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Di Mauro nella giostra giudiziaria? Il garantismo non può essere a corrente alternata

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In politica basta spesso un titolo di giornale, un’indiscrezione o l’iscrizione di un nome nel registro degli indagati perché abbia inizio quella che molti definiscono la “giostra giudiziaria”. Un vortice mediatico nel quale il giudizio dell’opinione pubblica rischia di precedere quello dei tribunali.

Se anche il nome di Roberto Di Mauro, deputato regionale, dovesse essere coinvolto in una vicenda giudiziaria, il primo dovere di chi informa è ricordare un principio che non dovrebbe conoscere eccezioni, in uno Stato di diritto nessuno può essere considerato colpevole fino a una sentenza definitiva di condanna. È il fondamento del garantismo, un principio costituzionale che non può essere sospeso sull’onda dell’emotività o della convenienza politica.

Questo non significa minimizzare l’importanza delle indagini, né sottrarre la politica al giudizio dell’opinione pubblica. Significa, semplicemente, distinguere ciò che costituisce un’ipotesi investigativa da ciò che rappresenta un fatto definitivamente accertato. Le procure hanno il compito di indagare, i giudici quello di decidere, i giornalisti quello di informare senza trasformare sospetti, contestazioni o accuse in condanne anticipate.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico ha mostrato una preoccupante tendenza a utilizzare il garantismo in modo selettivo, lo si invoca quando riguarda gli amici e lo si dimentica quando coinvolge gli avversari. È un atteggiamento che finisce per indebolire la credibilità delle istituzioni, della giustizia e della stessa informazione.

Se Roberto Di Mauro dovesse essere chiamato a difendersi davanti all’autorità giudiziaria, avrà il diritto di farlo con tutte le garanzie previste dall’ordinamento. Saranno gli atti processuali, il contraddittorio tra accusa e difesa e, infine, il giudice a stabilire se vi siano o meno responsabilità. Prima di allora, ogni ricostruzione deve restare nel perimetro delle ipotesi e non trasformarsi in una sentenza mediatica. Tranne che le accuse siano suffragate da prove così schiaccianti da non lasciare alcun ragionevole dubbio.

Naturalmente, il piano giudiziario e quello politico possono seguire percorsi differenti. Un amministratore o un rappresentante delle istituzioni può essere chiamato a fornire chiarimenti ai cittadini anche prima della conclusione di un processo. Tuttavia, la responsabilità politica non può sostituire quella penale, né può giustificare l’abbandono della presunzione d’innocenza.

Il garantismo non è un favore concesso a una persona o a una parte politica. È una garanzia che tutela tutti i cittadini, soprattutto quando il clima mediatico, il web e i social network alimentano processi sommari celebrati fuori dalle aule di giustizia.

Per questo motivo, qualunque sia l’evoluzione della vicenda che dovesse riguardare Roberto Di Mauro, il punto fermo deve restare uno soltanto, attendere i fatti, leggere gli atti quando saranno disponibili e rispettare il percorso della giustizia, senza anticiparne il verdetto. Perché uno Stato di diritto si misura soprattutto dalla capacità di applicare gli stessi principi anche quando riguardano persone verso le quali si nutrono opinioni politiche diverse e antitetiche.