La parabola politica di Riccardo Gallo Afflitto si interrompe prima ancora che fosse il Consiglio dei Ministri a decretarne la sospensione. Il deputato regionale di Forza Italia ha infatti rassegnato le dimissioni dall’Assemblea Regionale Siciliana, pochi giorni dopo l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Caltanissetta nell’ambito dell’inchiesta sul CEFPAS.
Su questa vicenda, QTSicilia aveva acceso i riflettori già da tempo, pubblicando, documentando, numerosi approfondimenti sulle criticità amministrative e gestionali del CEFPAS, ben prima degli sviluppi giudiziari di questi giorni. Oggi quelle denunce giornalistiche trovano un inevitabile punto di contatto con l’inchiesta della magistratura, pur restando distinti i piani dell’informazione e dell’accertamento giudiziario, anche se i nostri puntuali articoli vengono citati nelle carte processuali.
Una scelta che ha inevitabilmente un forte significato politico oltre che istituzionale. Le dimissioni evitano il passaggio della sospensione prevista dalla normativa per gli amministratori colpiti da misure cautelari, ma non cancellano affatto il peso delle accuse che hanno investito uno degli esponenti della maggioranza di governo.
Nell’ordinanza, il giudice per le indagini preliminari tratteggia un quadro estremamente grave. Secondo l’accusa, il CEFPAS, ente nato per garantire formazione e qualificazione al personale sanitario siciliano, sarebbe stato trasformato in uno strumento di gestione del consenso politico e non solo.
Parole che pesano come macigni quelle riportate dal Gip: «L’ente deputato a migliorare la formazione e l’aggiornamento del personale sanitario si è rivelato il catalizzatore di un vero e proprio sistema volto ad assegnare incarichi e a garantire assunzioni a soggetti vicini ai parlamentari regionali. Prevalentemente, Gallo Afflitto».
Si tratta, naturalmente, di contestazioni formulate nell’ambito dell’indagine e che saranno verificate nel corso del procedimento giudiziario, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Le dimissioni arrivano in un momento politicamente delicato. Proprio alla vigilia della relazione annuale del presidente della Regione Renato Schifani all’Ars, il caso CEFPAS rischia di monopolizzare il dibattito parlamentare. Le opposizioni hanno già annunciato che il tema sarà centrale. Una linea politica destinata ad aumentare la pressione sull’esecutivo Schifani.
Con le dimissioni di Gallo Afflitto si apre ora la partita sulla sostituzione in Assemblea. In un primo momento era circolato il nome di Luigi Salvaggio, considerato vicino al dirigente regionale della sanità Salvatore Iacolino, andiamo bene.
Tuttavia, dalla Presidenza dell’Ars fanno sapere che la situazione è più complessa. L’elezione di Gallo Afflitto sarebbe infatti collegata al listino regionale del presidente, circostanza che rende necessario un approfondimento tecnico e giuridico prima dell’assegnazione del seggio. La successione, dunque, non appare affatto automatica né scontata.
L’inchiesta rappresenta uno dei più significativi terremoti giudiziari degli ultimi anni nella sanità siciliana. Le ipotesi investigative descrivono un presunto sistema di gestione degli incarichi pubblici che, se confermato nelle sedi processuali, avrebbe inciso profondamente sul funzionamento di un ente strategico per la formazione del personale sanitario.
Le dimissioni di Riccardo Gallo Afflitto chiudono il capitolo politico personale ma ne aprono uno ancora più ampio per il sistema Schifani. La domanda non riguarda soltanto le responsabilità individuali, che saranno accertate dalla magistratura, ma il funzionamento dei sistemi di selezione della classe dirigente e il rapporto tra politica, enti pubblici e gestione del potere.
Per il governo Schifani la seduta dell’Ars rischia così di trasformarsi da occasione per illustrare i risultati dell’azione amministrativa a banco di prova sulla credibilità dell’intera maggioranza sul terreno della trasparenza.
Perché, al di là delle responsabilità penali che spettano esclusivamente ai giudici, ogni volta che un deputato regionale lascia l’Assemblea travolto da un’inchiesta così pesante, è inevitabile che sia la politica nel suo complesso a essere chiamata a fornire risposte ai cittadini.