La questione migranti a Paternò sta cambiando natura. Non è più soltanto una questione di emergenza abitativa, di lavoratori stagionali, di solidarietà o di gestione dei servizi. È diventata una questione di indirizzo politico, di governo del territorio, di trasparenza amministrativa e di rapporto tra istituzioni e cittadini. E soprattutto di sicurezza pubblica.
Il fronte dell’accoglienza, Penelope e Polifemo sostengono un progetto di accoglienza strutturata, recupero degli immobili pubblici e superamento delle condizioni di marginalità abitativa. La loro impostazione collega il problema della casa a quello dello sfruttamento lavorativo e del caporalato.
La Rete per l’Accoglienza, Caritas, APAS, ANPI, Ordine Francescano Secolare, Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto e altre realtà hanno proposto dei conteiner in zona con vincolo archeologico senza alcun progetto abitativo, solo slogan.
Noi abbiamo pubblicato diversi interventi. L’accoglienza senza consenso che divide la città, Il business del buonismo e chi ci guadagna con l’accoglienza. E il recente approfondimento con la “non intervista” a Paolo Di Caro sul tema.
Tra container, immobili pubblici, cooperative, associazioni e progetti di integrazione, la città si trova davanti a una scelta che va ben oltre l’emergenza migranti. E mentre si avvicina la stagione delle elezioni, una domanda diventa inevitabile, chi decide il futuro di Paternò e secondo quale progetto?
C’è una questione che, ormai, non può più essere considerata marginale nel dibattito politico di Paternò. È quella dell’accoglienza dei lavoratori extracomunitari, delle strutture destinate a ospitarli, degli immobili pubblici che potrebbero essere recuperati e, soprattutto, del sistema di relazioni economiche, sociali e istituzionali che ruota attorno a questo settore.
Una questione che sta assumendo dimensioni tali da essere destinata a entrare prepotentemente nel dibattito politico e nella prossima campagna elettorale. Non sarà soltanto una discussione sui migranti. Sarà una discussione sul modello di città che Paternò vuole diventare.
La vicenda dei dieci moduli abitativi previsti in via Giovanni Verga, destinati a ospitare circa cinquanta lavoratori stagionali, ha riacceso un confronto che covava da mesi. Prima l’ex Albergo Sicilia, poi il Parco Primavera, quindi il COM, l’IPAB di via Collegio e adesso il progetto di co-housing sociale. Una successione di proposte che ha progressivamente allargato il perimetro della discussione. E qui cominciano le domande.
- IL FANTASMA DEL CARA MINEO
Quando si parla di grandi operazioni di accoglienza in Sicilia, il pensiero corre inevitabilmente al Cara di Mineo:
“La gestione dell’affare extracomunitari è una speculazione colossale. Ricordate il caso Cara Mineo collegato all’operazione antimafia romana “Mondo di Mezzo”? Bene nelle intercettazioni allegate all’inchiesta in un colloquio tra Massimo Carminati (ex membro della Banda della Magliana) e Salvatore Buzzi (presidente della cooperativa sociale di sinistra “29 Giugno”), accusati di gestire una rete d’interessi illeciti tra politica, pubblica amministrazione e criminalità, c’è una frase che inquieta e non poco, riferita proprio a Buzzi: «Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno». Bene non sarà questo il caso che riguarda anche Paternò. Noi non crediamo possa essere possibile anche qui, ma sai a pensar male si fa peccato, ma molto spesso…”
Non perché ogni progetto di accoglienza sia destinato a riprodurne le vicende criminali, ma perché quella esperienza ha lasciato una lezione, un segno, che la politica non può dimenticare. Quando intorno alla gestione dei migranti si concentrano risorse pubbliche, affidamenti, servizi e interessi economici, la trasparenza deve essere assoluta.
Le inchieste giudiziarie e le condanne che hanno interessato il sistema di Mineo – Mafia Capitale, rappresentano un precedente che impone prudenza, controlli e responsabilità. Nessuno sostiene che a Paternò esista un sistema analogo. Sarebbe un’affermazione priva di riscontri. Ma proprio per evitare qualsiasi equivoco, ogni progetto deve essere accompagnato da documenti verificabili, procedure trasparenti e responsabilità chiaramente individuate. Non basta pronunciare la parola solidarietà per rendere tutto al di sopra di ogni sospetto.
- GLI IMMOBILI PUBBLICI NON SONO PEDINE
C’è poi una questione che riguarda direttamente il patrimonio pubblico. L’ex Albergo Sicilia, il Centro Operativo Misto, l’IPAB di via Collegio immobili che rappresentano una parte importante delle possibilità di recupero e riqualificazione della città. Destinarli a progetti sociali può essere una scelta non condivisa. Non può essere una decisione sottratta alla trasparenza e alla coscienza dei cittadini.
Occorre sapere chi presenta i progetti, chi li realizza, chi li gestisce, quanto costano, quali finanziamenti vengono richiesti, quali soggetti partecipano e quali obblighi assumono. E soprattutto bisogna chiarire quale sarà il beneficio complessivo per Paternò.
Perché una città che ha bisogno di recuperare edifici pubblici, servizi, spazi culturali, strutture sportive e luoghi di aggregazione non può permettersi di affrontare il proprio patrimonio immobiliare attraverso decisioni frammentarie e prive di una visione generale.
- LA DOMANDA CHE LA POLITICA NON PUÒ EVITARE
La questione più delicata riguarda il rapporto tra accoglienza e consenso. Una parte delle associazioni sostiene che il superamento delle condizioni di marginalità dei lavoratori stranieri sia un dovere civile e una necessità per contrastare caporalato e sfruttamento. Altri soggetti chiedono di non concentrare ulteriormente le criticità in una città che ha da se notevoli criticità e di valutare soluzioni differenti. Entrambe le posizioni devono poter essere discusse senza intimidazioni verbali, etichette e delegittimazioni. E i cittadini di Paternò hanno pieno diritto di conoscere, discutere, ma anche decidere le scelte che incidono sul loro territorio. La partecipazione non può essere un rituale organizzato dopo che le decisioni sono già state prese. Se ne faccia una ragione la Commissione straordinaria.
- VERSO LE ELEZIONI: IL SILENZIO NON SARÀ UNA RISPOSTA
La prossima competizione amministrativa dovrà inevitabilmente confrontarsi con questa vicenda. I futuri candidati non potranno limitarsi a dichiarazioni generiche sull’integrazione, sulla sicurezza o sulla solidarietà. Dovranno chiarire se condividono la concentrazione di strutture in determinate aree, se preferiscono un sistema di accoglienza diffusa, come intendono recuperare gli immobili pubblici e quali garanzie vogliono introdurre nella gestione dei finanziamenti e dei servizi. Dovranno anche spiegare come intendono tutelare i lavoratori stranieri dallo sfruttamento, le imprese regolari dalla concorrenza illegale e i residenti dai problemi di sicurezza, di degrado e di mancata gestione del territorio. E dovranno farlo con programmi, numeri e atti verificabili. Non con gli slogan.
- PATERNÒ NON DEVE DIVENTARE UN CASO, DEVE DIVENTARE UNA CITTÀ
Paternò arriva a questo appuntamento politico dopo una stagione amministrativa drammatica, segnata dallo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose e dalla necessità di ricostruire credibilità istituzionale. In questo contesto, ogni operazione che coinvolga patrimonio pubblico, finanziamenti e gestione di servizi sociali richiede una particolare attenzione. Non ci si può permettere né un’accoglienza trasformata in un sistema opaco di interessi, né una guerra ideologica contro chi cerca condizioni di vita normali e sicurezza. La solidarietà non esclude la trasparenza. L’integrazione non esclude la legalità. La sicurezza non esclude il rispetto dei diritti. Sono principi che devono convivere. Non scegliere di far diventare Paternò come il Cara Mineo. Impedendo che Paternò diventi il terreno dello stesso umus, dove ogni problema viene utilizzato per alimentare affari e consenso, dove ogni proposta diventa un’occasione per distribuire etichette.
La città ha diritto a conoscere preventivamente le scelte. Ha diritto di sapere chi gestirà le strutture, chi controllerà le risorse e chi risponderà in caso di fallimento. E soprattutto ha diritto di partecipare alle decisioni. Anche con l’indizione di un referendum pubblico.
Perché l’accoglienza può essere una scelta di civiltà, ma la gestione del denaro pubblico è una questione di responsabilità. E la questione sicurezza è fondamentale. E nessuna di queste può essere sottratta al controllo democratico. La prossima campagna elettorale, che piaccia o no, dovrà passare anche da qui. Paternò non ha bisogno di nuovi slogan. Ha bisogno di sapere quale città si sta progettando per il suo futuro. È la democrazia, baby.