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NOI DEL POPOLO, GRAZIELLA RICCIOLI: DALLA DENUNCIA ALLA POLITICA ALL’ATTACCO AI COMMISSARI

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Ed è proprio qui che emerge la contraddizione politica più palese. I video su TikTok e le dichiarazioni di Graziella Riccioli hanno per lungo tempo avuto come bersaglio la precedente amministrazione comunale, quella politica che aveva governato Paternò prima dello scioglimento del Comune. Una denuncia spesso durissima, costruita proprio sulla rappresentazione delle inefficienze, delle criticità irrisolte e delle responsabilità di chi aveva avuto in mano le redini dell’amministrazione.

In quel caso il messaggio era chiaro, c’è un problema, chi governa deve risolverlo e, se non lo risolve, deve assumersene la responsabilità. Un principio difficile da contestare. Ma oggi il quadro è cambiato. La precedente amministrazione non c’è più. Al suo posto c’è una Commissione straordinaria, arrivata dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose e chiamata a gestire la città in una fase istituzionale del tutto particolare. Ed è proprio alla Commissione che, da ultimo, sono state indirizzate alcune delle contestazioni più recenti.

La domanda non può essere elusa. Se ieri il problema era l’incapacità della politica di amministrare e oggi la politica non c’è più, perché il bersaglio principale diventa chi è stato chiamato a gestire il Comune dopo quello scioglimento? La domanda non significa che i commissari debbano essere sottratti alla critica. Al contrario. Devono essere controllati, incalzati e giudicati.

Ma proprio perché il metro utilizzato nei confronti della precedente amministrazione era quello dei risultati, lo stesso metro dovrebbe essere applicato oggi alla Commissione straordinaria. E qui i fatti diventano più interessanti delle polemiche.

Perché alcune delle criticità mostrate nei video, alcune delle segnalazioni portate all’attenzione pubblica e alcune delle questioni sollevate nel territorio non hanno trovato successivamente una risposta amministrativa?

  • IERI CONTRO L’AMMINISTRAZIONE, OGGI CONTRO I COMMISSARI

Il punto, dunque, non è stabilire se Graziella Riccioli abbia il diritto di criticare la Commissione. Naturalmente ce l’ha. Il punto è capire con quale metro lo faccia. Perché se la critica all’amministrazione precedente nasceva dalla convinzione che chi governa debba rispondere ai cittadini delle proprie responsabilità, quella stessa regola deve valere per tutti. Anche per i commissari. Ma anche per chi oggi aspira a sostituirli con una nuova amministrazione politica.

E allora sarebbe interessante che ogni denuncia venisse accompagnata da una verifica molto semplice. Che cosa è stato segnalato? Che cosa è stato fatto? Che cosa è rimasto irrisolto?

Questo sarebbe un confronto serio. Molto più serio di una guerra di video. Perché c’è una differenza enorme tra denunciare una città che non funziona e dimostrare di essere capaci, dopo, di farla funzionare. Che appartiene a chi vuole in futuro governare. E Paternò, dopo lo scioglimento per mafia, ha probabilmente bisogno proprio di questo salto di qualità. Tenuto conto anche di chi sostiene, come candidati al consiglio, la sedicente candidata sindaco. La loro competenza. La loro trasparenza. La loro etica pubblica. Non solo di una nuova gara a chi individua più problemi. Ma di una politica nella quale chi denuncia oggi sia pronto a spiegare come risolverà ciò che denuncia. Con quali uomini, quali mezzi finanziari. Il chi e come.

È questa la vera differenza tra una campagna elettorale costruita sui problemi e un progetto politico costruito sulle soluzioni. E forse è proprio qui che va cercata la misura di ciò che sta accadendo a Paternò, alla presenza di candidature catapultate da fuori contesto, la denuncia contro chi amministrava politicamente la città e oggi l’attacco a chi la amministra in via straordinaria.

Il cittadino, però, ha diritto a qualcosa di più delle polemiche. Ha diritto ai fatti e le soluzioni per la definizione degli stessi. Perché su questo dovranno essere giudicati tutti, chi c’era, chi c’è e soprattutto chi chiede di esserci domani. Insomma passare dalla protesta alla proposta.