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SCHIFANI: “IO SO’ IO”… MA SOLO SE VUOLE LA COALIZIONE DAL MARCHESE DEL GRILLO AL MARCHESE DEL “PUPO”

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In Sicilia c’è una disciplina olimpica che meriterebbe il riconoscimento del CONI: la candidatura preventiva al non-candidarsi.

È un esercizio raffinato. Non dici “mi ricandido”, perché sembri troppo sicuro. Non dici “mi ritiro”, perché sembri già sconfitto. Allora scegli la terza via, tutta siciliana: “sono espressione della coalizione”. Traduzione simultanea: se mi vogliono resto, se non mi vogliono era una mia libera scelta.

Renato Schifani, con il garbo di chi ha imparato che in politica il volume della voce è inversamente proporzionale alla durata della carriera, ha deciso di praticare il più antico degli sport isolani, l’attesa. Aspetta Roma. Aspetta Palermo. Aspetta gli alleati. Aspetta gli avversari. Aspetta persino chi sta aspettando lui. In pratica, manca solo che aspetti l’autobus per scoprire dove andare. Che in Sicilia, tra l’altro, è un ottimo allenamento.

La scena è quasi poetica se non patetica. Da una parte il presidente elenca i grandi cantieri, termovalorizzatori, Terme di Sciacca, polo pediatrico, opere strategiche, continuità amministrativa. Dall’altra, il centrodestra sembra impegnato in un torneo di scherma con fioretti rigorosamente puntati verso i propri compagni di coalizione.

L’opposizione, missing, osserva. Gli alleati combattono. E gli elettori, come sempre, fanno da pubblico pagante.

Nel frattempo, Forza Italia riesce nell’impresa che pochi partiti al mondo possono vantare, litigare perfino quando qualcuno aderisce al partito. A Vizzini tre consiglieri entrano nel movimento e, invece di festeggiare, scoppia una guerra civile in miniatura.

È un capolavoro organizzativo. Normalmente i partiti litigano quando perdono iscritti. Qui si litiga quando li acquistano. Il problema non è quanti entrano. È stabilire a quale corrente appartengano prima ancora di ricevere la tessera.

Poi c’è Roma, che in Sicilia funziona un po’ come il meteo. “Tutto dipenderà da Roma.” È la frase che consente di rinviare qualsiasi decisione senza assumersene la responsabilità. Se arriva il sole è merito del governo. Se piove, era una perturbazione imprevedibile.

E così il secondo mandato di Schifani assomiglia sempre più a quei matrimoni in cui gli invitati stanno già scegliendo il tavolo del buffet mentre gli sposi devono ancora decidere se convolare a nozze. La politica siciliana, del resto, ha un talento straordinario quello di trasformare ogni decisione in una trattativa e ogni trattativa in una telenovela. Le correnti diventano fiumi. I fiumi diventano mare. E nel mare, si sa, navigano tutti… purché ci sia una poltrona abbastanza grande per evitare il mal di mare.

Intanto il presidente resta prudente. Fa bene. In Sicilia la prudenza non è una virtù è un sistema di sopravvivenza. Perché nell’Isola il vero avversario non è quasi mai l’opposizione. È il collega seduto due sedie più in là durante la riunione di partito.

E mentre tutti dichiarano fedeltà alla coalizione, lavorano con ammirevole impegno per dimostrare che il nemico più pericoloso del centrodestra continua a essere… il centrodestra.

Alla fine, però, una certezza c’è. Le Regionali del 2027 sono ancora lontane (ma non troppo). E la campagna elettorale è già iniziata. In Sicilia, infatti, le elezioni durano un giorno. Il pre-elezioni, invece, può tranquillamente durare cinque anni.