
PATERNÒ, DIECI CONTAINER E UNA DECISIONE SENZA RISPOSTE. LA COMMISSIONE STRAORDINARIA NON È PADRONA DELLA CITTÀ!
Dieci container, circa cinquanta posti letto, un terreno comunale sottoposto a vincoli paesaggistici e archeologici. E una quantità di interrogativi ai quali, finora, i cittadini hanno diritto di pretendere risposte.
La questione non è l’accoglienza dei migranti. Nessuno può utilizzare la solidarietà come argomento per mettere a tacere le domande. La questione è come, dove, con quali autorizzazioni e con quali soldi si sta realizzando questo insediamento.
Se, come risulta, i moduli sono destinati a una permanenza abitativa stabile, non siamo davanti a una sistemazione provvisoria di emergenza. Siamo davanti a una vera e propria destinazione abitativa, che richiede un progetto, un titolo edilizio e il rispetto di tutte le prescrizioni urbanistiche e ambientali.
E allora, dov’è l’autorizzazione paesaggistica? È stato acquisito il necessario pronunciamento della Soprintendenza per il vincolo archeologico? Quale sistema è stato previsto per lo smaltimento dei reflui? Dove sono gli allacciamenti fognari e le garanzie igienico-sanitarie per cinquanta persone?
Ma c’è un’altra partita, tutt’altro che secondaria, chi ha portato questi container a Paternò? Da dove arrivano? Chi li ha pagati? Con quali fondi? Quali associazioni, hanno promosso l’operazione? Chi gestirà la struttura e chi sosterrà i costi di funzionamento?Non sono curiosità. Sono domande che riguardano denaro pubblico, responsabilità amministrative e governo del territorio.
E qui entra in gioco la Commissione straordinaria. Un organismo chiamato a ristabilire legalità e trasparenza dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose e che dovrebbe avere, proprio per questo, un’attenzione assoluta alla correttezza delle procedure.
La gestione straordinaria non significa potere straordinario senza regole. La Commissione non è proprietaria della città, né dispone di una delega in bianco.
Non basta invocare una finalità umanitaria per rendere automaticamente legittima qualsiasi decisione. La solidarietà non cancella le norme, l’emergenza non sostituisce le autorizzazioni e il silenzio amministrativo non può diventare una risposta ai cittadini.
Paternò chiede trasparenza. Vuole conoscere gli atti, i costi, i finanziamenti, i soggetti coinvolti e soprattutto la regolarità dell’intervento.
Chi amministra in nome della legalità ha il dovere di dimostrarla in ogni decisione. Non può limitarsi a pretenderla solo dagli altri. La Commissione chiarisca. Pubblicamente, senza formule di circostanza, senza slogan e soprattutto senza discrimine alcuno.
Perché Paternò ha già pagato un prezzo altissimo per l’opacità della propria amministrazione. Non ha bisogno di nuove decisioni calate dall’alto, ma di istituzioni che sappiano rendere conto di ogni scelta con trasparenza.
