
“Dal campo base Webuild di Gerbini una proposta concreta per trasformare un problema in opportunità. Quando la visione incontra la capacità di realizzare”. Paternò, la differenza tra chi rincorre i problemi e chi prova ad anticipare le soluzioni: la visione concreta di Giovanni Parisi.
Ci sono momenti in cui un territorio misura la qualità della propria classe dirigente non dalle parole pronunciate, ma dalla capacità di vedere una strada dove gli altri vedono soltanto un muro.
Il tema dell’accoglienza dei lavoratori stranieri impegnati nell’agricoltura è uno di quelli che dividono, accendono il confronto e spesso finiscono dentro il frullatore della polemica quotidiana. Tavoli, comunicati, dichiarazioni, proteste, contrapposizioni.
Poi arriva qualcuno che sposta la domanda. Non più soltanto “qual è il problema?”
Ma soprattutto “qual è la soluzione?”
È quello che ha fatto Giovanni Parisi, amministratore unico dell’AMA Spa di Paternò e manager abituato alla cultura delle grandi opere, mettendo sul tavolo una proposta che porta dentro una parola ormai rara, visione.
La possibile riconversione del campo base Webuild di Gerbini non è semplicemente il recupero di alcune strutture. È un cambio di prospettiva. Significa immaginare che ciò che nasce per un cantiere possa diventare patrimonio del territorio. Che un’infrastruttura temporanea possa avere una seconda vita. Che una grande opera non debba lasciare soltanto cemento e binari, ma anche soluzioni sociali. È la mentalità di chi è abituato a costruire.
Mentre una parte della politica resta spesso prigioniera dell’emergenza del giorno dopo, Parisi ragiona con la logica del giorno prima, programmare, prevedere, utilizzare ciò che esiste.
La sua proposta affronta un tema reale, quello dei lavoratori agricoli stranieri, indispensabili per una parte dell’economia agrumicola del territorio, ma troppo spesso costretti a vivere in situazioni difficili e prive di dignità.
Una comunità seria non può voltarsi dall’altra parte. Può discutere, può pretendere regole, sicurezza e controllo. Ma deve anche costruire alternative. Ed è qui che la proposta di Gerbini assume un valore diverso. Perché la sicurezza non nasce dall’abbandono. Nasce dall’organizzazione. Il degrado non si combatte lasciando crescere sacche invisibili di disagio. Si combatte governando i fenomeni.
Il sopralluogo coordinato dalla Prefettura di Catania insieme alle istituzioni competenti conferma che l’idea merita attenzione e approfondimento. Poi naturalmente serviranno verifiche, progetti, sostenibilità gestionale e confronto con il territorio. Ma una cosa è già accaduta qualcuno ha acceso una luce.
E forse Paternò, dopo anni passati troppo spesso a raccontare occasioni perdute, ha bisogno proprio di questo, meno paura del futuro e più capacità di immaginarlo.
Perché la differenza tra amministrare e commentare è tutta qui. I problemi li vedono tutti. Le soluzioni, invece, appartengono a chi ha visione.

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