Connect with us

In primo piano

SANITOPOLI: DOPO LA CUFFARITE, IL CEFPAS, SI APRE UNA NUOVA FRONTIERA: IL “LOSS ADJUSTER”. COSA SI NASCONDEREBBE DIETRO QUESTA NUOVA TROVATA?

Pubblicato

il

L’affare sanità sembra non finire mai. Cambiano gli uomini, cambiano le amministrazioni, cambiano le sigle, cambiano persino le parole con cui vengono descritti i nuovi strumenti amministrativi. Ma il grande circuito economico che ruota attorno alla sanità pubblica siciliana sembra avere una straordinaria capacità di reinventarsi.

da Palermo Giovanni Coriolano*  


Dopo la stagione della cosiddetta “Cuffarite”, dopo le vicende che hanno investito il CEFPAS e mentre continuano a emergere interrogativi sui rapporti tra politica, sanità, amministrazione e interessi economici, ecco comparire una nuova espressione destinata a entrare nel vocabolario della sanità siciliana, Loss Adjuster.

Una parola apparentemente tecnica, quasi innocua. Un’attività che, in sé, può essere assolutamente legittima e funzionale a una migliore gestione dei sinistri e del rischio assicurativo delle aziende sanitarie. Ma proprio perché siamo davanti a uno strumento che può inserirsi nella gestione economica di un settore delicatissimo, vale la pena fermarsi, guardare attentamente le carte e provare a capire cosa ci sia realmente dietro questa scelta.

Ed è quello che abbiamo fatto, sia nelle puntate precedenti che oggi, ricostruendo il grande gioco delle polizze nella sanità pubblica, approfondendo il sistema delle procedure e arrivando, nell’ultima puntata, ai primi nomi della nuova frontiera del Loss Adjusting: 

  1. CEFPAS/SANITÀ, IL GRANDE GIOCO DELLE POLIZZE: QUANDO LA SANITÀ PUBBLICA RISCHIA DI DIVENTARE TERRENO DI CONQUISTA; 
  2. SANITÀ SICILIA: 2° PUNTATA, LA BOMBA È GIÀ INNESCATA E I FEUDATARI DEL CLIENTELISMO CONTINUANO A GIOCARE CON IL FUOCO
  3. DOPO CORTE DEI MIRACOLI, LA NUOVA FRONTIERA DELLA SANITÀ: DOPO GLI APPALTI, IL LOSS ADJUSTING? ECCO I PRIMI NOMI

Questa inchiesta, infatti, non nasce da una voce di corridoio, da una telefonata anonima o da una semplice ricostruzione politica. La documentazione acquisita dalla redazione consente di ricostruire il percorso seguito da diverse aziende sanitarie, le adesioni, le procedure adottate, le decisioni assunte e le differenti strade intraprese.

Una parte di questa documentazione, per ragioni evidenti di tutela delle fonti e per non comprometterne l’origine, oggi non viene pubblicata integralmente. Ma è nella disponibilità della redazione ed è stata oggetto di verifica. Ed è una differenza sostanziale. Perché qui non siamo davanti a un’inchiesta costruita sul “si dice”. Qui ci sono documenti.

  • LA NUOVA FRONTIERA

Nelle precedenti puntate forse siamo stati persino troppo prudenti nel raccontare quello che stava accadendo nella sanità siciliana. Abbiamo scelto di non trasformare i sospetti in accuse e di non utilizzare parole definitive quando erano ancora necessari ulteriori riscontri. È un metodo che intendiamo mantenere. Ma prudenza non significa voltarsi dall’altra parte. E oggi le carte ci portano verso un nuovo territorio, quello della gestione dei sinistri attraverso il cosiddetto Loss Adjuster.

Tecnicamente, parliamo di un’attività che può riguardare la valutazione e la gestione dei danni, l’analisi dei sinistri, il supporto ai Comitati Aziendali di Valutazione Sinistri e, più in generale, la gestione professionale del rischio. Nulla di scandaloso, dunque. Anzi, se uno strumento di questo genere consente alle aziende sanitarie di gestire meglio i sinistri, ridurre il contenzioso e risparmiare risorse pubbliche, sarebbe difficile contestarne l’utilità. Ma il problema giornalistico, e prima ancora la domanda che poniamo, non è stabilire se il Loss Adjuster sia, in astratto, uno strumento legittimo. Il problema è capire come viene utilizzato, da chi viene scelto, con quali procedure, per quale durata, con quali costi e soprattutto cosa potrebbe accadere dopo. Ed è proprio quel “dopo” che comincia a diventare interessante.

  • IL MISTERO DEI 12 MILA EURO

Partiamo da un elemento apparentemente marginale. Una procedura dell’ordine di circa 12 mila euro, con una durata limitata e con il criterio del massimo ribasso. A prima vista sembrerebbe un affare amministrativo di dimensioni quasi irrilevanti. Ma siamo sicuri che il valore della partita sia soltanto quello dell’affidamento iniziale? Perché, se ipotizziamo un ribasso del 50 per cento, si arriverebbe a circa 6 mila euro per un anno di servizio.

Ed è proprio qui che la domanda diventa inevitabile, qual è il reale interesse economico di un operatore professionale ad assumere un incarico di questo genere a quelle condizioni? Naturalmente esistono risposte perfettamente legittime. Un’azienda può accettare un margine ridotto per acquisire esperienza, referenze, presenza sul mercato o nuovi clienti. Ma esiste anche una domanda ulteriore, che nessuno può impedire a un giornalista di porre. E se il vero valore economico della partita non fosse rappresentato dal piccolo incarico iniziale?

E se il Loss Adjuster fosse soltanto uno dei primi passaggi di una filiera molto più ampia che conduce alla gestione del rischio assicurativo e, successivamente, alle grandi polizze delle aziende sanitarie? Non stiamo affermando che sia così. Stiamo chiedendo, anche agli organi competenti, di verificarlo. Perché tra un incarico da qualche migliaio di euro e una successiva gestione assicurativa dal valore potenzialmente milionario esiste una differenza enorme. Ed è proprio questa differenza che merita di essere analizzata. Perché se ci basiamo sui “si dice” il nome della multinazionale che sta dietro a tutto questo già si sussurra.

  • IL DOCUMENTO CHE ABBIAMO DAVANTI

La nostra ricostruzione non nasce soltanto da considerazioni economiche.

Tra la documentazione acquisita dalla redazione c’è anche un documento nel quale compaiono, nella stessa pagina di sottoscrizione, i vertici amministrativi di alcune delle principali strutture sanitarie catanesi.

Nel documento compaiono il D.A. dell’ASP Catania, dott.ssa Tamara Civello; il D.A. dell’ARNAS Garibaldi, dott. Carmelo Ferrara; la dott.ssa Rosaria Sigona per l’ASP Catania; la dott.ssa Monica Castro per l’A.O.U. Policlinico G. Rodolico-San Marco e il dott. Salvatore Torrisi per l’A.O. Cannizzaro.

A fianco dei nominativi compare lo spazio destinato alla firma digitale. È, dunque, un elemento concreto della ricostruzione documentale. Naturalmente, una firma su un atto amministrativo non dimostra, da sola, alcuna appartenenza politica e non dimostra certamente l’esistenza di irregolarità. Ma dimostra una cosa molto più semplice e importante: che quelle persone sono formalmente coinvolte nel procedimento documentato. Ed è da qui che bisogna partire. Non dalle insinuazioni. Non dalle appartenenze raccontate. Dagli atti che pubblicheremo e dalla documentazione che abbiamo acquisito e verificato.

  • LE CARTE RACCONTANO UN PERCORSO

La documentazione che abbiamo acquisito permette infatti di ricostruire un percorso che non appare uniforme. Alcune aziende sanitarie hanno aderito a una determinata procedura, mentre altre non hanno seguito lo stesso percorso. Alcune strutture hanno scelto invece di muoversi autonomamente, predisponendo una gara trasparente e aperta al mercato. È proprio questa differenza di comportamento a rappresentare uno degli elementi più interessanti dell’inchiesta. Perché davanti a un problema apparentemente identico possono essere adottate soluzioni diverse. Per appartenenza politica?

E quando accade, la domanda è inevitabile: perché? Chi ha proposto la soluzione? Chi l’ha sostenuta? Chi l’ha sottoscritta? E soprattutto, quali saranno le conseguenze successive? Sono domande che non richiedono supposizioni: richiedono documenti. Alcuni li abbiamo già pubblicati nelle precedenti puntate; altri li pubblichiamo nella prossima puntata.

  • LA QUESTIONE POLITICA

È qui che entra in gioco l’aspetto più delicato e controverso della vicenda. La nostra ricostruzione documentale consente di mettere a confronto le diverse decisioni assunte dalle aziende sanitarie e di incrociarle con il contesto politico-amministrativo nel quale quelle decisioni sono maturate. Non abbiamo intenzione di attribuire automaticamente una “appartenenza politica” a un dirigente sulla base di una semplice vicinanza o di un’indiscrezione. Sarebbe giornalisticamente debole. La questione è molto più seria. Se esistono collegamenti politici certi, devono essere dimostrati attraverso fatti, incarichi, nomine, atti e circostanze verificabili, comprese le appartenenze partitiche che, in molti casi, sono pubblicamente note. Ed è proprio questo che intendiamo fare. Perché “lottizzazione” è una parola pesante, ma non misteriosa e non può essere utilizzata come una sentenza. Ma la domanda sulla possibile lottizzazione politica degli interessi nella sanità pubblica è perfettamente legittima quando nasce dall’incrocio di documenti e comportamenti amministrativi. Ed è una domanda che merita una risposta.

  • IL MERCATO CHE POTREBBE ESSERE DIETRO IL PICCOLO CONTRATTO

Il punto centrale della nostra inchiesta è quindi molto semplice. Il Loss Adjuster potrebbe essere soltanto ciò che formalmente è: un servizio tecnico destinato a migliorare la gestione dei sinistri. Ma potrebbe anche rappresentare, in prospettiva, un punto di accesso privilegiato a una conoscenza molto dettagliata del sistema dei rischi di una determinata azienda sanitaria. Ed è qui che il ragionamento diventa giornalisticamente interessante. Chi conosce i sinistri conosce i rischi. Chi conosce i rischi conosce le esigenze assicurative. Chi conosce le esigenze assicurative può avere una conoscenza molto precisa del mercato delle coperture necessarie.

Questo, sia chiaro, non significa affermare che esista un collegamento illecito tra Loss Adjuster e l’affidamento successivo delle polizze. Significa chiedere quali siano le garanzie di indipendenza, quali siano le regole adottate e quali siano le procedure successive. Perché il vero tema dell’inchiesta potrebbe non essere il piccolo contratto iniziale. Sarebbe ciò che quel contratto consente di conoscere, gestire e condizionare il futuro.

  • CHI HA DETTO NO?

E allora diventa particolarmente interessante osservare il comportamento delle aziende che non hanno aderito. Perché alcune strutture, davanti alla medesima esigenza, hanno scelto una strada differente. Hanno preferito una procedura autonoma. Una gara aperta. Un percorso nel quale la competizione tra operatori può avvenire secondo regole proprie e verificabili. Anche questa è una scelta amministrativa. E proprio per questo deve essere spiegata. Se una procedura è conveniente, perché non adottarla tutti? Se una procedura presenta criticità, perché adottarla? Se esistono più modelli possibili, quali sono i vantaggi e gli svantaggi di ciascuno? Perché dopo anni si vuole cambiare metodo? Quali interessi nuovi ci sono? La risposta non può essere affidata solo alle dichiarazioni politiche. Deve stare nei fatti.

  • NON È UNA CACCIA AL COLPEVOLE

Una precisazione è doverosa. Questa inchiesta non vuole trasformare una procedura amministrativa in un processo. Se emergeranno responsabilità, saranno gli organi competenti ad accertarle, ai quali inviamo more solito le nostre pubblicazioni. Non siamo interessati a costruire colpe prima che esistano eventuali responsabilità accertate. Non attribuiamo reati a nessuno. Non intendiamo sostituirci alla magistratura. Ma proprio perché non vogliamo fare processi mediatici, pretendiamo di poter fare domande. E una domanda, in una democrazia, non è un’accusa.

Quando si amministrano risorse pubbliche, soprattutto nel settore sanitario, dopo quello cui abbiamo assistito in questi anni, la trasparenza non dovrebbe essere considerata un fastidio. Dovrebbe essere la normalità. E le risposte un dovere. Il silenzio è una scelta legittima. Ma non potrebbe essere considerata complicità?

  • LA SANITÀ PUBBLICA NON È UN TERRENO DI CONQUISTA

La questione è più ampia del singolo contratto. La sanità siciliana muove miliardi di euro e intorno alle aziende sanitarie ruotano società, professionisti, consulenti, assicurazioni, fornitori e operatori economici. È un sistema complesso. Proprio per questo necessita di anticorpi altrettanto forti. Ogni nuova procedura dovrebbe essere accompagnata dalla massima trasparenza. Ogni scelta dovrebbe essere spiegabile. Ogni incarico dovrebbe avere una motivazione chiara. Perché dire “facciamo risparmiare la sanità” è facile. Dimostrarlo con senno del “dopo” diventa difficile.

  • LA DOMANDA CHE RESTA SUL TAVOLO

Alla fine, tutto torna sempre alla stessa domanda. Cosa si nasconderebbe dietro questa nuova trovata? Potrebbe esserci semplicemente la necessità di modernizzare la gestione dei sinistri. Potrebbe esserci un legittimo tentativo di ridurre i costi. Potrebbe esserci una nuova professionalità destinata a diventare strutturale nella sanità pubblica. Oppure potrebbe esistere una filiera economica più complessa, nella quale il Loss Adjuster rappresenta soltanto il primo passaggio verso un mercato assicurativo di dimensioni molto più grandi. La risposta è e sarà nelle carte e nelle testimonianze certe. E noi quelle carte e quelle testimonianze le stiamo mettendo una accanto all’altra.

  • IL PROSSIMO CAPITOLO

Questa, dunque, è soltanto la quarta puntata. La prossima fase dell’inchiesta entrerà nel dettaglio delle singole aziende, dell’assessorato alla sanità, delle procedure, delle date e degli importi, con la pubblicazione della documentazione disponibile, dei nomi e dei collegamenti politici che sarà possibile documentare. Metteremo a confronto chi ha aderito e chi non lo ha fatto, e cercheremo di capire perché. Ricostruiremo chi ha scelto la procedura comune e chi ha deciso di procedere autonomamente.

Verificheremo le motivazioni contenute negli atti e dei singoli amministratori e amministrativi. Cercheremo di capire chi ha proposto il modello, chi lo ha sostenuto e quali rapporti amministrativi si sono sviluppati successivamente. E soprattutto cercheremo la risposta alla domanda più importante,  C’è una connessione documentabile tra l’attività del Loss Adjuster e il successivo mercato delle coperture assicurative delle aziende sanitarie?  Se sarà , lo dimostreremo con i documenti. È questa la differenza tra un’inchiesta e un’opinione.

  • PERCHÉ QUESTA VOLTA PARLANO LE CARTE

Dopo la cosiddetta “Cuffarite”, dopo il CEFPAS e dopo tutte le vicende che hanno mostrato quanto sia delicato il rapporto tra politica, amministrazione e interessi economici nella sanità siciliana, compare dunque una nuova parola,  Loss Adjuster. Ma proprio perché stiamo parlando di sanità pubblica e di denaro pubblico, nessuno può chiedere ai giornalisti di limitarsi a prendere atto delle procedure senza interrogarsi sulle loro conseguenze. Noi non chiediamo ai lettori di crederci sulla parola. Chiediamo soltanto di leggere le carte che pubblicheremo. Perché questa volta il problema non è ciò che qualcuno racconta. Il problema è ciò che qualcuno ha deciso.

È ciò che qualcuno ha sottoscritto. È ciò che alcuni vertici aziendali hanno scelto di fare e ciò che altri hanno scelto di non fare. Ed è soprattutto ciò che potrebbe accadere dopo. Perché se dietro un incarico da pochi mila euro dovesse realmente aprirsi la porta di un mercato da milioni, non saranno le nostre opinioni a dimostrarlo. Saranno i fatti e le carte. E quelle carte, questa volta, abbiamo intenzione di leggerle e spiegarle fino in fondo. Cefpas docet. Alla prossima.