
C’è un dettaglio dell’inchiesta su Riccardo Gallo che, più di altri, rischia di spostare il baricentro della vicenda. Non sono soltanto le contestazioni della Procura, né i rapporti che gli investigatori ritengono ancora attivi. Sono quei pizzini trovati nella sua abitazione durante la perquisizione.
Foglietti sui quali, secondo quanto riportato, comparirebbe un messaggio tanto semplice quanto inquietante, non parlare, perché si è intercettati.
Se questo elemento troverà conferma negli atti giudiziari e sarà ritenuto significativo dalla magistratura, non siamo più soltanto davanti alla fotografia di frequentazioni o rapporti considerati sospetti dagli investigatori. Il significato potenziale di quei messaggi è molto più pesante, la consapevolezza di essere sotto osservazione e, soprattutto, la necessità di adottare precauzioni per evitare che determinate conversazioni possano essere captate.
È questo il punto che rende la vicenda particolarmente delicata. Perché quando qualcuno scrive non parlare, sei intercettato, la domanda che inevitabilmente si apre è brutale nella sua semplicità, che cosa ci sarebbe da non dire?
La ricostruzione, se confermata, contiene un paradosso quasi surreale. Da una parte lo Stato intercetta per cercare di ricostruire rapporti, contatti e possibili dinamiche illecite. Dall’altra, nella casa dell’indagato, vengono trovati messaggi che sembrerebbero indicare proprio la necessità di non utilizzare il telefono, parlare con cautela e prestare attenzione alle intercettazioni. È un linguaggio che richiama inevitabilmente una logica clandestina che la storia ci ha raccontato per altri più eclatanti casi, poche parole, niente conversazioni compromettenti, massima prudenza. Insomma utilizzare i pizzini.
Soprattutto una certezza qualcuno potrebbe ascoltare. Naturalmente, questo non significa trasformare un pizzino in una sentenza. Un foglietto, da solo, non dimostra un reato. Il suo contenuto deve essere contestualizzato, interpretato e confrontato con il resto degli elementi investigativi. Gallo resta tutelato dalle garanzie previste dalla legge e qualsiasi responsabilità penale dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie competenti, con sentenza definitiva. Ma proprio per questo il particolare merita di essere preso sul serio e non archiviato come una semplice curiosità investigativa.
- NON È IL FOGLIETTO. È CIÒ CHE POTREBBE NASCONDERE.
La Procura di Caltanissetta chiede per Gallo gli arresti domiciliari sostenendo che avrebbe continuato a coltivare relazioni ritenute illecite. Ed è qui che l’inchiesta assume un’altra dimensione. Perché il tema non sarebbe soltanto che cosa sarebbe accaduto prima dell’arresto, ma anche ciò che gli investigatori ritengono possa essere accaduto successivamente, nonostante l’attenzione investigativa.
Se determinate relazioni fossero effettivamente proseguite, occorrerà capire con chi, per quale ragione, con quali modalità e soprattutto per quale motivo sarebbero continuate mentre l’indagine era già in corso. I pizzini, allora, diventano una possibile chiave di lettura. Non perché siano necessariamente la prova di qualcosa, ma perché potrebbero raccontare il clima di cautela e di paura delle intercettazioni nel quale, secondo l’ipotesi investigativa, determinati rapporti sarebbero stati coltivati.
- LA DOMANDA CHE RESTA SUL TAVOLO
Il punto, dunque, non sono quei pezzi di carta. Il punto è ciò che quei pezzi di carta potrebbero aver cercato di tenere lontano dai microfoni degli investigatori.
Se il messaggio era davvero non parlare perché si è intercettati, allora la questione giornalisticamente rilevante non è soltanto chi abbia scritto quelle parole. È capire perché fosse necessario scriverle. E cosa non si dovrebbe essere scoperto?
Perché quando in un’inchiesta compaiono contemporaneamente rapporti ritenuti illeciti, intercettazioni e messaggi apparentemente finalizzati a evitare proprio le intercettazioni, il pizzino smette di essere un semplice reperto. Diventa una domanda. Una domanda scomoda, precisa, difficile da eludere: che cosa c’era da non dire? Cosa da nascondere? E adesso la risposta non può arrivare dalle interpretazioni politiche, dalle convenienze personali o dalle ricostruzioni di parte. Dovranno essere gli atti dell’inchiesta a raccontarla.