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SAC, LA PRIVATIZZAZIONE DELLE DOMANDE E DELLE RISPOSTE CHE NON ARRIVANO. UN’OMBRA INQUIETANTE ALL’ORIZZONTE (cit. AGNES)

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In una settimana è successo ciò che per mesi sembrava impossibile: qualcuno ha iniziato a fare domande. E, incredibilmente, non solo i soliti “guastafeste”.

La frase che ha acceso il dibattito è quella del presidente di Confcommercio Catania, Pietro Agen: “Sentire che la tangente è scontata fa rabbrividire.” Una frase pesante, pronunciata pubblicamente in un convegno, non da un contestatore professionista ma da chi, teoricamente, avrebbe avuto tutto l’interesse a non agitare le acque. Evidentemente il mare era già mosso, ha detto quello che molti pensano e quasi nessuno dice ad alta voce nelle sedi istituzionali.

Nel frattempo il Consiglio comunale di Catania ha approvato un atto che chiede garanzie su trasparenza, lavoro e sviluppo. Il Consiglio metropolitano ha chiesto perché alcuni documenti sembrino custoditi meglio della ricetta della Coca-Cola. E il dossier di Volere la Luna ha posto la domanda che nessuno sembrava voler fare: ma siamo proprio sicuri che vendere la maggioranza sia l’unica soluzione?

Domanda quasi rivoluzionaria. Prima di vendere casa, normalmente, qualcuno controlla se esiste un mutuo, un prestito o magari basta rifare il tetto. Qui invece sembra che si sia partiti direttamente dal cartello “Vendesi”, sperando che nessuno chiedesse il prezzo.

Anche i sindacati CISAL e LEGEA hanno alzato la voce con una richiesta semplice, tutele vere per i lavoratori, fusione preventiva tra SAC e SAC Service e garanzie fino al termine della concessione. Tradotto, evitare che qualcuno scopra, dopo il rogito, di essere diventato un dipendente di serie B.

SAC replica parlando di trasparenza, correttezza e rispetto delle regole. Benissimo. Ma la trasparenza è come il vetro, funziona quando si vede attraverso. Se le regole della governance futura restano chiuse in cassaforte, il rischio è che la parola “trasparenza” diventi un elegante sinonimo di “fidatevi”.

Anche il tema dei documenti riservati continua a far discutere. È giusto proteggere una gara competitiva, meno convincente è impedire ai rappresentanti pubblici di conoscere atti che riguardano un bene pubblico. Sarebbe un po’ come invitare i condomini all’assemblea e poi dire,”Il bilancio c’è, ma lo leggono solo gli acquirenti dell’appartamento.”

Alla fine la questione è tutta qui, nessuno contesta il diritto di privatizzare. Anche se non si capisce fino in fondo quali siano i motivi veri per venderla. Si contesta il diritto di farlo chiedendo  solo un atto di fede. Cosa si nasconde?

Perché un aeroporto è un’infrastruttura strategica, non una vecchia utilitaria parcheggiata con il cartello “Occasione”.

Più che le rassicurazioni, oggi servono documenti, numeri, perizie indipendenti e regole pubbliche. Il resto sono comunicati stampa. E, si sa, i comunicati hanno un difetto, applaudono sempre se stessi.