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PATERNÒ, LA CITTÀ DELL’OSSIMORO: IERI CANDIDAVA LA FERROVIA COME PATRIMONIO, OGGI VORREBBE CANCELLARLA

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Il documento del Comune racconta una storia precisa, nel maggio 2025 Paternò chiedeva di salvare e valorizzare la Motta Sant’Anastasia-Regalbuto. Oggi, invece, la stessa infrastruttura rischia di essere sacrificata. Ma qualcuno ha riletto quelle carte?

C’è un documento che, più di qualsiasi dichiarazione, dovrebbe essere messo sul tavolo della discussione. È protocollato dal Comune di Paternò il 27 maggio 2025, reca la firma dell’allora sindaco Nino Naso e ha un oggetto inequivocabile, la candidatura della tratta ferroviaria Motta Sant’Anastasia-Regalbuto all’elenco nazionale delle ferrovie turistiche ai sensi della legge 128/2017.

Non un volantino. Non un’opinione. Non una suggestione. Un documento amministrativo ufficiale. E dentro quelle pagine il Comune di Paternò sosteneva esattamente il contrario di ciò che oggi, secondo la nuova impostazione dell’amministrazione straordinaria, sembra emergere, la ferrovia veniva indicata come un’infrastruttura da recuperare, tutelare e valorizzare.

Le nostre solite domande appaiono sempre più inevitabili: che cosa è cambiato in poco più di un anno? È cambiata la ferrovia? Sono cambiati il territorio, il Simeto, i siti archeologici, la stazione San Marco, il patrimonio storico? Oppure è semplicemente cambiato l’approccio alla politica amministrativa? Perché le carte, almeno quelle del maggio 2025, parlano chiarissimo.

Il documento comunale descrive la Motta Sant’Anastasia-Regalbuto come una ferrovia di circa 52,7 chilometri, attraversata da territori di particolare pregio paesaggistico, naturalistico e archeologico. Il tracciato attraversa Motta Sant’Anastasia, Belpasso, Paternò, Santa Maria di Licodia, Biancavilla, Adrano, Centuripe e Regalbuto, costeggiando e intersecando i fiumi Simeto e Salso.

Il documento non si limita a dire che la ferrovia è bella. Ne descrive il patrimonio infrastrutturale: stazioni, caselli, ponti e gallerie, compreso lo storico ponte dei “Dieci Archi” sul Simeto. Descrive il paesaggio. Descrive l’oasi di Ponte Barca. Descrive i borghi rurali. Descrive il lago Pozzillo. Descrive i siti archeologici. E soprattutto descrive una possibilità, trasformare quella infrastruttura in un elemento di sviluppo turistico sostenibile. Insomma, nel 2025 il Comune di Paternò non considerava quella ferrovia un relitto da eliminare. La considerava una risorsa.

E C’È UN DETTAGLIO CHE DOVREBBE FAR SOBBALZARE DALLA SEDIA.

Il documento racconta che il Comune di Paternò lavorava dal 2015 con gli enti ferroviari RFI e Ferservizi per la riqualificazione della stazione di San Marco. Nel 2016 era stato sottoscritto un accordo per la cessione d’uso del fabbricato viaggiatori e delle pertinenze, con l’obiettivo di promuovere la riqualificazione dell’area. Tra il 2016 e il 2020, secondo il documento, la stazione era stata utilizzata per iniziative socio-culturali, festival e attività di promozione turistico-culturale. Poi arriva il progetto del 2018. Il Comune redige il progetto esecutivo per trasformare la Stazione ferroviaria San Marco in centro culturale e polo di aggregazione socio-educativo.

E non si tratta di un progetto rimasto soltanto sulla carta, il documento ricorda che quel progetto è risultato vincitore del City-Brand&Tourism Landscape Award 2021 nella categoria dedicata alla riqualificazione paesaggistica dei territori di frangia.

Quindi bisogna capirsi. Paternò aveva costruito una strategia attorno alla ferrovia. Non soltanto attorno alla stazione. Attorno alla ferrovia come infrastruttura territoriale, turistica e culturale.

Il documento dice esplicitamente che il nuovo polo culturale avrebbe dovuto contribuire a una rigenerazione condivisa con i territori attraversati dalla tratta, con l’obiettivo di trasformare l’infrastruttura in un percorso turistico collegato ai siti d’interesse del territorio catanese ed ennese. E allora la domanda diventa ancora più pesante,  come si passa dalla candidatura alla valorizzazione alla cancellazione?

C’è un altro passaggio che merita di essere evidenziato. Nella candidatura del 2025 il Comune di Paternò elencava espressamente le ragioni per cui chiedeva l’inserimento della tratta nell’elenco delle ferrovie turistiche. La prima era questa «Nessun decreto di soppressione». Seguivano il recupero dell’infrastruttura storico-turistica, la valorizzazione della Valle del Simeto e la bonifica ambientale della tratta, descritta come area degradata e ricettacolo di attività illecite. È difficile trovare una fotografia più nitida della posizione assunta allora dal Comune. La ferrovia non veniva considerata un problema da eliminare. Era considerata parte della soluzione.

PATERNÒ, IL MANICOMIO AMMINISTRATIVO DELLE CONTRADDIZIONI

Ed è qui che questa vicenda smette di essere soltanto una discussione sui binari. Diventa una questione di coerenza amministrativa. Perché una pubblica amministrazione può certamente cambiare idea. Può cambiare strategia. Può correggere una scelta precedente. Può persino sostenere che un progetto del passato fosse sbagliato. Ma deve spiegare perché. Deve leggere le carte. Deve confrontare i progetti. Deve acquisire pareri. Deve verificare gli investimenti già programmati. Deve spiegare ai cittadini perché ciò che ieri era considerato patrimonio, oggi dovrebbe essere considerato sacrificabile. Altrimenti non è programmazione. È improvvisazione. E Paternò, francamente, di improvvisazione amministrativa ne ha già vista abbastanza.

La questione riguarda anche il ruolo della Commissione straordinaria. Una commissione chiamata ad amministrare un Comune in una fase delicatissima dovrebbe avere una caratteristica fondamentale, conoscere le carte prima di decidere. Non basta il potere della firma. Non basta la solennità della funzione. Non basta rappresentare lo Stato. Anzi, proprio perché si rappresenta lo Stato, dovrebbe esserci ancora maggiore attenzione. I commissari abbiano il diritto di assumere decisioni diverse da quelle assunte dalla precedente amministrazione (questo però non vale per i precedenti funzionari ancora in sella), eletta dal popolo, ma finita poi male.

Ne hanno certamente il diritto e il dovere, quando ritengano che una scelta sia sbagliata. Ma hanno anche il dovere di spiegare su quali elementi tecnici, amministrativi e strategici fondano il cambiamento.E soprattutto devono dimostrare di avere conosciuto ciò che era stato fatto prima. Perché se un Comune ha candidato una ferrovia a patrimonio turistico nazionale, ha ottenuto adesioni da altri Comuni, ha progettato la riqualificazione di una stazione e ha costruito attorno a quella infrastruttura una precisa idea di turismo sostenibile, non si può semplicemente far finta che quelle carte non esistano.

Nel fascicolo sono presenti anche le adesioni degli altri Comuni. Regalbuto autorizzò formalmente il sindaco di Paternò a candidare la tratta nell’elenco nazionale delle ferrovie turistiche. Centuripe espresse la propria convinta adesione, sottolineando il valore storico e ambientale dell’infrastruttura, l’assenza di un decreto di soppressione, la possibilità di valorizzare il patrimonio territoriale e l’opportunità di bonificare aree degradate.

Quindi Paternò non aveva agito da sola. C’era una visione territoriale sovracomunale condivisa. E proprio oggi, quando l’Europa parla di intermodalità, turismo lento, mobilità sostenibile e valorizzazione dei territori interni, quella visione dovrebbe essere aggiornata, discussa, eventualmente corretta. Non cancellata con una riga.

Questa è la domanda che QTSicilia pone. Non chiediamo di credere a noi. Chiediamo che tutti leggano il documento. Quello firmato dal Comune di Paternò. Quello protocollato. Quello inviato all’Assessorato regionale alle Infrastrutture, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e alla Fondazione FS. Leggetelo.

Come chiediamo di leggere l’autorevole dichiarazione di Razza

RAZZA: UNA FERROVIA NON SI DISMETTE, L’EUROPA INSEGNA CHE IL FUTURO VIAGGIA SUI BINARI

E domani, su queste pagine, quella puntuale del sindaco di Adrano Mancuso che ricostruisce per questa testata, con tutti i particolari, la storia di ciò che è successo nel nostro territorio. Storia che anche lui ha contribuito a scrivere.

E poi spiegate ai cittadini perché ciò che nel 2025 veniva definito «infrastruttura storico-turistica», meritevole di recupero e valorizzazione, oggi dovrebbe essere cancellato. Spiegate perché la stazione San Marco, considerata parte di una strategia di rigenerazione territoriale, non dovrebbe più essere inserita in quella visione. Spiegate perché il patrimonio ferroviario dovrebbe essere sacrificato proprio quando si discute di nuovi modelli di mobilità. Spiegate quale studio abbia dimostrato che la conservazione del sedime sia inutile. E spiegate soprattutto come si è potuta assumere questa nuova decisione, quando e sulla base di quali atti.

Perché amministrare non significa soltanto decidere. Significa anche ricordarsi ciò che si è deciso prima. Paternò non ha bisogno di amministratori che si affidino ciecamente a ciò che qualcuno suggerisce loro. Ha bisogno di amministratori che verifichino. Che studiano. Che si confrontino. Che chiedano. Che assumano responsabilità. E questo vale ancora di più quando si tratta di una Commissione straordinaria, non eletta dai cittadini, chiamata a rappresentare lo Stato. Perché se chi amministra non conosce le carte, il problema non è soltanto la decisione sbagliata. È il rischio che qualcun altro decida al posto loro.

E allora sì che una commissione straordinaria rischia di diventare, paradossalmente, qualcosa di molto meno straordinario. Un’amministrazione che procede seguendo suggerimenti, senza interrogarsi abbastanza sulla direzione.

La protervia della funzione non sostituisce la conoscenza. La supponenza della carica non sostituisce la competenza. L’autorità dello Stato non può diventare un alibi per non spiegare le scelte. Chi rappresenta lo Stato deve dimostrare di essere all’altezza dello Stato che rappresenta. Deve dare conto al popolo. Questa è la democrazia.

Questa la contraddizione resta sul tavolo. Ieri Paternò diceva recuperiamo la ferrovia. Ieri Paternò chiedeva di inserirla nell’elenco delle ferrovie turistiche. Ieri Paternò parlava di patrimonio storico, turismo sostenibile, bonifica ambientale e valorizzazione della Valle del Simeto. Ieri Paternò ne progettava il recupero. Ieri Paternò ricordava che la tratta non era stata soppressa e chiedeva di tutelarla.

Ma non si può pretendere che i cittadini dimentichino ciò che il Comune stesso ha scritto appena un anno fa. E soprattutto non può permettersi di perdere un’altra occasione per trasformare una infrastruttura abbandonata in una risorsa. La vera straordinarietà, oggi, sarebbe una sola, fermarsi, leggere le carte e ricominciare a ragionare. Prima che sia troppo tardi. Prima che una scelta irreversibile trasformi una contraddizione amministrativa nell’ennesima occasione perduta per Paternò.

Ecco il documento originale che tutti devono leggere ➡️  DOCUMENTO DEL COMUNE DI PATERNÒ del 28.04.2026 .