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Paternò, il “Giardino di Pietra” e la politica che nasce dal basso, quando la rigenerazione urbana diventa una sfida per le istituzioni

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Ci sono notizie che, lette frettolosamente, sembrano riguardare soltanto un’aiuola, un parco o un intervento di decoro urbano. Poi ci sono quelle che, se osservate con maggiore attenzione, raccontano molto di più, parlano del rapporto tra cittadini e istituzioni, della qualità della democrazia locale e della capacità di una comunità di immaginare il proprio futuro.

L’esperienza del “Giardino di Pietra” apre inevitabilmente una riflessione più ampia sul modello di città che Paternò intende costruire nei prossimi anni. La questione non riguarda soltanto il recupero di un’area verde, ma il modo in cui vengono concepiti e distribuiti e rigenerati gli spazi pubblici, piazze, giardini, parchi, aree di aggregazione e luoghi destinati alla socialità.

Colpisce anche la composizione dei soggetti coinvolti. La presenza della Scuola, dell’Agesci  e la partecipazione del Presidio Partecipativo non appare casuale. Sono realtà educative. Rigenerare uno spazio significa anche educare al senso civico. I bambini che oggi parteciperanno saranno probabilmente gli adulti che domani difenderanno quel luogo dal degrado. La manutenzione materiale nasce dalla manutenzione culturale. Ed è forse questo il vero investimento del progetto.

La città dispone di alcune realtà che potrebbero dialogare tra loro molto più di quanto accada oggi, formando una rete capace di generare relazioni, servizi e nuove opportunità. Al tempo stesso esistono quartieri periferici e numerosi spazi residuali del centro storico che attendono ancora una funzione, un’identità e una progettualità condivisa. Sono luoghi che, se recuperati, potrebbero trasformarsi da vuoti urbani in punti di riferimento per la vita quotidiana delle comunità.

La rigenerazione urbana, infatti, non consiste esclusivamente nel riqualificare un giardino o rifare una pavimentazione. Significa costruire un sistema nel quale attività sportive, iniziative culturali, percorsi naturalistici, servizi di prossimità, commercio e occasioni di incontro convivano e si rafforzino reciprocamente. Un mosaico di piccole centralità diffuse, ciascuna con una propria vocazione, capace di restituire identità ai quartieri e ridurre le distanze, non solo fisiche ma anche sociali, tra le diverse parti della città.

Forse il messaggio più importante che arriva da Piazza Tricolore è rivolto alla politica. Perché esperienze come questa ricordano che la politica è anche costruzione di comunità. Sostituire la cultura della delega con quella della corresponsabilità.

È questa la prospettiva verso cui dovrebbe orientarsi una moderna politica urbana, non limitarsi a intervenire sui singoli spazi, ma cucire tra loro i frammenti della città, recuperare ciò che oggi appare marginale, ristabilire connessioni tra persone e luoghi e attribuire nuove funzioni a ciò che è rimasto incompiuto o inutilizzato. Perché una città non si rigenera semplicemente restaurando ciò che esiste, ma immaginando come ogni spazio possa tornare a produrre relazioni, qualità della vita e senso di appartenenza.

Naturalmente la vera prova inizierà adesso. In Sicilia molte esperienze di rigenerazione urbana si sono fermate dopo l’entusiasmo inaugurale. Un giardino non vive grazie al taglio del nastro. Vive grazie alla continuità. Servirà una progettazione all’altezza, partecipazione costante, manutenzione, nuove attività, capacità di coinvolgere il quartiere anche quando l’effetto novità sarà terminato. È qui che si misurerà il successo del “Giardino di Pietra”.

Ecco le interviste realizzate da Etna News24. A spiegare il tutto Carmelo Caruso (Presidio Partecipativo Patto Fiume Simeto), Giusy Morsellino (Dirigente istituto “Francesco Redi”) e Nellina Rapisarda (Agesci- Paternò 1)