A Paternò manca ancora il fischio d’inizio ufficiale, ma la campagna elettorale sembra già una maratona affollata. Ogni giorno spunta un nuovo candidato a sindaco. Alcuni sono noti, altri meno, altri per niente. Alcuni sono conosciuti soltanto ai parenti stretti. Altri, secondo le malelingue, non sarebbero ancora a conoscenza della propria candidatura.
La sensazione è che in città sia partita una sorta di “corsa a palazzzo di città”, una gara collettiva all’assalto di Palazzo Alessi dove l’importante non è vincere, ma esserci. O almeno comparire in qualche gruppo WhatsApp, in una locandina improvvisata o in un post Facebook corredato da slogan altisonanti.
C’è il candidato del cambiamento, quello del cambiamento del cambiamento, quello che vuole cambiare chi vuole cambiare. C’è il candidato civico, il super civico, il civico indipendente e persino il civico che non sa ancora da chi dovrebbe essere indipendente.
Spuntano movimenti, associazioni, laboratori politici, tavoli di confronto, cantieri di idee, officine programmatiche e perfino qualche circolo nato tra un caffè e una partita di carte. Ognuno con il proprio simbolo, il proprio logo e naturalmente il proprio aspirante sindaco. Ma tutti contro tutti.
Nel frattempo i cittadini osservano incuriositi, o meglio disgustati. Qualcuno prova a contare i candidati in campo ma perde il conto dopo l’ennesimo nome. Qualcun altro sospetta che presto servirà una scheda elettorale formato lenzuolo. I più ottimisti pensano che tutta questa abbondanza sia il segno di una ritrovata partecipazione democratica, ma non è così. I più pessimisti si chiedono invece quanti di questi protagonisti esistano realmente al di fuori dei social network e del mondo virtuale.
La verità è che Paternò sembra vivere una stagione politica singolare, dove il desiderio di guidare la città supera di gran lunga quello di costruire un progetto serio e condiviso. Tutti vogliono essere generali, pochi sembrano interessati a formare l’esercito.
E mentre le autocandidature si moltiplicano e i comunicati si rincorrono, resta una domanda fondamentale, chi riuscirà davvero a convincere i paternesi di avere una visione per il futuro della città?
Perché una cosa è certa assaltare la Bastiglia è facile. Governarla dopo è tutta un’altra storia. Noi preferiamo il fantasma del Louvre, BELFAGOR.