
La vicenda giudiziaria nasce da fatti personali lontani nel tempo, ma oggi entra nella vita pubblica di Adrano. Il sindaco viene sospeso. A guidare temporaneamente la città saranno il vicesindaco Agatino Perni e la Giunta da lui nominati.
Ci sono sentenze su un capitolo giudiziario privato. E poi ci sono sentenze che, per effetto delle loro conseguenze, aprono improvvisamente un capitolo politico. Quella che riguarda Fabio Mancuso appartiene alla seconda categoria.
Non perché la politica debba sostituirsi alla magistratura. E nemmeno perché una sentenza debba essere messa in discussione sul piano giudiziario attraverso il commento politico. Il punto è un altro.
Sedici anni dopo i fatti contestati, una vicenda personale e privata irrompe oggi nella vita pubblica di una città che con quella vicenda non ha nulla a che fare. E questa è la vera anomalia politica della storia.
La Corte d’Appello ha confermato la condanna per bancarotta relativa alla vicenda Ascom Finance, risalente a sedici anni fa, quando Mancuso era deputato regionale. La vicenda, come sottolineato dai media, è distinta dalla gestione amministrativa del Comune di Adrano e non riguarda fatti commessi nell’esercizio della funzione di sindaco.
Eppure oggi è proprio il sindaco di Adrano a essere sospeso. È la legge. E la legge va rispettata. Ma proprio perché va rispettata, la politica ha il diritto di interrogarsi sulle conseguenze che essa produce.
Il paradosso è semplice da raccontare. Una vicenda privata, maturata sedici anni fa, produce oggi un effetto pubblico su una comunità di migliaia di persone. Gli adraniti non erano parte di quella vicenda. Non l’hanno determinata. Non l’hanno amministrata. Eppure oggi ne subiscono le conseguenze istituzionali. È qui che la cronaca giudiziaria diventa politica.
Perché Fabio Mancuso non è soltanto l’uomo coinvolto in un procedimento iniziato sedici anni fa. È anche il sindaco che gli elettori di Adrano hanno scelto. Ed è il sindaco che, nel frattempo, ha governato la città, l’ha cambiata.
- E NEL FRATTEMPO ADRANO È CAMBIATA
Questo elemento non può essere rimosso dal racconto. Perché in questi anni Adrano non è rimasta immobile.
La stessa cronaca ha raccontato, proprio nei giorni scorsi, la trasformazione dell’ex linea ferrata del Cappellone, un luogo rimasto per decenni associato al degrado che oggi sta diventando un percorso urbano con verde, illuminazione, arredi e spazi destinati alla socialità. Un pezzo di città che cambia volto.
E non è un dettaglio secondario. Perché quando si racconta la vicenda Mancuso non si può raccontare soltanto il processo. Bisogna raccontare anche il sindaco che è stato Mancuso in questi anni e la città che ha amministrato. Il passato giudiziario appartiene a un’altra stagione. Il governo di Adrano appartiene al presente. Confondere i due piani sarebbe un errore. La magistratura giudica i fatti contestati di quel tempo ormai lontano. I cittadini giudicano l’amministrazione. Sono due piani diversi.
- NON È UNA DECADENZA. È UNA SOSPENSIONE
E c’è poi un altro particolare che nel dibattito pubblico rischia di perdersi. Mancuso viene sospeso, non dichiarato decaduto. La sospensione deriva dalla normativa vigente, la legge Severino, e interviene prima che il percorso giudiziario sia definitivamente concluso. Lo stesso Mancuso ha annunciato l’intenzione di valutare il ricorso in Cassazione dopo la lettura delle motivazioni della sentenza. Nel frattempo, però, Adrano deve continuare ad amministrarsi. Ed è qui che arriva il secondo elemento politicamente significativo.
A sostituire Mancuso sarà il vicesindaco Agatino Perni, insieme alla Giunta municipale scelta e nominata dallo stesso Mancuso. Non arriva dunque un commissario a governare Adrano. La macchina amministrativa resta nelle mani della squadra politica che ha accompagnato Mancuso in questi anni.
È una scelta che ha un significato preciso, la sospensione del sindaco non viene trasformata nella sospensione dell’amministrazione. Perni dovrà ora assumere la responsabilità di garantire continuità ai progetti avviati e all’attività amministrativa. E la Giunta dovrà dimostrare, nei fatti, di essere in grado di proseguire quel percorso senza la presenza quotidiana del sindaco. È probabilmente questa la vera sfida politica che comincia oggi.
- LA FASCIA RESTA FERMA. LA CITTÀ NO.
Mancuso perde temporaneamente la fascia. Ma Adrano non può permettersi di perdere il proprio percorso amministrativo. Questo è il punto. Perché sarebbe paradossale se una vicenda personale vecchia di sedici anni finisse per congelare una città che, nel frattempo, ha cambiato volto. Nei luoghi dove per decenni c’era degrado, oggi prende forma qualcosa di diverso. E allora il giudizio politico su Mancuso dovrà necessariamente tenere insieme entrambe le cose. La vicenda giudiziaria privata, che appartiene alla magistratura. E l’esperienza amministrativa, che appartiene alla storia politica recente di Adrano. Una non cancella automaticamente l’altra.
- LA DOMANDA CHE RESTA SUL TAVOLO
Forse è proprio questo il dato più scomodo. Quanto può incidere oggi, sulla vita di una comunità, una vicenda privata nata sedici anni fa e completamente estranea all’amministrazione del Comune?
La legge ha dato la sua risposta. Adesso tocca alla politica dimostrare di saper gestire le conseguenze senza trasformare Adrano in una città sospesa. Perni e la Giunta hanno una responsabilità precisa, continuare ad amministrare. Mancuso ha davanti a sé il percorso giudiziario che intende proseguire. Gli adraniti, invece, hanno davanti la loro città.
La sentenza riguarda il passato di un uomo. La sospensione riguarda il presente di un sindaco.
La continuità amministrativa riguarda il futuro di Adrano. Ed è su quest’ultimo terreno che, adesso, si giocherà la vera partita.