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Paternò, una città cresciuta male? Le scelte urbanistiche che hanno segnato il suo futuro

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Ecco una interpretazione sintetica dell’articolo di Francesco Finocchiaro, più politica, pensata per chi non è esperto di urbanistica, ma vuole capire perché Paternò si è sviluppata in un certo modo e perché oggi il centro storico soffre di abbandono e degrado.


Per capire perché il centro storico di Paternò si sia progressivamente svuotato, mentre alcune zone periferiche si espandevano senza servizi adeguati, bisogna tornare indietro nel tempo e ricostruire le scelte che hanno guidato lo sviluppo della città.

L’analisi proposta da Francesco Finocchiaro individua una serie di passaggi decisivi, strade e collegamenti rimasti incompleti, piani regolatori ambiziosi, espansione edilizia verso nord e occasioni perdute per recuperare il cuore antico della città.

Il punto centrale è semplice, Paternò non è cambiata soltanto perché sono passati gli anni, ma anche per effetto delle decisioni urbanistiche e delle priorità scelte dalle amministrazioni.

  • Quattro scelte che hanno cambiato Paternò

1.⁠ ⁠Il centro storico lasciato indietro. Il Piano regolatore elaborato negli anni Settanta e approvato nel 1983 immaginava una città capace di raggiungere gli 80.000 abitanti. Prevedeva una forte espansione edilizia, mentre per il centro storico rinviava gli interventi a una futura pianificazione. In pratica, si costruiva la nuova città senza definire con la stessa attenzione il recupero di quella antica.

2.⁠ ⁠L’espansione a nord e la zona Ardizzone. Il piano favorì lo sviluppo della zona Ardizzone, dove furono realizzati nuovi edifici e servizi pubblici. Diverso fu il percorso di Scala Vecchia, dove l’edilizia privata procedette attraverso interventi più frammentati. Secondo l’autore, questa disparità contribuì a orientare lo sviluppo urbano e a concentrare gli interessi immobiliari in alcune aree.

3.⁠ ⁠Il Piano Gabrielli e l’occasione perduta. Negli anni Novanta l’urbanista Bruno Gabrielli elaborò un progetto che puntava a rendere più semplice il recupero del centro storico. Ma, secondo la ricostruzione dell’articolo, le norme dedicate al cuore antico furono stralciate nel 2000. Il risultato fu la perdita di un’importante opportunità per favorire il recupero degli edifici e il ritorno di attività e residenti.

4.⁠ ⁠Una pianificazione mai davvero ripensata. L’articolo evidenzia anche la scadenza, nel 2008, del quadro urbanistico allora vigente e denuncia la mancata realizzazione di una strategia capace di correggere gli errori del passato. A questo si aggiungono collegamenti stradali problematici, il ritardo della metropolitana della Ferrovia Circumetnea e la mancata piena attuazione delle aree produttive previste.

  • Il problema non è soltanto il degrado

La tesi di Finocchiaro è netta, il centro storico non si è svuotato per una fatalità, ma anche per effetto di scelte politiche e urbanistiche che, nel corso dei decenni, hanno favorito alcune zone e trascurato altre. Desertificandolo consegnato oggi alla barbarie degli extracomunitari irregolari che creano seri problemi di sicurezza.

Le accuse relative agli interessi immobiliari e al condizionamento della politica sono da verificare attraverso gli atti urbanistici e amministrativi per attribuire eventuali responsabilità specifiche di chi ha ridotto la città al degrado. Capito perché, malgrado il piano regolatore sia scaduto da anni, nessuna amministrazione ha mai voluto adottarne un’altro? Le speculazioni a macchia di leopardo convengono alla classe tecnica locale.

Resta una questione fondamentale, senza una nuova visione urbanistica, Paternò rischia di continuare a consumare territorio, perdere appeal, aumentare degrado, lottare per la sicurezza, senza recuperare davvero quello che già possiede.