L’intervista rilasciata dal coordinatore regionale del Movimento per l’Autonomia, Fabio Mancuso, offre spunti che vanno ben oltre le normali dinamiche politiche e i tradizionali ragionamenti sulle alleanze. Tra le righe emerge infatti una visione che può rappresentare l’inizio di una fase nuova per Paternò, una fase nella quale il centrodestra si apre alla società civile, alle competenze, alle professioni e soprattutto a una nuova generazione di protagonisti.
La scelta di affidare a Mancuso il compito di rappresentare il MPA al tavolo della coalizione di Paternò, assume un significato preciso, costruire un percorso politico che guardi avanti, senza restare prigioniero di schemi e appartenenze che appartengono al passato. È un passaggio importante perché la città vive una condizione che richiede una riflessione profonda e una risposta all’altezza delle aspettative dei cittadini. Questa la linea che il MPA traccerà per Paternò nel confronto con le altre forze politiche e sociali.
Paternò, oggi, non ha bisogno soltanto di una nuova amministrazione. Ha bisogno di una nuova classe dirigente. Una classe politica capace di interpretare i cambiamenti della società, di parlare il linguaggio delle nuove generazioni e di restituire fiducia a una comunità che negli anni ha visto crescere sfiducia, divisioni, contrapposizioni e disagio.
Per questo motivo il tema del rinnovamento non può essere considerato uno slogan elettorale. Deve diventare una scelta concreta. Significa dare spazio ai giovani, alle energie migliori della città, a chi ha costruito percorsi professionali, associativi e civici senza essere stato coinvolto nelle stagioni politiche che hanno segnato negativamente il passato recente della comunità.
L’apertura alla società civile annunciata dal MPA e dal centrodestra può dunque trasformarsi in una straordinaria occasione per individuare figure nuove, credibili e autorevoli, capaci di rappresentare un cambiamento autentico e non soltanto anagrafico, ma anche culturale. Perché non basta essere giovani per rappresentare il futuro, occorre anche avere indipendenza, visione e la capacità di interpretare una domanda di rinnovamento che attraversa trasversalmente la città.
Da questo punto di vista, il profilo del futuro sindaco di Paternò appare sempre più definito. Dovrà essere una persona giovane, determinata, preparata, capace di assumersi responsabilità e di prendere decisioni. Una figura che non abbia avuto responsabilità dirette o indirette nelle vicende che hanno portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose e che, proprio per questo, possa rappresentare una netta discontinuità rispetto a una stagione che la città vuole lasciarsi definitivamente alle spalle.
Ma la discontinuità da sola non basta. Il prossimo sindaco dovrà essere soprattutto un costruttore di comunità. Paternò è una città che negli ultimi anni è stata attraversata da profonde fratture politiche, sociali e personali. Una città spesso divisa in tifoserie contrapposte, nella quale il confronto pubblico si è trasformato troppo frequentemente in scontro.
La sfida più grande sarà quindi quella di ricucire il tessuto sociale, creare occasioni di dialogo, valorizzare le differenze e restituire ai cittadini il senso di appartenenza a una comunità unica. Servirà una leadership e in città c’è, capace di unire e non di dividere, di ascoltare e non soltanto di parlare, di coinvolgere e non di escludere, ma di decidere quale deve essere la strada da intraprendere senza tentennamenti.
È probabilmente questo il messaggio più interessante che emerge dalla nuova fase politica annunciata da Fabio Mancuso, la consapevolezza che il futuro di Paternò non può essere costruito guardando negli specchietti retrovisori, ma aprendo porte e finestre a chi finora è rimasto fuori dai palazzi della politica.
Se il tavolo del centrodestra saprà interpretare fino in fondo questa esigenza di rinnovamento, allora la prossima competizione elettorale non sarà soltanto una sfida tra candidati, ma l’occasione per inaugurare una stagione diversa. Una stagione nella quale competenza, legalità, partecipazione e ricambio generazionale possano diventare i pilastri di una nuova idea di governo della città.
Perché oggi, più che un uomo solo al comando, Paternò ha bisogno di una generazione che si assuma la responsabilità di costruire il proprio futuro. E forse è proprio da qui che può cominciare il vero cambiamento.