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PATERNÒ, BUONI LIBRO FANTASMA: 400 EURO SULLA CARTA, ZERO RIMBORSI?

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Come un assegno scaduto. Il Comune di Paternò consegna buoni da 400 euro per l’anno scolastico 2025-2026, ma il ritardo rischia di trasformare un aiuto alle famiglie in un pezzo di carta senza valore.

C’è qualcosa di profondamente paradossale nella gestione dei buoni libro a Paternò. Un contributo pubblico destinato a sostenere le famiglie nell’acquisto dei testi scolastici che arriva quando, nella maggior parte dei casi, i libri sono già stati acquistati e pagati di tasca propria.

E qui comincia il secondo capitolo dell’assurdità.

Le famiglie tornano in libreria, quella stessa libreria dove hanno acquistato i libri mesi prima, presentano il buono e si sentono rispondere con una sostanziale alzata di spalle. Il buono non si trasforma automaticamente in rimborso. E così quei 400 euro, che sulla carta dovrebbero rappresentare un sostegno concreto, rischiano di restare sospesi tra procedure, tempi burocratici e responsabilità che nessuno sembra voler chiarire.

È il classico cortocircuito della pubblica amministrazione, prima si arriva tardi, poi si scopre che il ritardo produce un altro problema e, alla fine, a rimetterci sono sempre le famiglie.

Ma una domanda è inevitabile, a cosa serve un contributo per i libri scolastici se viene consegnato quando le famiglie hanno già sostenuto la spesa e non viene garantita una modalità semplice per recuperare quanto anticipato?

Chi ha programmato questa procedura? Quali accordi sono stati presi con le librerie? Chi deve spiegare ai genitori come utilizzare concretamente il buono? E soprattutto, chi si assume la responsabilità di evitare che un diritto riconosciuto si trasformi in un percorso a ostacoli?

La scuola non è soltanto edifici, circolari e timbri. È anche il rapporto tra istituzioni e famiglie, soprattutto quelle che fanno i conti con ogni euro.

E quando persino un buono libro diventa un problema, qualcosa nel sistema non funziona.

Altro che diritto allo studio, qui sembra di assistere a una partita di scaricabarile pagata dalle famiglie.

Le istituzioni chiariscano subito come e quando questi buoni potranno essere effettivamente utilizzati o rimborsati. Perché un contributo pubblico non deve essere una promessa stampata su un foglio: deve diventare denaro realmente recuperabile da chi ne ha diritto.