A Paternò c’è una cittadina, che con poche righe pubblicate sui social, è riuscita a sintetizzare un sentimento che serpeggia da tempo tra molti, la sensazione che, mentre la città continua a fare i conti con problemi antichi e irrisolti, la politica locale sia già impegnata nella consueta operazione di restyling.
L’affondo di J.F. non è rivolto soltanto alle difficoltà quotidiane che, puntualmente, tornano a manifestarsi con l’arrivo dell’estate. Mancanza d’acqua, disservizi, degrado urbano, strade dissestate, manutenzione insufficiente e persino un cimitero descritto come una “jungla” rappresentano soltanto il contorno di una critica più profonda.
Il bersaglio vero è quella classe dirigente che per anni ha occupato le istituzioni comunali e che oggi, secondo l’autore del post, starebbe tentando di riproporsi sotto nuove insegne. Cambiano i simboli, cambiano i nomi delle liste, cambiano le strategie comunicative, ma i protagonisti sarebbero sempre gli stessi.
La fotografia che emerge è impietosa, da una parte una città reale che continua a fare i conti con problemi ordinari che dovrebbero essere risolti da qualsiasi amministrazione efficiente, compresa quella straordinaria, dall’altra una città virtuale, costruita sui social network attraverso immagini generate dall’intelligenza artificiale, rendering futuristici e campagne di comunicazione che raccontano una Paternò futura, scintillante e moderna.
Una distanza che rischia di diventare un vero e proprio abisso. Perché il punto non è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale o delle moderne tecniche di comunicazione. Il punto è la credibilità che crolla per chi le utilizza.
Se per anni non si è riusciti a garantire la manutenzione ordinaria, la pulizia delle strade, la cura del verde pubblico o l’efficienza dei servizi essenziali, è inevitabile che molti cittadini guardino con sospetto chi oggi si presenta come interprete del cambiamento. Ma tutti questi dov’erano?
L’immagine dei “tirannosauri Rex” evocata nel post è volutamente provocatoria, ma coglie un aspetto politico evidente, la difficoltà della politica paternese nel favorire un reale ricambio, non esclusivamente generazionale, ma anche e soprattutto culturale. Troppo spesso i volti giovani, questo emerge dal post, finiscono per essere semplicemente la vetrina dietro la quale continuano ad agire gli stessi gruppi di potere che da decenni si contendono il controllo della città. E così la celebre frase del Gattopardo torna prepotentemente d’attualità, “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.
A Paternò il rischio è proprio questo. Che il cambiamento venga ridotto a un’operazione di marketing politico. Nuovi loghi, nuove pagine Facebook, nuove sigle e nuove fotografie patinate, mentre i problemi che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini restano esattamente gli stessi. Ma tutti questi dov’erano mentre la città crollava?
La vera sfida non sarà convincere gli elettori con immagini generate artificialmente. Sarà convincerli che esiste davvero una classe dirigente diversa, capace di rompere con il passato “Nasista & C.” e assumersi la responsabilità del cambiamento, a prescindere dal fatto anagrafico, per ciò che non ha funzionato. Perché prima delle città futuristiche raccontate online, i cittadini continuano ad aspettare una città normale, pulita, curata, efficiente e amministrata con serietà. E su questo terreno, più che gli algoritmi, contano ancora i fatti.
