
di Giovanni Coriolano*
I Fratelli d’Italia di Sicilia, dal 26 al 28 giugno, sono in conclave, a Zafferana Etnea, sull’Etna. Ufficialmente per la conferenza programmatica regionale intitolata “Etna Tricolore”, ma in realtà soprattutto per superare il momento difficile per un partito sotto assedio anche per problemi endogeni, faide interne, le divisioni tra gruppi di potere antichi del partito e nuove istanze, che nell’approssimarsi delle prossime elezioni nazionali e regionali assumono un peso enorme. Ad onor del vero vista la imponente mole di atti giudiziari prodotta dall’autorità giudiziaria e arresti contro i maggiori azionisti e sostenitori del Governo Schifani, i guai dei Fratellini D’Italia in salsa sicula, sembrano marachelle da oratorio e forse ha ragione Sbardella a tenere saldi al loro posto quei deputati ed assessori che sono stati e sono sub iudice per marginali se non futili vicende giudiziarie.
Pur essendo garantisti in effetti è incomprensibile perché sono sempre i più discussi ad avere ruoli apicali, responsabilità di governo, mentre altri, quelli che potrebbero portare con onore la bandiera del buon governo, prescindendo da tutto, sono relegati a ruoli marginali. Ma certamente ogni cosa è relativa e assume una connotazione diversa da soggetto a soggetto.
Tema questo che invero, trasversalmente, riguarda tutti i partiti del centro destra, ma anche qualche soggetto dell’altra parte.
Cominciamo l’analisi da FI e Schifani. Il Partito di Forza Italia Sicilia è dilaniato al suo interno da guerre intestine tra componenti contrapposte per la leadership, per la successione di Schifani, che dal canto suo ormai è ben chiaro a tutti, tranne che a lui, ha già fatto il suo tempo, meritandosi un sicuro foglio di via.
Il suo splendido cerchio magico è ormai sotto assedio giudiziario. Da Ninni Sciacchitano, Presidente dell’OIV, agli arresti per presunte tangenti e turbativa d’asta nella sanità siciliana, all’on. Michele Mancuso, ras dei voti a Caltanissetta, agli arresti per presunte tangenti e turbativa negli affidamenti di fondi ARS per spettacoli, a Roberto Sanfilippo, ex DG CEFPAS, di cui ci siamo occupati in lungo ed in largo, sul quale pende una richiesta di arresto in carcere per avere gestito il CEFPAS in maniera inqualificabile al soldo di un altro deputato di FI l’on. Riccardo Gallo Afflitto, anche questo destinatario di una richiesta di arresto in carcere, decisione attesa in questi giorni dopo gli interrogatori di garanzia ai quali non hanno risposto. Per finire alla CEO del SRR di Gela Giovanna Picone, destinataria di una misura di arresto per aver gestito lo smaltimento dei rifiuti in dispregio di ogni regola ambientale. Solo per ricordare i più importanti. E senza considerare che lo stesso Schifani è stato coinvolto nell’ambito del maxiprocesso sul cosiddetto “Sistema Montante” e ne è uscito nel 2024 per prescrizione. Ma noi siamo garantisti. Però se Cesare ripudiò la moglie Pompea affermando che “La moglie di Cesare non poteva essere sfiorata nemmeno dal sospetto”, in effetti è difficile immaginare come Schifani possa ancora essere considerato al di sopra di ogni sospetto. E poiché, in epoca repubblicana la Regione Siciliana deve essere considerata come Cesare, “il Presidente deve essere al di sopra di ogni sospetto”, ma lui lo è?
E’ vero che la Sicilia, negli ultimi tempi, non ha avuto grandi fortune nella scelta dei presidenti, che in gran parte si sono dimostrati inadeguati, e malevolmente iperattivi, come Cuffaro, si sono dimostrati collusi e conniventi con mafia e malaffare, e per questo condannato in via definitiva, ma anche dopo essere stato riabilitato ha dato fondo al peggio di sé, arrestato nuovamente e costretto a patteggiare tre anni di servizi sociali per evitare il carcere, con la prescrizione, durissima, del divieto di incontro con altri politici. Bizzarra prescrizione, ma è così.
Anche Cuffaro del Governo Schifani ha avuto la “golden share”, e dietro le quinte ne ha mosso le azioni, mentre Schifani appariva una marionetta, ma ventriloquo era lui.
Ma Cuffaro non è stato l’unico burattinaio del presidente, anche Luca Sammartino, il politico del tutto contro tutti, lo è stato, nonostante i problemi giudiziari ed i processi in itinere. Altro maggiorente del Governo Schifani e che, nonostante la sospensione di un anno dalle funzioni non elettive ed i processi in corso per reati elettorali e il coinvolgimento nel “caso Tremestieri”, continua a rivestire il ruolo di Vice Presidente della Regione Siciliana.
Senza considerare, poi, il MPA col suo On. Giovanni Di Mauro, il quale sta attraversando momenti difficili per la gestione infausta, usiamo un eufemismo, di alcune vicende agrigentine finite sotto i riflettori della magistratura. Costretto obtorto collo alle dimissioni da assessore regionale.
Certo a ben vedere lo spettacolo che ne viene fuori è penoso. Da una lato la letteratura delle divisioni intestine e dall’altra la mole di atti giudiziari che se messi insieme fanno una biblioteca più grande ed importante di quella vaticana.
In questo quadro infausto tengono banco da un lato S/Cateno De Luca, che flirta con Centrodestra (di più) e Centrosinistra (di meno) alla ricerca del posto al sole più succulento per lui. E che fa il paio con Ismaele La Vardera (suo figliccio come lo definisce S/Cateno) che cavalca l’onda pur esso, da bravo comunicatore qual è, smascherando e sbugiardando tutte una serie di questioni che in effetti apparire l’Amministrazione regionale siciliana e l’ARS, due barche alla deriva in balia di tutt’altra materia fuorché della politica farcita da franchi tiratori. Ma anche questo è avanspettacolo.
La Regione Siciliana ha bisogno di un Presidente limpido che al momento non si scorge all’orizzonte, nonostante la pletora di possibili candidati, di Dx, Sx, Centro, Civici, Sopra, Sotto, Gialli, Verdi, Saltinbanchi, che sgomitano per fare sentire le loro ragioni e mettersi in mostra, ma con scarso successo,
Non ci resta che aspettare qualche mese, con l’assoluta consapevolezza che il futuro è incerto, fluido, incomprensibile e che la Sicilia ed i suoi bisogni, ancora, non trovano un interlocutore serio e credibile su cui investire per tornare quantomeno alla normalità.