iena. Quando parla lui, qualcuno si irrita, qualcun altro precisa, altri ancora probabilmente iniziano a cercare un estintore. Se la sinistra cercava un elemento di sintesi, per ora hanno trovato un magnifico generatore di suspense.

La sensazione è quella di un grande condominio politico dove tutti si salutano cordialmente nell’ascensore, salvo poi bussare cinque minuti dopo alla porta dell’amministratore per lamentarsi del vicino.

La Vardera, dal canto suo, continua a fare quello che gli riesce meglio, occupare la scena. E bisogna riconoscergli un merito. In una politica spesso prevedibile riesce ancora a sorprendere. Non sempre gli avversari. Molto più spesso gli alleati.

Il problema, però, non è solo lui. Il problema è il meccanismo che si è creato. Perché quando la politica comincia ad assomigliare a una partita di rubamazzetto, qualcuno inevitabilmente guarda il proprio mazzo e scopre che qualche carta è sparita.

Gli alleati che vedono partire deputati, amministratori, consiglieri, dirigenti verso nuovi lidi, difficilmente applaudono. Le reazioni nervose, a volte, raccontano più delle dichiarazioni ufficiali.

La Vardera interpreta perfettamente questa fase, attrae, catalizza, porta visibilità, detta l’agenda e costringe tutti a inseguire il dibattito del giorno. È senza dubbio un fenomeno di attrazione elettorale.

Ma attirare attenzione non significa automaticamente costruire una classe dirigente, un futuro. Accendere i riflettori non equivale a costruire una coalizione. Una calamita può attirare tanti pezzi di ferro, ma non per questo diventa un ponte.

I titoli di coda sono ancora lontani. La partita è appena iniziata e nessuno può sapere come finirà. Per ora c’è il trailer del film che promette parecchio spettacolo.

E forse la fotografia più ironica è proprio questa, in Sicilia c’è un’opposizione “sinistrata” che rischia di consumare più energie per gestire il proprio protagonista interno che contrastare chi governa. La Vardera continua a fare La Vardera. E la vera domanda è se tutti gli altri abbiano finalmente deciso cosa vogliono fare da grandi.