Meloni, De Luca e la differenza tra conquistare il potere e saperlo esercitare La tesi è chiara, la Sicilia non ha bisogno di una politica che si limiti a proclamare la rottura, ma di una classe dirigente capace di trasformarla in buona amministrazione.
Giorgia Meloni ha costruito la propria identità politica sulla sfida al sistema, Cateno De Luca ha fatto della rottura degli schemi tradizionali e della presenza diretta sul territorio i tratti distintivi della propria azione. Ma la differenza decisiva non si misura nei proclami, si misura nella capacità di amministrare, realizzare opere, migliorare i servizi e rispondere ai cittadini.
Nei Comuni in cui è stato eletto, De Luca ha dimostrato un metodo amministrativo fondato su interventi operativi e risultati concreti. Un’esperienza da valutare attraverso i bilanci e i risultati di ciascun territorio, ma che pone una questione politica essenziale, il cambiamento deve dimostrarsi nei fatti, non soltanto nella comunicazione.
La Sicilia deve liberarsi dal grigiore della vecchia nomenclatura, contrastare il malaffare quando accertato e impedire che il potere diventi un fine anziché uno strumento. La fantasia al potere può essere una speranza, purché produca lavoro, infrastrutture, servizi efficienti e opportunità per i giovani. E se De Luca contribuisse in maniera rilevante alla vittoria del centro-destra…
Ecco la vera «follia lucida», rompere con ciò che non funziona senza confondere il disordine con il rinnovamento. La Sicilia non ha bisogno di nuovi messia, ma di amministratori capaci. Perché il vero cambiamento non è conquistare il Palazzo, è dimostrare di saperlo governare.
Infine arriva anche l’endorsement di Ignazio La Russa:
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