
Il comunicato di Futuro Nazionale Paternò affronta una questione che merita attenzione e che non può essere liquidata come una semplice polemica sull’immigrazione. Tutto ciò nel silenzio generale delle altre forze politiche.
Il punto è molto più ampio, riguarda il modo in cui si governa il territorio, la capacità delle istituzioni di programmare gli interventi e, soprattutto, il rapporto tra solidarietà, legalità e sostenibilità sociale.
La scelta di collocare dieci moduli abitativi in via Giovanni Verga, destinati a ospitare circa cinquanta lavoratori extracomunitari, solleva interrogativi legittimi sulla localizzazione, sui servizi disponibili, sulle condizioni di sicurezza e sulla gestione futura dell’insediamento. Interrogativi ai quali la Commissione Straordinaria ha il dovere di rispondere con atti, documenti e valutazioni tecniche, non con generiche rassicurazioni.
C’è però un aspetto che merita di essere messo al centro del dibattito: Paternò arriva a questa vicenda dopo anni di fragilità amministrativa, emergenze sociali e, soprattutto, dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Una città che dovrebbe essere impegnata in un percorso rigoroso di ricostruzione della legalità e della fiducia istituzionale non può permettersi interventi privi di una strategia complessiva e di un confronto trasparente con la comunità.
Ma attenzione: la questione non può diventare una contrapposizione tra cittadini paternesi e lavoratori stranieri. Il vero discrimine deve essere un altro: chi sfrutta, chi specula, chi affitta in nero e chi alimenta situazioni di illegalità? Perché, se esiste un problema di sfruttamento del lavoro agricolo, la responsabilità non può ricadere su chi cerca un’occupazione e spesso subisce condizioni di vita e di lavoro inaccettabili.
Il comunicato apre dunque una questione politica concreta, ma pone anche una domanda alla gestione commissariale: i container rappresentano una soluzione temporanea inserita in un progetto serio, verificabile e sostenibile oppure rischiano di diventare l’ennesima risposta emergenziale a un problema che richiederebbe ben altra capacità di programmazione?
La legalità non si difende spostando un’emergenza da un quartiere all’altro. Si difende affrontandone le cause, individuando le responsabilità e garantendo diritti e doveri a tutti. Non si può giocare alle tre scimmiette. È su questo terreno che il dibattito dovrebbe svilupparsi. Senza pregiudizi, senza strumentalizzazioni e senza sconti per chi amministra. Perché Paternò non ha bisogno di nuovi ghetti, ma neppure di nuove guerre sociali. Ha bisogno di istituzioni capaci di governare, non semplicemente di collocare problemi sul territorio.
